
Un approccio integrato tra creatività e comunicazione
di Yuleisy Cruz Lezcano
La violenza di genere, quando esaminata in un contesto comunitario, emerge non solo come un atto individuale, ma come un fenomeno radicato in complesse dinamiche di potere e disuguaglianza sociale. Questi fattori, che spaziano dalle strutture culturali alle disuguaglianze economiche, creano un terreno fertile per la perpetuazione della violenza nelle relazioni interpersonali. Tuttavia, con azioni consapevoli e l’uso di strumenti di comunicazione creativa, è possibile contrastare efficacemente questo fenomeno. Un approccio integrato che unisce modelli teorici, pratici e creativi – come quelli proposti da Thomas Kilmann – e l’uso della poesia, può rivelarsi essenziale per affrontare la violenza di genere e favorire una risoluzione pacifica dei conflitti.
Un potente strumento per affrontare la violenza di genere in modo profondo e duraturo è la comunicazione creativa. La poesia, in particolare, ha la capacità di esprimere emozioni complesse, facendo emergere ciò che spesso non può essere detto a parole. La poesia può fungere da ponte emotivo tra chi ha vissuto la violenza e la comunità, contribuendo a rivelare le sofferenze nascoste e a stimolare una maggiore empatia. Infatti, nel mio ultimo libro «Di un’altra voce sarà la paura», ho utilizzato la poesia per esplorare la violenza di genere e le sue sfumature invisibili, cercando di dare voce a chi è rimasto in silenzio. La poesia, con il suo linguaggio simbolico e evocativo, mi sta permettendo di aprire uno spazio in cui le persone possano confrontarsi emotivamente con il dolore e la sofferenza, ma anche con la speranza e la resilienza.
Thomas Kilmann, attraverso il suo «Thomas-Kilmann Conflict Mode Instrument» (2008), offre un quadro utile per affrontare i conflitti interpersonali in modo costruttivo. Kilmann distingue cinque modalità principali di gestione del conflitto: competizione, collaborazione, compromesso, evitamento e accomodamento. Nel contesto della violenza di genere, la modalità più efficace è la collaborazione, che promuove il dialogo aperto, il rispetto e la risoluzione dei conflitti senza ricorrere alla violenza. La capacità di esprimere e comprendere emozioni attraverso una comunicazione empatica è essenziale per prevenire e risolvere i conflitti. La risoluzione dei conflitti può essere applicata efficacemente anche nel contesto della violenza di genere, con un approccio che privilegia il dialogo e il rispetto reciproco. Infatti, la collaborazione, applicata nelle dinamiche di coppia e nelle relazioni comunitarie, aiuta a risolvere le tensioni senza ricorrere alla forza. Per tale motivo, si può intuire il ruolo della poesia e di altre forme di comunicazione creativa nell’allenare le persone a gestire i conflitti in modo pacifico, stimolando una riflessione profonda sulle proprie azioni e sui propri ruoli all’interno della relazione.
Processi di empowerment, come l’accesso a risorse educative, psicologiche e sociali, l’acquisizione di competenze relazionali e la promozione di una comunicazione sana, sono fondamentali per rompere il ciclo della violenza. Rimane il fatto che le condizioni per risolvere la violenza di genere sono complesse e includono l’educazione sociale, la disponibilità di risorse di supporto e il cambiamento delle norme culturali. La consapevolezza sociale, che promuove la comprensione dei diritti umani e l’uguaglianza di genere, è fondamentale. Inoltre, le soluzioni efficaci devono affrontare non solo gli atti di violenza diretta, ma anche le cause strutturali e culturali, attraverso interventi che incentivino l’autonomia, la consapevolezza emotiva e il cambiamento dei modelli di comportamento all’interno delle relazioni.
Inoltre, l’accesso a risorse psicologiche, sociali ed educative è essenziale per supportare le vittime di violenza e le persone che rischiano di perpetuarla. Le soluzioni più efficaci provengono dall’integrazione di modelli di comunicazione che incoraggiano l’ascolto attivo, l’empatia e la risoluzione non violenta dei conflitti.
Le radici della violenza di genere sono spesso legate a uno squilibrio di potere tra i generi, dove la dominanza maschile e le norme patriarcali prevalgono sulle libertà e i diritti delle donne. Questi squilibri non solo si manifestano attraverso atti di violenza diretta (fisica, psicologica, sessuale), ma sono anche sostenuti da strutture sociali, politiche e culturali che legittimano la subordinazione femminile e la disuguaglianza. A tal proposito, bisogna servirsi di modelli pedagogici e fare chiarezza sul fatto che la violenza deve essere trattata come un sistema che va oltre i singoli atti fisici e psicologici. Le violenze culturale e strutturale si manifestano nelle disuguaglianze sistemiche che perpetuano la discriminazione di genere nelle leggi, nelle tradizioni e nelle pratiche sociali quotidiane.
Nel caso della violenza di genere comunitaria, queste radici profonde nelle strutture di potere sono visibili nelle relazioni di coppia, nei modelli familiari e nelle dinamiche sociali più ampie. I conflitti tra i partner possono essere intensificati dalla mancanza di autonomia e dal dominio maschile, con l’uso della violenza come mezzo per controllare l’altro. Questi squilibri sono facilitati dalla mancanza di risorse, supporto ed educazione che potrebbero aiutare le persone a riconoscere e contrastare le dinamiche di abuso.
Fonti
Thomas Kilmann, «Thomas-Kilmann Conflict Mode Instrument» (2008)
























