Nessun uomo è un’isola, intero in se

Stesso. Ogni uomo è un pezzo del

Continente, una parte della Terra.

Ogni morte d’uomo mi diminuisce

Perché  io partecipo dell’umanità.

E così non mandare mai a chiedere per chi

Suona la campana: essa suona per te.

           John Donne (1573-1651)

 

Esergo a Per chi suona la campana

          di Ernest Hemingwey

 

Non una volta sola nella vita suona la campana per ciascuno di noi. Occorre avere l’orecchio desto e accoglierlo quel suono. Occorre capire, di volta in volta, cosa vuole dirci, cosa ci annuncia, se salvezze possibili o catastrofi imminenti, se liberazioni autentiche o nuove schiavitù. Questo il messaggio che il grande poeta inglese vuole comunicarci, questo il senso che ci rimpalla, come prima mossa a inizio del romanzo, un Hemingwey che ha davanti a sé lo spettacolo inquietante della guerra di Spagna. Quella guerra che, per molti versi, è stata una sorta di «prova generale» della violenta carneficina in cui si sarebbe trasformata, dopo non molto, la seconda guerra mondiale.

Come non tornare a meditare oggi su questi versi, e sul suono di questa campana, che  ci richiama tutti, uno ad uno: ci obbliga ad interrogarci sulla follia della guerra in corso, qui, a pochi passi da noi, in Ucraina, un conflitto che forse avrebbe potuto essere evitato e i cui esiti devastanti si faranno sentire per molti e molti anni.

Ma una domanda sorge necessaria: possiamo focalizzare tutta la nostra attenzione esclusivamente su questo evento, in sé terribile, cessando, magari involontariamente, di prenderci cura di altre piaghe, altre ingiustizie, altre sventure che, numerose e gravi, imperversano attorno a noi? Come non pensare che, accanto ai mali che nascono dalla malvagità dell’uomo, o da nodi storici irrisolti, o da politiche dissennate, ce ne sono altri, di cui facciamo fatica a trovare una spiegazione, e persino ad accettarli?

Sono quelli che potremmo anche definire «errori di natura», non meno spietati di quelli commessi dagli esseri umani. Penso a certi difetti di trascrizione nel codice genetico, a volte ereditari, a volte frutto del caso, e perciò del tutto imprevisti: quelli che, d’un tratto, irrompono nella tua vita, te la sconvolgono e, nei casi peggiori, te la sottraggono. Certo, in questi ultimi anni, la medicina sta ottenendo successi straordinari nella cura di molte patologie  giudicate fino a ieri inguaribili. In campo oncologico, anche nella oncologia pediatrica, sono stati raggiunti livelli davvero promettenti di guarigione definitiva da malattie, come le leucemie, che eravamo  abituati a considerare come causa sicura di morte.

Tutto questo è possibile grazie al progresso della ricerca, sempre più rapido ed efficace nella misura in cui può fruire di cospicui finanziamenti, pubblici e privati, e d’una estesa e ben coordinata rete di coordinamento di programmi e protocolli in ambito internazionale. Lo si è visto, con tutta evidenza, nella tempestività quasi miracolosa con cui ci sono stati messi a disposizione i vaccini per proteggere le nostre vite dai danni nefasti della pandemia. Tuttavia, anche nell’ambito della salute, esistono i figli di un dio minore: quelli che hanno la sventura d’imbattersi in malattie cosiddette “rare”, la cui violenza, per molti versi, può essere, e spesso è, ben più grave di quella di altre malattie, proprio in quanto se ne conoscono, e se ne indagano, molto meno le cause e le possibili opzioni terapeutiche.

L’equazione, a suo modo, è d’una semplicità fulminante: meno malati = meno fondi da investire in ricerca = meno progressi = più dolore e più morte. Se poi, come in molti casi accade, le vittime designate di queste gravi patologie sono dei bambini, o degli adolescenti, in piena fioritura di vita, l’esito dell’equazione ha un costo umano, per loro e per chi li ama, assolutamente intollerabile, che dovrebbe mobilitare le coscienze dei cittadini, nel loro insieme, perché nessuno, anche se finora mai colpito, può sentirsi esente dal rischio di diventare lui per primo, o uno dei suoi figli, bersaglio di uno di questi orribili mali.

Ecco, dunque, che la campana non suona solo per pochi sfortunati, o malcapitati, suona per le orecchie di tutti. Oggi il suo richiamo ci annuncia che qualcosa, anche piccola, di bello e importante è possibile fare, e farlo di persona, ciascuno nei propri limiti e con le proprie possibilità.

Cerco di farvi udire un piccolo rintocco di questa campana: dal 29 ottobre 2021, ancora in piena pandemia, in Veneto è nata una Associazione di genitori di bambini la cui vita è stata stroncata dall’osteosarcoma pediatrico o da altre malattie rare, non meno virulente, che li hanno sottratti alla gioia di vivere e all’amore dei loro cari. Questa Associazione ha voluto darsi un nome già in sé ricco di speranza: Il Giardino della ricerca.

Le famiglie che vi hanno aderito vivono in diverse città della regione, ma altre possono entrarvi o dare, nei modi più vari, il loro sostegno: se c’è un campo in cui non devono esistere barriere, né territoriali né umane, è quello della lotta contro la sofferenza e per la tutela della vita. Il nucleo originario da cui è nata questa meritevole iniziativa è la ricerca sull’osteosarcoma in età infantile, già in atto, con esiti molto promettenti, presso l’ Ospedale civile di Padova, a cura della Fondazione Città della Speranza.

Si tratta del Progetto «Sarà con noi», sorto in memoria di Sara, morta a 13 anni, nella città del Santo, per l’impossibilità di salvarla da una forma molto grave del suo male. Grande gioia per la bellezza, e l’utilità, di simili iniziative! Grande amarezza al pensiero, insopprimibile, che se altri ci avessero pensato prima, o se i fondi della ricerca non trascurassero queste malattie-cenerentole – e soprattutto se, a livello mondiale, si spendesse più in ricerca e meno, molto meno, in armamenti, o nell’acquisto di beni voluttuari, oggi certi obiettivi sarebbero stati già raggiunti e tante vite, come quelle di Sara, non sarebbero state ingiustamente sacrificate.

Detto questo, noi siamo qui, e dobbiamo fare qualcosa, dare il nostro sostegno, impegnarci in prima persona, nel grande come nel piccolo. La ricerca di cui parlo sta individuando la possibilità di utilizzare, anche per l’osteosarcoma pediatrico, dei farmaci mirati (target) capaci di non colpire interi tessuti, ma singole cellule che presentano alterazioni molecolari specifiche.

Ciò che è molto interessante è che l’azione di questi farmaci dovrebbe esplicarsi soprattutto nei casi, purtroppo non infrequenti, in cui si verifica una recidiva della malattia. Finora, la terapia standard, in molti casi non dà il successo sperato. Facile capire che, pur con i tempi necessariamente lunghi e con la complessità di un serio protocollo di ricerca, il lavoro che si sta facendo a Città della speranza contro queste ed anche altre malattie rare, è davvero prezioso e va seguito con attenzione e passione civile.

È perciò che, in occasione della Pasqua, ossia dell’evento impensabile della Resurrezione dalla morte, mi sembra particolarmente significativo invitare la comunità dei lettori di Odysseo, già in altre circostanze rivelatasi molto generosa, a compiere uno splendido dono pasquale «di tutti gli adulti a tutti i bambini».

 

L’iniziativa è duplice:

  1. a) in occasione dell’imminente Dichiarazione dei redditi, ciascuno può donare il suo 5 per mille a:

Il Giardino della ricerca O.D.V.

            C.F. 92048860263

  1. b) i lettori che desiderino sostenere, o con una singola donazione o in modo continuativo, l’attività di ricerca che è stata illustrata, possono servirsi del seguente iban:

IT83N0306909606100000183986.

Per ulteriori informazioni, consultare:

https://www.facebook.com/ILGIARDINODELLARICERCA

https://www.instagram.com/ilgiardinodellaricerca_odv/