Il nuovo romanzo di Anna Ieva

“Tacchi all’inferno”, opera seconda di Anna Ieva, scrittrice di casa nostra, è un libro che capita per caso ma non a caso.

Il racconto di un amore che nasce e cresce in modo malato ha dell’intimo, sa di buio confessionale. Conosco il mondo femminile, nel gineceo sono cresciuta e le confidenze tra amiche mi appartengono come status. Rebecca desidera Corrado e la sua promessa all’amore, per lui e con lui scende scalini di dignità e poi di orrore. Qual è il momento di fermarsi? Dove ci si salva? Grazie a cosa o a chi?

Rebecca ha un’amica di nome Graziana, sembrano due donne in una, prima e dopo certe esperienze, due lati della stessa medaglia. Il libro tiene il fiato sul collo degli eventi ma di più delle sfumature dell’animo. Direi da donna a donna, ma credo che anche gli uomini debbano sbirciare in certi anfratti. Per comprendere, per evitare certe brutture, oggi più che mai.

Rebecca è coinvolta e a tratti staccata, consapevole, racconta di sé come se si vedesse a distanza, di falsa sicurezza. Urla la sua femminilità dall’alto dei tacchi che indossa per aumentare la statura e affossare l’animo.

È un libro la cui storia è purtroppo attuale, ne parlano i notiziari, si educano i giovani alla non violenza di genere. Eppure, rimane.

E a niente valgono educazione e cultura, età o condizione.

Leggere fa bene sempre. Leggere un piccolo libro come questo fa male al cuore. L’autrice ci regala però possibilità di comprensione e scelta. Una volta in più può cambiare!

Ci piacerebbe fosse un romanzo d’amore.

Amore, appunto…

Vi prego, miei cari, in tal caso cambiamogli almeno nome.