«Ascolta sempre e solo musica vera e cerca sempre, se puoi, di capire»

(Mogol)

Aveva gli anni di sempre, un tempo li aveva avuti davvero: erano quanti? Quindici, venti forse?

Ascoltava musica, era una malattia, l’ascoltava e la suonava. E se aveva preferenze, nessuno mai lo avrebbe capito, tranne Loredana. Loredana sapeva: bastavano tre note un po’ più dure e sincere, quelle che lo dicevano senza parole che erano rabbiose eppure innamorate di niente, della vita, di tutto. Odi et amo. Lo avete mai conosciuto, voi, un vero nato innamorato e contemporaneamente non incazzato? Io no.

A volte, credimi, non serve parlare.

Il testo? Poteva essere scritto e cantato in sanscrito, lo avrebbe tradotto ed avrebbe scoperto che né lei e né Loredana si sbagliavano. L’amica le avrebbe scritto un sms lapidario con un’infinitesimale parte di quel testo, seguito da un punto, decretando così l’importanza della punteggiatura.

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Studiava, studiava con ardore e passione e non sapeva farlo in silenzio: anche sua madre lo aveva finalmente capito. Non era possibile lo facesse in silenzio, lei non aveva niente in comune con la gente. Niente. Schiena china su fiumi di parole stampate, penombra necessaria, lumino dritto sulle pagine, un milione di penne colorate e lei, lei cantava.

E sentiva il sangue pompare, l’adrenalina salire e non mollare, le sinapsi rispondere, i contenuti fissarsi, l’apprendimento riuscire, la musica restare, restare e tagliare.

Cosa diavolo poteva mai essere accaduto nel frattempo? Le pergamene aumentavano con quel colore beige antico che faceva tanto Leonardo Da Vinci, l’uomo vitruviano si svelava e quell’adrenalina cambiava, la musica non era più quella di allora: era questo il segno che il tempo stava passando e lei non aveva quindici, ma nemmeno vent’anni.

Mi son persa via? Mi devo tirare insieme? (In che cazzo di lingua penso? È slang nordico)

E di colpo fu sera, ma ancora non fu mattina. E fu freddo. Faceva freddo. Ore 18.30.

Quando viene giù buio?

No, quando era alla guida e mise il dito su un display, o meglio su un play con un titolo diabetico. Non aveva insulina con sé, tutto si poteva dire di lei meno che fosse diabetica. E partì un suono, era rotondo, era suono di corde accompagnato da suono di batteria: no, non era violento ma non era gentile. Per niente. Aveva quindici anni. Ne aveva venti. D’improvviso, l’incoscienza. L’adrenalina. Quella. Loredana.

Questi parlano come mangiano, infatti mangiano molto male! Sono convinti che basti un tutorial per costruire un’astronave, fanno finta di vedere e fanno finta di non sapere che si tratta di uomini, di donne e di uomini!

E mentre il mio cuore trabocca d’amore, lungo le spiagge c’è un sogno che muore, come una notte golosa di sole che ruba alla terra profumo e calore; il soffio del vento che un tempo portava il polline al fiore, ora porta spavento. Spavento e dolore.

Ma vedrai che andrà bene, andrà tutto bene, tu devi solo metterti a camminare, raggiungere la cima di montagne nuove. Vedrai che andrà bene, andrà tutto bene, tu devi solo smetterla di gridare e raccontare il mondo con parole nuove, supplicando chi viene dal mare di tracciare di nuovo il confine tra il bene ed il male.

(…) Fuori dal torto e dalla ragione, branco di cani senza padrone che fanno finta di non vedere, che fanno finta di non sapere che si parla di uomini, qui, di donne e di uomini!

E mentre il mio cuore trabocca d’amore, all’orizzonte c’è un sole che muore, stretto fra il cielo e la linea del mare, rosso di rabbia non vuole annegare, al soffio del vento che un tempo portava il polline al fiore, ora porta spavento. Spavento e dolore.

Ma vedrai che andrà bene, andrà tutto bene, tu devi solo metterti a camminare, raggiungere la cima di montagne nuove. Vedrai che andrà bene, andrà tutto bene, tu devi solo smetterla di gridare e raccontare il mondo con parole nuove, supplicando chi viene dal mare di tracciare di nuovo il confine tra il bene ed il male. Se c’è ancora davvero un confine tra il bene ed il male (…)

(Brunori Sas – Al di là dell’amore).

Nel frattempo aveva fatto tutto quanto doveva, chi se ne importava di quello che era successo, era in loop.

Non era un sms questa volta, ma un messaggio whatsapp, lei era mittente e la destinataria non era Loredana.

Supplicando chi viene dal mare di tracciare di nuovo il confine tra il bene ed il male.

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Arrivò la risposta: È della nostra scuola (chi? Lo sapevano solo loro), per educare non dobbiamo chiederci come bisogna fare, ma come bisogna essere

No, non c’era il punto.

One, two, one, two, three, secondo me, secondo me…. Era una forchettata in pieno stile servizio posate d’argento. Sì, doveva essere stata una Forchetta ad aver risposto. Terribilmente appuntita.  E stava puntando lei, che altro non era se non una scamorza. E nemmeno affumicata. Solo una scamorza. Una scamorza umana che parlava come mangiava.

Difendimi al di là dell’amore, del resto io vengo dal mare.

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Myriam Acca Massarelli
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.