Cosa hanno in comune un caffè, Roma e il grande cinema? Diego Galdino, autore tradotto in otto Paesi Europei e in Sudamerica, presenta il suo ultimo romanzo, “Una storia straordinaria” (Leggereditore)

Ciao Diego. Perché hai scelto il carattere e le emozioni di Luca e Silvia come protagonisti di “Una storia straordinaria”?

Perché avevo bisogno di due supereroi dei sentimenti. Due persone che erano finite in un pozzo e con le proprie forze erano riuscite a risalire in superficie …Incontrandosi alla luce del sole, Silvia guardandolo, Luca percependone il calore.

Qual è il fil rouge che unisce letteratura e cinema e che rapporto personale hai con la Settima Arte?

Di sicuro li unisce la fantasia, la voglia di creare con l’immaginazione mondi di posti diversi e di personaggi. Il cinema è da sempre una componente fondamentale della mia esistenza. Mi aiuta a spostarmi, restando seduto …Come con i libri.

Tra i tuoi film preferiti c’è “La casa sul lago del tempo”. L’albero piantato davanti alla porta del proprio Amore può essere la metafora di una passione da coltivare nonostante tutto?

Anche, ma la vedo più una metafora che rappresenta il voler proteggere la persona che ami. Come a dire io ci sarò sempre per te.

Dopo il romanzo d’esordio “Il primo caffè del mattino” sei considerato il Nicholas Sparks italiano. Che effetto fa ricevere così tante lodi continuando, comunque, a lavorare nel bar della tua Roma?

Fa piacere, è molto gratificante. Mi piace l’idea di poter dare un posto ai miei lettori sparsi per il mondo in cui trovarmi sempre. Una casa dove per gli amici la porta è sempre aperta e un caffè sempre caldo.

Progetti futuri?

I miei progetti futuri immediati sono partecipare come ospite d’onore alla première di un importante documentario dedicato al caffè che si terrà a Zurigo e godermi l’evolversi del progetto cinematografico riguardante la trasposizione filmica del mio primo romanzo “Il primo caffè del mattino.”


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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