A vent’anni, stagnino, maestro di scuola elementare a ventitré.

Come un’ape attratta dall’irresistibile profumo di fiori di campo, ti precipiti dalla città di De Nittis a San Ferdinando dove una corolla di persone speciali, entra nel cuore del volume “Nu picche dolce e….n’àte pìcche amàire” di Antonio Abbattista e ne illumina anfratti, pianure e rilievi.

Approdi trafelato all’ auditorium dell’Istituto “Michele dell’Aquila”. Ahimè! Due fanciulle del servizio d’ordine ti bloccano l’accesso per il certificato verde, riottoso alla scansione de lettore ottico. Insisti, interpellata la coordinatrice… perplessità, poi, via libera. Riprendi a respirare.

Cantiere già aperto, luci soffuse, operatori al lavoro. Rosario Lovecchio, direttore della biblioteca parrocchiale “Don Milani, microfono alla bocca. Neanche una mosca vola. Il pubblico, raccolto, compiaciuto, ascolta in silenzio. Così, In punta di piedi raggiungi la prima fila e ti accomodi in un’accogliente poltroncina turchese.

Dietro il maestoso tavolo, alla plancia di comando…

…la poetessa, Tina Ferreri Tiberio, coordinatrice degli interventi. Maestosa nella sua semplicità ed umiltà, un tempo docente di storia e filosofia al Liceo scientifico, autrice della bella raccolta “I sentieri del vento”, di cui ricordi in particolare “Ogni volta mi perdo/ quando guardo/ il Tuo infinito ed eterno/ondeggiare. / Sussurri al vento/ e nell’indefinito abbraccio/ dell’Universo/ rinfrangi le onde e…/ attraversi il tempo”

….. Don Mimmo Marone, un’icona, un faro che illumina coscienze. Un lievito, genera alveoli di cambiamento personale e sociale. Da una vita si batte, impavido, contro ogni forma di prevaricazione e sfruttamento e porge la sua pietosa mano a tutti quelli che bussano alla porta della sua lungimirante visione ed azione evangelica. Gremite le sue liturgie religiose, e Tonino partecipa fervidamente.

… Luigi Palmiotti, occhi che ormai vedono solo ombre, appassionato cultore di storia e tradizioni locali. Risiede a Bisceglie, dove dirige il museo della civiltà contadina, che ospita figure di cartapesta dell’Abbattista. Immancabile, ogni settimana, la capatina alla casa dell’anziano suocero, che coltiva viti e ulivi di San Ferdinando.

…Pina Catino, responsabile dell’Unesco nella città del poeta Leonardo De Mango, promuove significative iniziative culturali, artistiche e storiche. Organizza e guida escursioni sul territorio che lasciano un segno di meraviglia e soddisfazione in tutti i partecipanti.

Ascolti con emozione gli interventi, che lumeggiano i tratti salienti del volume, ne assapori la lettura delle poesie decantate dalla poetessa Tina, da Rosario e da Ermanno Acquaviva, uno dei tanti bimbi di allora che hanno la straordinaria fortuna di formarsi culturalmente ed umanamente nell’aula-laboratorio dell’autore del libro. L’atmosfera diventa magica, inspiegabilmente provi la sensazione che da un momento all’altro il grande Tonino debba apparire con la fisarmonica fibrillante.

Commenta Rosario: “Per me, c’è più umanità su una panchina della nostra piazza dove si riuniscono tre o quattro anziani che conversano tra di loro in dialetto, che nei salotti televisivi dove improvvisati e improbabili tuttologi parlano dell’universo mondo, con lo scopo di riscuotere il gettone di presenza.” Egli auspica l’alba di un giorno in cui il dialetto possa essere insegnato nelle scuole, restituendo identità linguistica ed esperienziale alle comunità del territorio.

Le poesie di Tonino rievocano la civiltà contadina.  Mestieri scomparsi, umili animali, piante del territorio, utensili di cucina, oggetti che allietano l’infanzia di bimbi, uomini, vita del paese. Aleggia l’eco di Pablo Neruda, attento alla vita delle umili cose quotidiane, degli animaletti insignificanti, dei mestieri vilipesi, che recuperano dignità letteraria.

La lingua? Il dialetto di San Ferdinando, che Tonino apprende dalla mitica zia Margherita, dai genitori, dai vicini di casa, dai coetanei scalzi e cenciosi della strada, dai tanti contadini che frequentano la bottega del padre, stagnino. L’idioma degli avi, un cimelio del passato, crogiuolo di lemmi ed esperienze prodotte dai numerosi popoli succedutisi con le armi in pugno nel territorio, veicolo linguistico guardato con sospetto e puzza sotto il naso, dalle famiglie che vi vedono un retaggio di miseria e di disvalore sociale, un ostacolo all’emancipazione culturale, sociale ed economica.

Oggi, di quell’idioma ne è rimasta una pallida ombra nelle conversazioni informali tra amici e in famiglia, mentre si è diffuso ampiamente nelle chat e nei social network lo squallido linguaggio delle emoticon imposto da torme di esperti della comunicazione assoldati da chi gestisce cinicamente la finanza, l’economia, la politica e la tecnologia.

“Il volume di Tonino Abbattista, costituisce per la nostra comunità cittadina”, precisa don Mimmo, un piccolo tesoro di intelligenza, di ironia, di buon senso. Il suo stile, leggero, dolce, pungente e a tratti amaro, nu pìcche dòlce e… n’àte pìcche amàire.

Ma chi è Tonino Abbattista?

Lo conosci il 29 maggio 1974. Tu, insegnante di lettere della locale scuola media a braccetto di Angela, fidanzata. Sfila al tuo fianco con la sua inseparabile Maria. Il lungo corteo stigmatizza con energia il feroce attentato terroristico di matrice neofascista che il 28 maggio insanguina Piazza della Loggia a Brescia. Partecipi con entusiasmo all’iniziativa politica, anche se il giorno seguente il mitico Marco Bisceglia, prete del dissenso, ti attende a Lavello per la celebrazione del matrimonio anticoncordatario.

Sventola in prima linea la bandiera intrisa del sangue di braccianti di San Ferdinando. Grande sdegno alberga nel volto e nei gesti concitati dell’amico per quei padri di famiglia trucidati perché osano pretendere di entrare in possesso delle terre che avrebbero sfamato i loro figli.  Si infiamma nel parlare di Peppino Di Vittorio, l’uomo che cambia la vita dei lavoratori.

Poi, ti apre l’anima. Fino a vent’anni lavora indefessamente nella bottega paterna, impregnata di fumo, acidi e stridii di metalli, frequentata da casalinghe per teglie di rame da rivestire di stagno e contadini con falci e zappe. Un giorno Michele Mosca, suo fraterno amico, passeggiando sulla pubblica piazza … “Tonino, non puoi continuare a fare lo stagnino per tutta la vita, i tuoi occhi incespicanti…”

Tonino – …E che devo fare…? A vent’anni…?

Michele – Riprendere i libri, ti aiuto io. Ti presenti privatamente agli esami e in pochi anni raggranelli un diploma che ti consentirebbe di svolgere un lavoro meno impegnativo per la vista.

Una boccata di ossigeno per i suoi genitori e la cara zia Margherita. Ogni giorno, infatti, Tornino rincasa con gli occhi infiammati e lacrimanti, mentre il numero delle diottrie scema.

Studiano alacremente, i due amici. A giugno, agli esami di terza media superati brillantemente, gli esaminatori lo lodano per la solida preparazione culturale e l’umanità maturata. Esposti i quadri, i due amici escono raggianti dalla scuola.

Michele – Questo è solo il primo passo, Tonino. Ora devi frequentare una scuola superiore.

A ventitré anni, nel 1961, lo stagnino, mani callose e bruciacchiate, consegue l’abilitazione magistrale. Emozionatissimo il primo giorno, nel mettere piede nella scuola elementare.  Una schiera di bambini, accerchiandolo e strattonandolo, lo guarda con curiosità e timore. Sorride, e i visi si distendono.

Per decenni, almeno una volta la settimana raggiungi con tua moglie l’abitazione degli Abbattista. Occasioni di svago e di profonde riflessioni, di convivialità, indimenticabili. Con tanta bella gente! Conosci il tuo amico come le tue tasche e lui è di casa in te, non ci sono segreti tra di voi.

Maestro per quarant’anni, soprattutto maestro di vita. Quando prende la parola, tutti d’incanto ascoltano il vate, perennemente alla ricerca della verità. Mai una parola o un gesto fuori luogo, affabile la conversazione empatica, limpido lo sguardo, sincero ed autentico il rapporto. Ascolta con identico rispetto e raccoglimento le parole di semplici persone del popolo e gente istruita.

La sua aula… un laboratorio di musica, pittura, cartapesta, canti popolari, carri allegorici per i cortei carnevaleschi. Per lo studio della geografia indugia nella lettura del territorio, che fa amare. Per la comprensione della storia, parte dalle vicende quotidiane, interpellando i volti bruciati dal sole e le mani callose dei frequentatori della sua bottega.

Venera profondamente i suoi agnellini, riconoscendo di ciascuno la propria specificità e i talenti. Col fuoco dell’amore e della cultura ne attizza la curiosità e la dignità, come col mantice fa brillare le fiamme della fucina.  I più fragili recuperano la fiducia in sé stessi, i più capaci s’inerpicano agevolmente su alte vette culturali. Tutti imparano ad acquisire e sviluppare capacità creative, spirito critico, attenzione verso l’ambiente e cura delle persone più fragili.

Traduce nel dialetto di San Ferdinando alcune commedie di Joseph Tusiani, poeta, scrittore, traduttore che fa conoscere all’America i grandi classici italiani. Incredibile, Joseph, l’italiano più conosciuto e stimato negli Stati Uniti, assiste gongolante alle rappresentazioni che vedono protagonisti gli alunni della locale scuola elementare.

Intanto, Tonino coltiva i suoi hobby, la musica, in primis. Al compleanno ed all’onomastico una folla di amici e conoscenti invade e presidia la sua abitazione, mentre le calde note della fisarmonica, percorrendo la distesa di viti e peschi, bussa alla porta della remota oscurità.

Diventa magica l’atmosfera conviviale, quando l’archetto del maestro Raffaele De Sanio, primo violinista del Petruzzelli, scivola limpidamente sulle corde del violino. Completa la cornice musicale col suo clarinetto Domenico Daloiso, inseparabile amico dell’anfitrione.

La pittura e la scultura non demordono. Le pareti delle stanze e dei corridoi sono illeggiadrite dai corpi di donne, dai paesaggi, dai ritratti che denotano padronanza delle più svariate tecniche artistiche e l’intensa capacità espressiva.

La poesia e la narrativa, legate alla sua vita, alle sue esperienze, al suo paese, alla sua anima inquieta sono di casa. Oltre al libro di poesie presentato, pregevole la raccolta “Aspitte n’àte pìcche”. Numerosi i racconti e gli articoli pubblicati dai giornali del territorio.

Legge, Tonino, tanto! O meglio ascolta al computer la lettura di giornali e libri. Non si ha una pallida idea della tenacia e della fatica che lo impegnano. Un altro avrebbe lasciato cadere ogni velleità e si sarebbe rassegnato all’ineluttabilità delle condizioni fisiche, ma lui non si dà per vinto davanti ad ostacoli perfino insormontabili.

Gli amici di ogni condizione sociale e culturale gli fanno corteo, un nugolo sterminato! E lui non delude nessuno con la sua disponibilità. Per anni, lunghe conversazioni al telefono con Pietro, un suo coetaneo che si aggira nella sua abitazione con un bastone bianco.

L’ospitalità, incommensurabile! L’accoglienza calda, i fornelli della cucina diventano incandescenti all’arrivo di ospiti. Tutti, trascorrendo ore indimenticabili, al momento del commiato, provano un sentimento di profonda gratitudine, intanto avertono che qualcosa è cambiato nelle loro anime.

L’attenzione verso i beni pubblici lo porta ad interessarsi di politica, quella che si prende cura dei bisogni della gente e rispetta il territorio. Gode del rispetto e della stima degli avversari politici che apprezzano la sua correttezza e linearità.

Profondo il suo spirito religioso, si accumulano sul tavolo del soggiorno le omelie di Don Mimmo Marone. Adotta assieme la Maria, compagna della sua vita, Carmela e Giuseppe, generosa impresa, molto impegnativa e rischiosa per l’età dei ragazzi avuti dapprima in affido.

Intanto la vista scema, i contorni delle cose e delle persone diventano sempre più evanescenti, così qualcuno immancabilmente lo affianca con piacere e devozione per guidare i suoi passi per le vie della città.

Un’immensa fortuna per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo! Per un paese schiacciato da immensi problemi sociali e criminali!


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Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani.Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola.Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola.Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle.Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.

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