
Santo Patrono e peluches…
Contravvenendo alle mie personalissime imposizioni o, se volete, pregiudizi nei confronti della festa patronale, stamattina ho accompagnato una coppia che vive fuori Andria fra i labirintici pertugi di fluorescenti giostre e agghindate bancarelle.
Non so esattamente perché l’ho fatto, chiamatela solidarietà cittadina o noia sartriana o, semplicemente, amicizia. Tra i raminghi dispensatori di futile felicità c’era una famiglia di nomadi che lasciava impugnare ai clienti un fucile per mirare e colpire simpatici peluches. Conquistarli era un gioco di abilità, aggiudicarseli uno stimolo alla determinata concentrazione.
Mentre mi appropinquo verso altri ludici lidi, sempre più agé in mezzo a tanta verdissima gioventù, ascolto la voce della signora della suddetta bancarella che, ammonendo gli ultimi astanti, si lascia andare a pesanti accuse contro un’aspirante baby gang di maranza: “Ragazziiii, che gusto c’è a rubarmi quel pupazzo? Vergognatevi!“
Non so perché l’ho fatto, chiamatela solidarietà cittadina o noia sartriana o, semplicemente, tristezza, ma io, in quel momento, mi sono vergognato per tutti quegli animali da circo che ai miei compaesani avrebbero tanto da insegnare…


























