“Allora Gesù uscì, portando la corona di spine… E Pilato disse loro: Ecce homo!”

“Allora Gesù uscì, portando la corona di spine…

E Pilato disse loro: Ecce homo!”

(Vangelo di Giovanni 19,5)

 

“Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case…
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo”
(Se questo è un uomo. Primo Levi)

La via della Chiesa è l’uomo, cioè l’uomo concreto, con le sue domande, ferite, cadute, insuccessi e destini segnati da altri o da situazioni create da sistemi economici e politici che nulla hanno a che fare con la promozione e la giustizia umana.

L’umanità corre veloce verso orizzonti nuovi e inaspettati che invocano risposte. Quale rapporto vi è oggi tra la Chiesa e l’umanità? Don Tonino Bello amava affermare: Il mondo è una macchina che corre ad elevata velocità e la Chiesa lo rincorre con il monopattino.

L’esserci della Chiesa nella storia ha una sola motivazione: dare sapore alla vita e luce ai percorsi dell’umanità. Non più una Chiesa che odori di incenso, ma che profumi di umanità. Giovanni Paolo II affermava: L’uomo è la via della Chiesa e la Chiesa ritrova se stessa fuori della chiesa.(cfr Centesimus Annuus)

La Chiesa diocesana di Andria sta vivendo l’Anno del Perdono in vista del prodigio della Sacra Spina che si spera avvenga il prossimo 25 marzo. Spina di Cristo che rimanda alle tante spine dell’umanità: fili spinati, che arrestano i flussi migratori, segno della caduta valoriale della civiltà del benessere; birra alla spina, nella quale i nostri giovani affogano il mal di vivere, causato dalla logica del mercato che li scarta; spine nel fianco di tante donne abbandonate, di madri in dolore, di padri separati e senza fissa dimora …

Può la Chiesa ridurre l’Anno del Perdono a volgere lo sguardo alla Spina di Cristo e volgere le spalle alle spine dell’umanità?

Non dobbiamo e non possiamo dimenticare i tani “ecce homo” del nostro tempo, perché: “Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo: non bisogna dormire durante questo tempo” (Blaise Pascal). Sì, Dio è ancora in agonia e lo sarà fino alla fine del mondo, fin quando nel mondo ci sarà anche un solo uomo e una sola donna sottoposti ad un processo iniquo e falso, a torture e ingiustizie.

Quanti uomini, ancora nel mondo, quanti nella mia città, nel mio Paese davanti al Pilato di turno. Quante persone sono imprigionate e si trovano nelle stesse condizioni di Gesù: emarginate, scartate, sole, incatenate, perseguitate, tradite, nelle grinfie di altri esseri umani colmi di odio e privi di umanità, che si lasciano andare a flagellare con ogni sorta di atrocità fisiche e psicologiche, “gioendo” nel veder soffrire e “godendo” nell’accarezzare con mani indifferenti.

Non voglio soffermarmi sulle antiche “spine sociali” come la povertà, l’ingiustizia, lo sfruttamento dei migranti e dei lavoratori, la precarietà, la mancanza del lavoro e di conseguenza della dignità della persona umana: di queste si parla tanto, si rischia che divengano solo astrazioni e non persone.

Consideriamo le sofferenze delle persone con un volto (sfigurato), un nome, una identità e una storia ben precisa. Pensiamo alle crudeltà inflitte, con freddezza e intenzionalmente, da uomini ad altri uomini, persino a dei bambini e anziani. Si eliminano gli anziani, perché non servono, si eliminano i profughi perché invadono, si eliminano i giovani perché inebriati e affumicati, si eliminano… E adesso? A chi toccherà la prossima volta, al prossimo turno? Mio Dio! Cosa è capace di fare l’uomo, cosa siamo capaci di fare noi.

Eppure, “uscite” è la parola chiave della rivoluzione che Papa Francesco intende apportare nella Chiesa. Una Chiesa in uscita da se stessa per incontrare l’uomo e così recuperare la specificità della sua missione. Una Chiesa che rimetta al centro l’uomo nella sua totalità.

Sì, rimettere l’uomo al centro per poter assaporare e trasmettere, ancora, il profumo soave della sua umanità.

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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.