La pedagogia come atto culturale e come costruzione del lettore

La pedagogia nell’attività culturale di Luigi Bertelli, Vamba, non coincide con la semplice trasmissione di contenuti morali. Essa costituisce una strategia complessa di produzione del lettore, del cittadino e del soggetto capace di intervenire simbolicamente nel proprio ambiente. La formula programmatica del primo numero del «Giornalino della Domenica» è, in questo senso, decisiva: offrire «una lettura che sia istruttiva senza stancarne l’attenzione; che sia educatrice senza esser noiosa» e, soprattutto, «accendere e tener viva sempre nel cuore dei piccoli lettori la fiamma degli eterni ideali per la Patria e per la Umanità» («Il Programma», in «Il Giornalino della Domenica», n. 1, 1906, 1/2). Il progetto educativo nasce da una netta consapevolezza pragmatica: un enunciato pedagogico non produce i propri effetti perché contiene una verità, li produce quando riesce a organizzare la relazione tra locutore e destinatario. Vamba comprende che il bambino non è un recipiente da riempire. È un interlocutore. La sua pedagogia trasforma lo speech acteducativo in una pratica di coinvolgimento. Il maestro tradizionale formula una directive; Vamba costruisce un contesto nel quale il giovane lettore viene indotto a inferire, giudicare, dissentire. In termini di pragmatics, il significato non si esaurisce nel what is said: diventa decisivo il what is implicated. L’ironia, l’iperbole, il paradosso e la deformazione comica producono un surplus inferenziale che obbliga il lettore a completare l’enunciato. L’intera attività di Vamba testimonia questa concezione. In Ciondolino (R. Bemporad & Figlio, 1895), la metamorfosi infantile e il passaggio nel mondo degli insetti trasformano la curiosità in esperienza cognitiva. In L’onorevole Qualunqui e i suoi ultimi diciotto mesi di vita parlamentare (Tipografia Cooperativa Sociale, 1898), la satira politica sottopone il linguaggio parlamentare a un processo di desacralizzazione. In La storia di un naso (R. Bemporad & Figlio, 1906), la comicità poetica converte l’oggetto minimo in dispositivo immaginativo. «Il Programma» («Il Giornalino della Domenica», n. 1, 1906, 1/2), «XX settembre» («Il Giornalino della Domenica», n. 13, 1906, 1-4) e il successivo «Commiato» («Il Giornalino della Domenica», n. 30, 1908, 16-19) definiscono direttamente la pedagogia editoriale del periodico. Il giornalino di Gian Burrasca, apparso dapprima a puntate nel «Giornalino della Domenica» tra il 1907 e il 1908 e successivamente in volume, rappresenta la celebre teatralizzazione narrativa di questo sistema. Accanto a questi testi, la dimensione educativa attraversa Le scene comiche. Cinematografo poetico (Bemporad, 1914), I bimbi d’Italia si chiaman Balilla. I ragazzi italiani nel Risorgimento nazionale (Bemporad, 1915), Novelle lunghe. Per i ragazzi che non si contentano mai (R. Bemporad & Figlio, 1915) e Un secolo di storia italiana (1815-1918) (R. Bemporad & Figlio, edizione 1928). Dieci opere e interventi, dunque, sufficienti a mostrare che Vamba non costruisce un singolo modello pedagogico: costruisce un ecosistema culturale. La sua efficacia, non casualmente, fu riconosciuta soprattutto nella funzione di «giornalista educatore». Il confronto più immediato è con John Dewey. In Democracy and Education (Macmillan, 1916), Dewey scrive che «the educational process has no end beyond itself; it is its own end» e che esso consiste in un continuo «reorganizing, reconstructing, transforming» (59/60). La prossimità con Vamba è significativa. L’educazione non viene concepita come deposito di nozioni. Diventa attività. Il bambino apprende entrando in una forma di esperienza che modifica le sue capacità di giudizio. La differenza riguarda il linguaggio dell’operazione: Dewey formula una teoria filosofica della crescita democratica; Vamba mette in scena, attraverso giornale, racconto, caricatura e satira, un laboratorio narrativo della partecipazione.

Gian Burrasca e la macchina pragmatica della disobbedienza

La grande invenzione pedagogica di Vamba consiste nell’aver compreso che l’educazione riesce a passare attraverso la legittimazione narrativa dell’errore. Gian Burrasca non insegna al giovane lettore a essere Gian Burrasca. Gli insegna a interrogare il mondo che giudica Gian Burrasca. Qui opera il meccanismo fondamentale della critica letteraria analitica: la distanza tra narrator e implied author. Giannino racconta in prima persona, interpreta la realtà secondo la sua competenza infantile e spesso non comprende interamente le conseguenze dei suoi atti. Il lettore, tuttavia, possiede progressivamente la possibilità di comprendere più di lui. L’educazione nasce da questa differenza cognitiva. Il diario è una macchina di inferential pragmatics. Il protagonista enuncia; il lettore ricostruisce. Giannino produce spesso un locutionary actapparentemente innocente che genera effetti perlocutionary imprevedibili. La famiglia, la scuola e le istituzioni reagiscono ai suoi comportamenti perché essi interrompono la normalità delle convenzioni. Il ragazzo mette alla prova ciò che Grice avrebbe chiamato le condizioni cooperative della comunicazione. Egli prende alla lettera ciò che gli adulti pronunciano figurativamente, espone contraddizioni tra public meaning e comportamento effettivo, rende visibile l’incoerenza tra il codice dichiarato e il codice praticato. La pedagogia di Vamba si sviluppa dentro questo scarto. L’adulto dice una cosa e ne fa un’altra; il bambino registra il fatto e lo restituisce senza la sofisticazione diplomatica necessaria alla vita sociale. L’effetto comico nasce dalla collisione tra semantic meaning e speaker meaning. Il risultato educativo è più profondo della morale esplicita: il lettore apprende che le istituzioni devono essere osservate, interpretate e sottoposte a verifica. La neuroscienza della lettura aiuta a comprendere la potenza di questo dispositivo. La comicità incongrua interrompe la previsione narrativa e produce una richiesta di aggiornamento del modello mentale. Il cervello anticipa una conseguenza, incontra un esito inatteso e deve riorganizzare l’informazione. L’ironia funziona analogamente: costringe a mantenere contemporaneamente almeno due livelli interpretativi, quello letterale e quello implicato. La memoria narrativa viene favorita dalla sorpresa, dalla ripetizione delle strutture e dalla riconoscibilità del personaggio. Gian Burrasca diventa memorabile perché la sua azione produce continuamente un ciclo di prediction error, ricalibrazione e conferma. L’antropologia dell’arte consente di ampliare il quadro. Il bambino di Vamba non viene isolato nella categoria astratta dell’«infanzia». Entra in una comunità di pratiche. Il «Giornalino della Domenica» costruisce uno spazio nel quale scrittori, illustratori, bambini e famiglie partecipano a una stessa circolazione simbolica. La cultura infantile viene trattata come cultura nel senso pieno del termine. La rivista raccolse collaborazioni di figure come Giovanni Pascoli, Grazia Deledda, Luigi Capuana, Emilio Salgari, Ada Negri, Piero Calamandrei e Sergio Tofano, mentre l’apparato illustrativo costituiva una componente strutturale del progetto editoriale. In questo senso, il confronto con Benedetto Croce è utile. La letteratura della nuova Italia. Saggi critici, vol. III (Laterza, 1913), appartiene al medesimo clima storico nel quale la letteratura italiana cerca nuove forme di legittimazione critica e culturale. Con Il fu Mattia Pascal (Fratelli Treves, 1904), Luigi Pirandello mette invece al centro la frattura tra identità individuale e forme sociali. Giovanni Pascoli, in Myricae(Zanichelli, 1891), aveva attribuito all’esperienza minuta una densità conoscitiva capace di trasformare il piccolo in rivelazione. Edmondo De Amicis, con Cuore (Treves, 1886), aveva costruito una pedagogia narrativa nazionale fondata sulla moralizzazione dell’esperienza. In Democracy and Education, Dewey definisce l’educazione come processo di «forming fundamental dispositions, intellectual and emotional, toward nature and fellow men» (383). Questi cinque riferimenti non devono essere sovrapposti artificialmente: mostrano la costellazione nella quale Vamba agisce, tra pedagogia nazionale, crisi dell’identità, valorizzazione dell’esperienza e costruzione delle disposizioni civili. La politologia dell’arte chiarisce, infine, il punto delicato. Vamba educa politicamente senza trasformare la letteratura per ragazzi in un manuale politico. La politica entra nella forma. Il periodico seleziona temi, costruisce memoria, rappresenta la nazione, mobilita immagini e istituisce una comunità di lettori. Il suo celebre programma parla della «Patria» e dell’«Umanità», affiancando il principio nazionale a un orizzonte universalistico. La pedagogia diventa un politics of attention: insegnare significa determinare che cosa meriti attenzione, quali eventi debbano essere ricordati, quali contraddizioni possano essere nominate. Il bambino non riceve un’identità; viene addestrato culturalmente a partecipare alla produzione della sua interpretazione del mondo.

 

Educare senza addomesticare: la lezione ancora aperta di Vamba

Il nucleo fondamentale dell’attività culturale di Vamba deve essere formulato con chiarezza: l’educazione diventa efficace quando rinuncia alla pesantezza dell’apparato pedagogico e si trasferisce nella struttura stessa dell’esperienza estetica. «Istruttiva senza stancarne l’attenzione», «educatrice senza esser noiosa»: il programma del «Giornalino della Domenica» non è una formula pubblicitaria. È una teoria della ricezione. Il lettore giovane deve essere coinvolto prima di poter essere trasformato. Da qui deriva l’importanza dell’umorismo. Ridere non sospende il giudizio; riesce a renderlo preciso. La comicità di Vamba spezza l’automatismo percettivo, espone la fragilità delle formule sociali e permette al lettore di vedere ciò che l’abitudine nasconde. Gian Burrasca è pedagogicamente importante perché non offre un modello di comportamento immediatamente imitabile. Offre un punto di osservazione destabilizzante. Il bambino-personaggio sbaglia, esagera, provoca e registra. Il bambino-lettore osserva il personaggio e, contemporaneamente, osserva gli adulti che lo giudicano. La pedagogia di Vamba conserva una sorprendente modernità. La sua attività culturale non separa letteratura, giornalismo, illustrazione, storia nazionale, satira e formazione civile. Tutti questi linguaggi concorrono alla produzione di una competenza interpretativa. L’obiettivo finale non consiste nel generare un giovane obbediente. Consiste nel generare un giovane capace di capire perché gli viene chiesto di obbedire, quando una regola possiede una funzione comune e quando il linguaggio dell’autorità nasconde semplicemente la propria incoerenza. Vamba resta, in definitiva, uno dei grandi pedagoghi indiretti della modernità italiana. Non fondò la sua efficacia sulla lezione cattedratica. Fondò una comunità culturale, affidò alla narrazione il compito di creare attenzione e utilizzò l’irriverenza come strumento cognitivo. La sua intuizione maggiore è radicale: nell’educare un ragazzo bisogna trattarlo come qualcuno che pensa. Tutto il resto – il libro, il giornale, la caricatura, il gioco, la satira, la storia- serve a rendere questo pensiero libero, informato e difficile da manipolare.


FonteImmagine generata con AI
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Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha introdotto in Italia la materia della Law and Literature. Ha diffuso saggi su filosofi italiani e su etica e teoria del diritto del mondo antico; ha collaborato con con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2005 e 2026 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen, Scarti di magazzino, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Cherchez la troika e La malattia invettiva con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il Guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni e Kolektivne NSEAE e Lo Stato Pontificio con Divinafollia. Ha scritto/curato 152 volumi, scritto 1000 saggi, fondato un movimento d'avanguardia (NeoN-avanguardismo, approvato da Zygmunt Bauman), e steso un Anti-Manifesto NeoN-Avanguardista. I suoi versi sono tradotti in trenta lingue. Nel 2024, dopo sei anni di ritiro totale allo studio accademico, rientra nel mondo artistico italiano e fonda il collettivo NSEAE (Nuova socio/etno/antropologia estetica) [https://kolektivnenseae.wordpress.com/], braccio “armato” del tardomodernismo letterario.

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