Dall’attualità a Giordano Bruno…

Schiariti i fumi della notte col sole, tardo apparso, non ho capito perché la si chiami: “ora legale”, ecco atto a schiarirmi le idee. Ritengo che sia, oltre che legale, regale, scuotere la ragione assopita e darle un più areato amplesso.

Le pagine di un giornale propongono soluzioni inaspettate per debellare un virus incontrastato, operazione non certo facilitata da scilinguagnoli più o meno referenti.

Altra pagina, altro argomento. Articolo diretto a solleticare l’attenzione agli scandali della politica. I nomi messi in risalto sono sempre gli stessi. Li conosciamo tutti. Uno per uno. Come le meretrici che si notano anche a sentirle parlare, pur se vestite bene e con la mascherina. I nomi citati non fanno più notizia tanto che il lettore è diventato come un pugile distratto, senza più la guardia, suonato. Come se la lotta sul “ring” fosse diventata, per gli astanti, una scena noiosa, già vista e di basso nonsenso. L’altro quadrato vede chi spadroneggia e chi è stanco di servire. Le due categorie sono sempre impegnate in ataviche controversie, dove la capacità risolvente è legata al caso piuttosto che a soluzioni ragionate. Giammai si riesce ad interporre il buonsenso allo smembramento del nocciolo di una questione. L’altruistica filosofia ponchielliana, espressa nell’opera “La Gioconda”, sembra, dai più, ritenuta superflua anziché risolutiva, attesa, razionale.

Sfogliando, pagina dopo pagina, si consolidano i dubbi che la pandemia, oltre che aumentare visibilmente le tirature, abbia innescato elementi atti a distogliere le attenzioni dalla vera malattia dell’uomo, l’egoismo.

Ma non è che il giornale sia il mezzo informativo più conforme al vero. Giudiziosamente, una volta per tutte, è meglio voltar pagina e guardare in faccia la realtà. A farsi caricare inutilmente di surrogate emozioni e di adrenalina, v’è il rischio che i media ti guastino la giornata. Allora prendiamo un buon libro e leggiamo d’altro…

Il titolo e l’Autore non prospettano nulla di accessibile per coloro i quali sono poco preparati ad affrontare certi temi, ma io ci provo. Si tratta di Giordano Bruno con il “De Infinito”.

 

L’infinito comprende molti elementi finiti, determinati: insiemi strutturati e ben precisi. La completezza di ogni elemento non fa che ostacoli l’infinito nella sua espansione ma ne dispone l’azione a proprio uso. È una forma che assume una valenza parassitaria alla pari del cuculo nel nido del vicino.

Infinitoe Finitosono due valori che non s’intersecano tra essi poiché il primo è un contenitore del secondo e, come tale è di proporzione maggiore del finito tanto da assumerne una grandezza immane nonché indefinita.

Infinita è pure la grandezza dell’Appaltatore. Egli è l’Assunto. È la dimostrazione incontrovertibile e, al medesimo tempo, confutabile dai miscredenti, dove ogni ragione filosofica non attesta risposte certe ai punti interrogativi. La filosofia stessa si basa su concetti indefiniti. Senza il supporto della fede, la filosofia rimane a metà strada. Una strada lunghissima, infinita appunto. Anche la ragione, il pensiero filosofico si attestano sulla fede, dove la fede stessa rimane indefinita empirica.

Praticare una fede? È calarsi totalmente in una dimensione extragalattica mentale, entrare “coscientemente” in trance spirituale.

Ogni filosofia tiene conto di un raggiungimento finito ma datosi che il finito non s’interseca mai coll’infinito ecco che il finito filosofico resta sempre indefinito.

Se ne può parlare del tema. Oggi più che mai. Viene a mancare il rischio della fanatica schiera inquisitoria e dei suoi nefasti roghi punitivi. Li ha vissuti sulla propria pelle il monaco filosofo, Giordano Bruno. Egli, giammai abiurò le sue affermazioni, al contrario di Galileo Galilei. Questi l’aveva fatto con la convinzione che, tanto, abiurare oppure no, la Terra avrebbe continuato, con gli altri pianeti, il suo tragitto intorno al sole. L’avrebbe fatto alla faccia di chi tacciava la scienza come, eretica.


Fontehttps://commons.wikimedia.org/wiki/File:Giordano_Bruno_1.jpg
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Salvatore Memeo
Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.