Prima di storcere il naso, ascolta. Forse

Prima di storcere il naso, ascolta. Forse “maschera” non è poi una parola così brutta…

Quando affermo che adoro le persone e ogni maschera che ognuno di noi indossa, il mio interlocutore storce il naso e allora racconto ciò che mi porta ad affermare questo e, senza dilungarmi troppo sul contenuto commovente presente nelle pagine in Uno, nessuno, centomila di Luigi Pirandello, mi soffermo sulla storia della maschera. È una storia semplice che racchiude il significato di ogni vita.

Nel Teatro Greco le maschere avevano all’altezza della bocca un imbuto capovolto così la voce poteva essere amplificata e poteva arrivare a tutti.

Per-sona: per suonare.

Siamo strumenti musicali! Siamo fatti per suonare.

Personalità deriva da questa bellezza, dalla complessità che ci appartiene e che ci racconta.

Ognuno di noi sceglie note diverse per emettere i suoni che ritiene giusti nelle diverse circostanze della vita.

A ragione, va detto, non tutte le maschere che indossiamo sono belle da vedere ma l’errore, a mio avviso,  sta nel decidere aprioristicamente di eliminarle, nasconderle, facendo finta che non ci appartengono.

È questo l’errore che ci porta a non avere  dimestichezza con noi stessi.

Bello sarebbe poter aprire il nostro armadio e familiarizzare con ogni nostra maschera.

Se le conosciamo tutte e accettiamo di averle, nessuna di loro “a nostra insaputa” verrà a posarsi sul nostro volto e non commetteremmo il facile errore di vederla riflessa nel volto di chi è di fronte a noi. Attribuendola, comodamente, all’altro perderemmo la ricchezza che è per noi quella maschera; perderemmo quel suono che ci appartiene.

Per comporre una sinfonia, obiettivo di ogni vita, abbiamo bisogno di conoscere ogni nota.