Il 23 giugno 2016 il Regno Unito, in seguito ad un referendum esce dalla UE.

Il 23 giugno 2016 il Regno Unito, in seguito ad un referendum esce dalla UE. Nessuno se lo aspettava davvero…

23 giugno 2016: e Brexit fu! Il Regno Unito esce. L´Europa è sorpresa, divisa, i nazionalismi prendono il sopravvento e su internet impazzano i meme della Brexit.

Ricorderemo il 2016 come un anno terribile per le votazioni, la democrazia ha parlato ed ha sentenziato: fuori Simona Ventura dall’Isola dei famosi, fuori il Regno Unito dall’Europa.

Quali saranno le conseguenze? Potremo ancora usufruire di prezzi vantaggiosi delle compagnie aeree low cost per volare a Londra e poter continuare a postare su facebook album fotografici dal titolo “London Calling”?

Parlando seriamente, quali saranno le conseguenze per gli italiani che vivono in UK?

Ognuno di noi ha almeno un amico che ha tentato l’impresa di trasferirsi a Londra, e se è vero che Londra non rappresenta tutto il Regno Unito, è vero anche che rappresenta la meta più ambita dagli immigrati. Cosa ne pensano i pugliesi della Brexit? Lo chiediamo a due andriesi, Nicla Cancellaro e Andrea Selvarolo, che vivono a Londra da circa un anno.

Qual era il clima a Londra prima del referendum?

Nicla: “Se ne parlava tanto, a lavoro, tra colleghi, ma erano quasi tutti convinti che avrebbe vinto il Remain, la maggior parte dei londinesi in effetti ha votato contro la Brexit, il voler frenare il fenomeno dell’immigrazione è sicuramente interesse di molti a quanto pare, ma non dei londinesi nello specifico.”

Andrea: “Londra è una piccola isola internazionale dove è paradossalmente difficile trovare inglesi e quei pochi che ci sono convivono benissimo con gli immigrati in quanto lavoratori e contribuenti, la convivenza con diverse culture è all’ordine del giorno. Londra era per l’Europa”.

Quali conseguenze negative vi aspettate?

Nicla: “Voglio sperare che i pacchi del terrone nei prossimi due anni viaggeranno senza problemi, via libera ai taralli! Pare non ci saranno grossi cambiamenti nell’immediato; ma in diverse aziende e punti vendita si parla di tagli al personale. Temo il crollo della sterlina”.

Ma voi come avete vissuto personalmente la notizia dell’uscita del Regno Unito dalla UE?

Andrea: “Non bene, dopo aver deciso di lasciare casa, dopo aver affrontato diverse difficoltà per ambientarmi, si palesa l’ipotesi che gli sforzi fatti potrebbero essere stati vani. Ti fai decisamente prendere dal panico. L’Inghilterra offre dei benefit a tutti coloro che ne hanno bisogno, ma personalmente non ne ho mai usufruito, pago le tasse in proporzione a quanto guadagno, lavoro e contribuisco, non mi sembra corretto dover abbandonare tutto solo perché gente che vive lontana dalla capitale, male informata e spinta da un atteggiamento probabilmente razzista abbia decretato l’esito di questo referendum. La situazione è caotica al momento, molti hanno paura ma penso che lo scopriremo tra un paio di anni come cambieranno le cose”.

Nicla: “Se ritengono che sia necessario mandar via gli extracomunitari che entrino pure nell’ottica di comprarsi un paio di guanti per lavare i piatti”. Poi aggiunge: “La Brexit sta in un certo senso dando voce ad un fenomeno spiacevole, quello del razzismo che a Londra raramente si è notato, ma in altre città dello UK ci sono stati recentemente fenomeni abbastanza espliciti di attacchi verso gli extracomunitari. Qualcuno sta approfittando di tutto ciò per dare sfogo a ideologie razziste che nel 2016 dovrebbero essere morte e sepolte, e invece…”

Parlano poi i ragazzi del meltin’ pot londinese e di come tutto questa diversità culturale conviva perfettamente in un contesto britannico molto conservatore e tradizionalista. Londra, dai suoi aspetti contradditori, così moderna e aperta, ma che ancora non si è decisa ad introdurre l’uso dei miscelatori per l’acqua… Dopo un anno quali sono per i voi i pro e i contro di vivere in questa città?

Nicla: “Vero, a Londra non esistono i miscelatori per l’acqua, acqua calda e fredda non si conoscono e ovviamente non hanno il bidet, ma questo lo sappiamo già. Personalmente quella di Londra è stata una scelta obbligata, in Italia non c’è lavoro”.

Andrea: “ A Londra son stato disoccupato per sole 48h, c’è possibilità di crescita lavorativa in tutti i settori. Insomma, fare il commesso in Inghilterra è decisamente meglio che lavorare in un call center in Italia. Sono due contesti molto diversi, una grande città offre molte occasioni. C’è molta gavetta da fare ma ripaga. Se hai delle ambizioni, è il posto giusto”.

Nicla: “Londra offre molte opportunità di svago, è una città piena di parchi, eventi, concerti… Se hai la forza dopo 8 ore di lavoro di cercarti qualcosa da fare, ne trovi… il problema il più delle volte è che questa forza, a fine giornata, non ce l’hai. Passi la maggior parte del tempo a lavoro o sui mezzi pubblici, la metro ti sfianca parecchio, quindi le energie per lo svago il più delle volte vengono meno.”

Concludono insieme Nicla e Andrea: “Se ci saranno dei cambiamenti saranno lenti, non temiamo di esser mandati via su due piedi. Europa o no, sicuramente sarà difficile lasciare la Puglia dopo le vacanze estive, è stato difficile un anno fa e lo è ancora adesso”.