Santo Patrono e peluches…

Contravvenendo alle mie personalissime imposizioni o, se volete, pregiudizi nei confronti della festa patronale, stamattina ho accompagnato una coppia che vive fuori Andria fra i labirintici pertugi di fluorescenti giostre e agghindate bancarelle.

Non so esattamente perché l’ho fatto, chiamatela solidarietà cittadina o noia sartriana o, semplicemente, amicizia. Tra i raminghi dispensatori di futile felicità c’era una famiglia di nomadi che lasciava impugnare ai clienti un fucile per mirare e colpire simpatici peluches. Conquistarli era un gioco di abilità, aggiudicarseli uno stimolo alla determinata concentrazione.

Mentre mi appropinquo verso altri ludici lidi, sempre più agé in mezzo a tanta verdissima gioventù, ascolto la voce della signora della suddetta bancarella che, ammonendo gli ultimi astanti, si lascia andare a pesanti accuse contro un’aspirante baby gang di maranza: “Ragazziiii, che gusto c’è a rubarmi quel pupazzo? Vergognatevi!

Non so perché l’ho fatto, chiamatela solidarietà cittadina o noia sartriana o, semplicemente, tristezza, ma io, in quel momento, mi sono vergognato per tutti quegli animali da circo che ai miei compaesani avrebbero tanto da insegnare…


FonteImmagine generata con AI
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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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