
Un pomeriggio di ordinaria follia
Ieri sono andato al mio solito distributore di benzina. Esco dalla macchina e vedo un uomo di una quarantina d’anni insultare e schiaffeggiare una donna, che piange. Poi le strappa il cellulare dalle mani, s’infila il casco, sale su una moto molto lussuosa e va via, sempre urlando.
La donna è terrorizzata; la invito ad entrare nel bar, beve un sorso d’acqua e mi racconta. In pochi minuti avevo a disposizione nome, cognome e numero telefonico del nostro eroe, che, stando a quello che mi è stato detto, sarebbe un cocainomane convinto e ben fornito.
La donna continua a piangere. Ha poco tempo perché sta andando al lavoro. Le chiedo se vuole essere accompagnata dai Carabinieri o dalla Polizia a sporgere denuncia, visto anche il furto del cellulare, che non è cosa da poco.
La donna tentenna, poi decide di non fare nulla. Ha paura di molte cose, anche di danneggiare quell’uomo. Mi ringrazia e se ne va piangendo.
Sono ignorante in fatto di diritto penale, ma mi sono sentito in dovere comunque di andare dai Carabinieri a raccontare il fatto.
Il piantone mi descrive sconsolato il degrado a cui assiste quotidianamente a Barletta. Poi mi spiega che l’unica persona che può sporgere denuncia è la vittima dell’aggressione. Punto.
Dico a me stesso: la violenza sulle donne è un reato ben facile da aggirare. Ci sono mille escamotages e cavilli.
Poi mi domando e lo chiedo ai lettori di Odysseo: si applica lo stesso criterio ai bambini? Nel senso che se un piccolo subisce violenza l’unico che può sporgere denuncia è l’esercente la patria potestà?
Non sono un esperto di diritto ma sono convinto che chi commette un reato danneggia non solo privatamente, ma pubblicamente; danneggia l’intera società con il suo esempio e quindi chiunque dovrebbe avere il diritto/dovere di intervenire e promuovere l’azione.
Il De officiis di Cicerone e I doveri dell’uomo di Giuseppe Mazzini andrebbero liberati dall’oblio in cui sono caduti.
Un pomeriggio di ordinaria follia.


























