Il contributo di Carlo Alberto Augieri

Nel pur vasto panorama editoriale italiano non capita spesso di trovare  delle iniziative che in modo programmatico diano il dovuto spazio all’incontro tra cultura umanistica e cultura scientifica, tra scienza e arte, fatto che trova le sue lontane radici nel ‘Caso Galileo’ e che ancora pesa come un macigno in diversi settori, anche se molti non se ne accorgono; manca del resto una solida tradizione orientata in tal senso  se si escludono gli interessi di Giacomo Leopardi  con la sua ‘infinita scienza’ (L’infinita scienza di Leopardi, 30 gennaio 2020), di Luigi Pirandello nel suo saggio del 1908 Arte e scienza, di Carlo Emilio Gadda con Meditazione milanese, di Italo Calvino, di  Daniele Del Giudice e in tempi più recenti il Festival di teatroscienza di Trento.  Ma nel mondo europeo ed in quello francese in particolar modo, grazie prima ai grossi dibattiti sulla natura delle matematiche con la stagione cartesiana e poi sulla filosofia naturale newtoniana nel ‘700, si vennero a creare diversi percorsi sino ad arrivare,  ad esempio, da parte del poeta Jacques Delille, nel suo poema Les trois règnes del 1806,   a confrontarsi  direttamente con i lavori scientifici dell’abbate Lazzaro Spallanzani; lo scienziato emiliano, nel campo letterario italiano figura quasi del tutto assente se si esclude nell’esperienza poetica di  Vincenzo Monti, è stato ritenuto un nuovo ‘Virgilio’ per aver condotto l’umanità a scoprire il complesso ‘terzo mondo’, quello biologico, dopo aver demolito secoli di pseudo-conoscenze in tale campo e aperto diversi solchi nelle scienze naturali e mediche  oltre ad aver aiutato le menti a rinnovare lo stupore verso la vita.

Sono ancor meno le realtà editoriali che coniugano il mondo scientifico col mondo letterario ed artistico in modo strutturale per mettere in piedi un nuovo linguaggio da ‘terzo istruito’, cioè basato su entrambi tali polifonici universi, come lo concepì nei primi anni ’90 del secolo scorso Michel Serres in Chiarimenti. Cinque conversazioni con Bruno Latour, un testo tradotto subito dopo da una casa editrice del Sud Italia quando ancora questa figura non aveva raggiunto l’attuale notorietà ed ora riproposto in una nuova edizione (Manduria, Barbieri Ed. 20262). E si devono ringraziare case editrici periferiche che si mettono su una tale strada come al Nord, ad esempio, ‘Divergenze’ di Pavia con la significativa collana ‘Il Simposio, officina scientifico-letteraria’; vi è stato ospitato qualche anno fa un interessante lavoro del fisico Ignazio Licata, impegnato nel campo delle origini quantistiche dell’universo col dare anche e, non a caso, in altri lavori spazio al cruciale tema della complessità, La resistenza del mondo. Connessioni (in)attese tra scienza ed arte (2021). L’obiettivo di fondo è di fornire gli strumenti per far sì che si arrivi alla piena consapevolezza critica del fatto che scienza e arte sono nel loro insieme modi strutturali di comprensione delle plurilogiche del mondo; del resto lo avevano già capito grandi poeti da Goethe a Leopardi e a John Keats che non a caso era arrivato a dichiarare in uno dei suoi tanti aforismi che gli uomini che pensano con ‘le metafore e le formule’ insieme  ‘hanno cambiato il mondo’ (Pensare con le metafore e le formule. L’invito di John Keats, 16 luglio 2020).

Al Sud,  Edizioni Milella  di Lecce  si è fatta promotrice di una significativa collana come ‘Le due Culture’ in un momento non particolarmente felice per il campo editoriale e per quello culturale più in generale, contrassegnati  sempre più da quel processo di vera e propria delega epistemica che si sta dando ai sofisticati dispositivi tecnologici;  con un inevitabile approccio militante ma nello stesso non divulgativo, si dà spazio a significativi  volumi dove si affrontano cruciali questioni della nostra contemporaneità nel fornirci degli strumenti per essere all’altezza delle sfide del XXI secolo. Il nostro secolo, definito da Edgar Morin e Mauro Ceruti ‘tempo della complessità’ o, meglio, dell’ipercomplessità  è per  tali ragioni un secolo di continua riflessività per superare gli unilateralismi che si annidano dovunque e per educarci a mettere in conto l’improbabile con ‘aprirci all’indeterminato’, a dirla con Piero Dominici, in un momento in cui stanno prevalendo la tentazione e l’illusione di riavere tutto sotto controllo, fenomeno che può essere arginato facendo tesoro di una rinnovata alleanza tra scienza e arte grazie alla presa in carica delle comuni tensioni cognitive.

 Ed è questo un primo e strategico risultato che ci offre il denso lavoro di Carlo Alberto Augieri dal programmatico titolo Logica poetica nella comprensione Scientifica della Natura: per un’Ecocritica in chiave teorica (Lecce, 2026), per Edizioni Milella; e tale volume, sulla scia del primo dal titolo Le due Culture, nel tempo della rivoluzione digitale  e curato da Mirko Grassi e Mario Manni con un contributo del Premio Nobel Giorgio Parisi, nasce da un particolare e salutare  confronto-nutrimento con la complessità  della fisica quantistica in un momento in cui si sta celebrando il centenario da più parti. In tale contesto sta avendo un ruolo non secondario la Casa Editrice Dedalo di Bari nel fornirci una serie di lavori sulle idee fondanti di tale importante capitolo del pensiero scientifico attraversato al suo interno da più ‘rivoluzioni quantistiche’, come l’ultimo dedicato ai contributi del principe Louis de Broglie (Leonardo Colletti, Onde di materia, 2025) e alle sue particolari  ‘intuizioni’ corredate da forti ‘immagini concettuali potenti ed universali’; ed il lavoro di Carlo A. Augieri si caratterizza proprio per dar conto di tale processo che chiama ”imagery enunciativa come metaforica allocuzione nella natura”  che va al di là dell’immagine di tipo analogico della somiglianza per instaurare una “nuova mutualità contigua uomo-natura”.  In tale nuovo “dialogo”, presente in modo costante nel variegato mondo quantistico, il reale perde il suo carattere di ‘cosa’ per presentarsi come ‘Relazione’, come dirà Bachelard nel prenderne in esame il sofisticato apparato matematico e letto non a caso col concomitante interesse per l’esperienza letteraria del surrealismo; e si rivela ‘come un complesso di entità’  e luogo del possibile,  come scriverà quasi negli stessi anni A.N. Whitehead che, tenuto giustamente presente, permetterà a Carlo A. Augieri di parlare di vera e propria “epifania”, di “momento epifanico-enunciativo”, aspetto questo illustrato nel prendere anche in esame Alla ricerca del tempo perduto di Proust.

In tal modo,  si approda ad una particolare lettura dell’universo quantistico, oggetto di esiti interpretativi a volte discutibili, del resto sempre presenti sin da quando è apparso  per le cosiddette sue ‘stranezze’ concettuali solo per avere introdotto una serie di fattori non inquadrabili nei tradizionali schemi del pensiero classico,  modellato  in base ai risultati ottenuti dalla  fisica moderna interpretati a loro volta secondo una ferrea logica di impronta deterministica col lasciare fuori dall’umano e dallo stesso naturale aspetti sui quali non si poteva ‘continuare a mentire’, a dirla con Simone Weil; ci si è messo umilmente  in ascolto di questi nuovi aspetti portatici in dote da tale vera e propria schola quantorum, per usare un’espressione di Bachelard,  uno dei primi filosofi della scienza a farlo negli anni ‘30 del secolo scorso e non a caso poi figura approdata a rendere complementari scienza e poesia e presa in esame da Carlo A. Augieri in precedenti lavori dedicati al ruolo dell’imaginaire e della rêverie in campo poetico. Viene visto in atto, sin dalle sue origini con Bohr e Heisenberg, un non comune ‘cambiamento qualitativo discontinuo’, a dirla col matematico-epistemologo Federigo Enriques, che ha portato a quello che viene ritenuto un singolare “bilinguismo scientifico-poetico”; e questo trova le sue radici nel fatto, come ha affermato Heisenberg nel prezioso testo Indeterminazione e realtà del 1942 (a cura di G. Gembillo e G. Gregorio, Napoli, Guida Ed. 2002) e in varie lettere col gesuita Enrico Cantore (Come far fiorire le ‘speranze di un’epoca’, 31 luglio 2025), che ‘ogniqualvolta, in un punto particolare della vita spirituale, una nuova e fondamentale conoscenza entra a far parte della coscienza dell’uomo, bisogna cercare di risolvere la questione di cosa sia propriamente la realtà’. Ne consegue un ulteriore ‘compito’, quello ‘di ordinare le diverse connessioni o ‘ambiti della realtà’ a partire dal ‘linguaggio’, luogo dove ‘l’abisso tra i sistemi concettuali già noti e i nuovi può essere attraversato con un balzo per mezzo del pensiero intuitivo, non superato attraverso il ponte della deduzione formale’ e col ricorso alla ‘metafora’ dove ‘si crea la lingua nella quale  si deve parlare delle connessioni del mondo’; tali  aspetti sono stati tralasciati dal filone dominante in filosofia della scienza  ma si rivelano strategici per capire meglio le ‘stranezze’ o,  a dirla con lo stesso Bachelard,  le diverse nuances della fisica quantistica, come le idee affrontate  da Carlo A. Augieri del “misurabile che risulta più esteso della misura”, del coinvolgimento del “soggettivo nell’oggettivo” da portare alla luce sul piano non solo epistemico “la dimensione d’indeterminazione, di probabilità, di complementarietà e di correlazione”. Tali dimensioni con altre come singolarità, emergenza, interazione, interdipendenza, casualità, incertezza ed imprevedibilità, hanno trovato nella fisica quantistica e in altri ambiti, a partire dalle scienze del vivente, una propria sede cognitiva con liberarle da visioni di natura irrazionale e fanno parte integrante del nostro patrimonio concettuale, anche  se ancora non del tutto metabolizzate, col trovare nel pensiero complesso, pensiero dove prende piede la ‘razionalità del multiplo’ nel senso di Gaston Bachelard,  una più piena legittimità teoretica.

Non caso Carlo A. Augieri si pone su tale non facile percorso dove viene a giocare un ruolo primario la ‘ragione analogica’ nella genesi dei concetti, per usare un’espressione di Hélène Metzger presente in un pioneristico lavoro del 1926 Les concepts scientifiques (a cura di M. Castellana ed E. Giannetto, Paris, Hermann 2024); non a caso si considera il “pensiero analogico quale sistema di somiglianze metaforiche” sulla scia di altre fondamentali indicazioni di Heisenberg e Bohr  che parlavano di un linguaggio ‘come avviene in poesia. Al poeta, infatti, sta a cuore più che la descrizione dei fatti la creazione di immagini e di collegamenti mentali’ per dar conto delle infinite ‘connessioni del mondo’ dove viene a giocare un ruolo primario la ‘poesia matematica’ nell’esplorare il reale, come la chiamava Federigo Enriques sulla scia dei suoi studi sulla nascita della matematica greca anche perché, come ha scritto Max Black tenuto presente, ogni scienza per svilupparsi ha bisogno della metafora a partire dall’algebra. Per tali ragioni si mette in piedi una “Logica Poetica” dove analogie e metafore, sulla scia dello stesso Bachelard, sono strade maestre per dar conto della realtà, per comprenderla in profondità, sono indispensabili “processi di pensiero’; ma tutto questo è frutto del non comune “comparatismo ermeneutico” messo in atto per entrare dentro la stoffa ed il tessuto sia della lingua scientifica che di quella umanistica, che vengono quasi ‘abitate’ da parte di Carlo A. Augieri, nel senso di Simone Weil, per coglierne  l’esprit di fondo. Prese nel loro insieme offrono quasi  una via agapica nel fare vedere come la poesia e la scienza ci configurano una “realtà come tendenza in-certa del possibile”, sono finestre di vere e proprie ouvertures di orizzonti altrimenti impensabili; e la fisica quantistica  in particolar modo, grazie al principio di indeterminazione, aiuta “alla comprensione ‘analogica’ della natura”, ad avere un atteggiamento di  maggiore rispetto e  a rinnovare lo stupore e la meraviglia nei suoi confronti, che sono gli ingredienti fondamentali per considerarla un “tu”, aspetti che emergono tra l’altro nei capitoli dedicati a Pierre Teilhard de Chardin e a Papa Francesco. Se ne prende in esame quello che viene chiamato “sguardo analogico” che ha permesso di rendere quella che il gesuita francese chiamava ’immensità cieca e selvaggia della natura’    forza “espressiva” da richiedere una ‘Messa sul mondo’ e, sulla sua scia, di comprenderne la insita “spiritualità” derivata dall’aver sviscerato le “relazioni intimamente ‘materiali’, poi base dell’eco-umanesimo presente nella Laudato si’.

Logica poetica, pertanto, viene a tracciare un non comune percorso dove nel mettere in pratica una strategica  ‘nuova alleanza’ nel senso del Premio Nobel Ilya Prigogine tra ‘Le due Culture’, ci offre una serie di salutari indicazioni che ad alcuni possono sembrare provocazioni, ma nel complesso vengono ad arricchire il nostro patrimonio concettuale sempre alla ricerca di sane verità; esse  ‘scorrono nelle nostre vene’ col loro essere frutto dell’abitare ‘il reale nelle sue rugosità’, a dirla con Pavel Florenskij e Simone Weil, non a caso sempre più ‘cuori pensanti’ dei diversi bisogni dell’umanità odierna. E bisogna essere grati a Carlo Alberto Augieri per aver dato ragioni e spazio ad uno di tali bisogni.


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Mario Castellana, già docente di Filosofia della scienza presso l’Università del Salento e di Introduzione generale alla filosofia presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari, è da anni impegnato nel valorizzare la dimensione culturale del pensiero scientifico attraverso l’analisi di alcune figure della filosofia della scienza francese ed italiana del ‘900. Oltre ad essere autore di diverse monografie e di diversi saggi su tali figure, ha allargato i suoi interessi ai rapporti fra scienza e fede, scienza ed etica, scienza e democrazia, al ruolo di alcune figure femminili nel pensiero contemporaneo come Simone Weil e Hélène Metzger. Collaboratore della storica rivista francese "Revue de synthèse", è attualmente direttore scientifico di "Idee", rivista di filosofia e scienze dell’uomo nonché direttore della Collana Internazionale "Pensée des sciences", Pensa Multimedia, Lecce; come nello spirito di "Odysseo" è un umile navigatore nelle acque sempre più insicure della conoscenza.