“Non si vede che col cuore” recita un antico adagio. Rita e Debora Di Cugno di cuore ne hanno da vendere e, dopo aver incantato Trani con il suono della loro voce, vogliono esportare la loro musica fino agli anfratti della disabilità, per aiutare i più fragili a superare barriere e pregiudizi. Non vedenti dalla nascita, le sorelle Di Cugno ci descrivono, con dolcezza e magia, il potere evocativo del canto.

Ciao, Rita. Da non vedente, rispetto magari ad un cantante “multisensoriale”, cambia il tuo approccio alla musica?

Sono convinta del fatto che ogni persona abbia delle proprie particolarità, propensioni verso un determinato settore, abilità, ed è proprio grazie a tutto ciò che ciascuno decide quale strada intraprendere.

L’approcciarsi alla musica, così come ad ogni altro campo artistico, varia da persona a persona, tutto dipende dal talento, dalla passione e dall’applicazione.

Nel momento in cui subentra una disabilità, ovviamente in un primo momento potrebbero nascere dubbi su come affrontare determinate situazioni all’apparenza problematiche, ad esempio io ho iniziato a studiare il pianoforte e non leggo spartiti, ma in un secondo momento, grazie alla passione, all’impegno e alla costanza, l’approccio alla musica da parte di una persona non vedente è esattamente uguale a quello che può avere chiunque.

Credi che la disabilità che ci accomuna favorisca lo sviluppo creativo nel superamento di un ostacolo?

Assolutamente sì, una disabilità, nel mio caso quella visiva, implica vedere e percepire il mondo in maniera unica ed irripetibile. La mia visione della realtà è totalmente personale, essendo dettata da percezioni sensoriali provenienti da canali diversi dagli occhi, perciò ho dovuto, con il tempo, imparare ad ascoltare e seguire i miei altri sensi, riuscendo così a superare ostacoli che, per chi guarda dall’esterno, sono impossibili da superare per una persona non vedente, eppure la creatività che la disabilità ci aiuta a sviluppare è al di sopra di ogni aspettativa.

In una sorta di sinestesia, è possibile che l’ascoltatore, quando sente cantare te e tua sorella Debora, veda attraverso la vostra voce?

È possibile e, a dire la verità, è l’obbiettivo principale che mi prefiggo nel momento in cui mi esibisco davanti ad un pubblico, e credo che lo stesso discorso sia valido per mia sorella Debora.

Cantare, per me, non significa sfoggiare perfetti esercizi tecnici o semplicemente mettere in mostra un’abilità, ma significa trasmettere messaggi, raccontare storie, farmi portavoce di ideali nascosti nei testi delle canzoni. Vorrei sottolineare che è normale essere colpiti dalla musicalità di un brano, tuttavia bisognerebbe prestare maggiore attenzione a quali messaggi il testo vuole far passare. La musica ha un grande potere evocativo e il mio desiderio è quello di riuscire, con la mia voce e la mia interpretazione, a far sì che questo potere evocativo si manifesti quanto più possibile nella mente degli ascoltatori i quali, durante un brano, potrebbero immaginare scene della propria vita, riflettere su determinate tematiche, commuoversi o sentirsi consolati.

Dal Festival “Il Giullare” in Russia alle pagine di Odysseo, Debora, laureata in Filosofia, sarà prossima redattrice del nostro giornale. Cosa ci vuoi raccontare con la tua scrittura?

Scrivere è per me raccontare la bellezza, in ogni sua forma… La bellezza dell’ interiorità di ciascuno di noi, la bellezza di ciò che ci circonda, la bellezza delle emozioni, la bellezza di ciò che accade… Scrivere è magia perché con la scrittura riusciamo a dar voce alla meraviglia! Le parole colgono la meraviglia e la restituiscono a chi legge. Io amo trasformare in scrittura tutto ciò che rapisce il mio cuore per poter ridonare questo rapimento a chi legge.

Per concludere, parlateci del progetto “Notturno” e di come immaginate il vostro futuro…

Io e mia sorella siamo appassionate di arte in tutte le sue forme, sogniamo quindi di lavorare a stretto contatto con la musica, il teatro, l’arte di suonare uno strumento, il canto… Proprio a questo proposito Debora ha fondato un’associazione, “Notturno” di cui io sono orgogliosamente la testimonial, la cui mission è quella di creare un ponte d’inclusione che possa integrare le persone con disabilità nel mondo dell’arte, considerato però in maniera del tutto innovativa, fatto quindi di sensorialità, bellezza, unicità e uguaglianza, in quanto dovrebbe offrire a tutti la possibilità di esprimersi al meglio delle proprie possibiltà a prescindere se si ha o meno una disabilità.


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