«Un’idea mediocre ma capace di generare entusiasmo farà più strada 

di una grande idea incapace di generare emozioni»

(Mary Kay Ash)

So che sono senza capo e senza coda, so che non so mai come inizierò una giornata e, tendenzialmente, non la finisco come avevo programmato.

Nel momento della quintessenza di dettami, leggi e schemi, non ci sono più regole. Faccio e non so come, produco e non so quando, agisco e non so in che modo. 

Penso e non so a cosa, rifletto e non so in che direzione, osservo e non so quali confini, sogno e non so quali sogni.

Ascolto anche se non ho musica, canto anche senza base, ballo ritmi di bambini. 

Ieri ero a Costantinopoli, oggi sono finita a Wittemberg. A pensarci bene qualche giorno fa ero un imbianchino ed oggi ho il bagno nuovo; considerato che non è permesso a nessun operaio entrare in casa e io non farei varcare ad anima viva la mia soglia, intelligenti pauca.

E poi non so mai cosa ci sarà per pranzo o cena, salvo ritrovarmi di colpo con i panzerotti appena fritti, i taralli appena sfornati, i krapfen alla crema.

Il tutto alternato da momenti in cui fisso il muro, gli incontri su teams, le lezioni sincrone o asincrone? Boh, mo’ vediamo (a Bari si dice così), sei caffè, undici classi e centottanta alunni, il virus, il contagio, i morti, le notifiche, un’altra vita, spaghetti al burro, un’insalata. 

E tutto così, insieme ai detrattori di euforia, agli oppositori, ai sottrattori di qualsiasi tentativo ognuno di noi faccia per far bene a sé stesso,  ora che non c’è altra scelta. 

Beh, ripenso a un fatto etimogico. La parola entusiasmo deriva dal greco enthūsiasmós: “en” dentro, “thèos” dio, cioè avere un dio dentro.

Anche nei momenti di più assoluta fissità (come sopra, mentre banalmente guardo il muro), quella caratteristica non credo mi possa venir meno: ci vuole entusiasmo a piangere, ci vuole entusiasmo a ferirsi e farsi ferire, ci vuole entusiasmo per soffrire ed entusiasmo per ritrovare entusiasmo. 

Ci vuole entusiasmo anche a disinfettare ogni giorno le zampe del mio cane dopo la passeggiata e a passare l’alcool su tutta la spesa, se ci rifletto!

Qualche giorno fa ho ordinato una seduta massaggiante da tenere sulla sedia del pc, dove passo la maggior parte delle mie ore. L’ho scelta economica, ma l’ho ottenuta funzionalissima! 

Ecco, è semplicemente entusiasmante. 

Sarà che avrò un dio dentro. O sarà che è Dio ad essere ovunque. Propendo per la seconda, ma anche la prima non sarebbe affatto una cattiva possibilità, che allontanerebbe ciascuno dall’astiosità faziosa, debole ed insicura (mutuando Italo Calvino).

Pensateci… potrebbe venire bene. Mai come ora: Oltre, Verso… come ognuno di noi no, non posso saperlo e, sarò sincera, adesso neanche voglio. Questo giro della morte regala consapevolezze fuori da ogni possibile aspirazione, ed ovunque ci sia da imparare, io sto muta e mi fermo per apprendere. 

Sono un’Acca, è la mia natura. 

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Myriam Acca Massarelli
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.