Lo scorso 18 maggio, ricorreva il centenario della nascita di Giovanni Paolo II

Oggi più che mai abbiamo bisogno di corridoi di speranza perché, come affermava Wojtyla, la vita è un tesoro unico e bisogna spenderla bene.

L’autenticità del cuore è fonte di duratura felicità perché la vita è un continuo spazio di dialogo all’altezza del nostro orizzonte e oltre. Le emozioni, le passioni ci fanno salire sempre più in alto e, quando spunta fuori il sole della bellezza, si impara a trattenerlo in quella fessura d’anima che nulla tange.

La verità è che si fiorisce quando si è perseveranti, quando ogni passaggio ci rende capitani di noi stessi, quando restiamo fiduciosi anche dinanzi ai problemi. Bisogna rischiare per affacciarsi alla vita con interezza come se fossimo un taccuino su cui annotare ogni giorno l’amore.

In fondo si parte ogni giorno all’alba per giungere a sera nuovi come la primavera, lontani dai rigori dell’inverno. Il viaggio comincia dagli sguardi, dalle strette di mano, dai passi orientati all’incontro per trasformarci in squadra.

Ciò che ci crea e ricrea sempre sono i legami, quelli che ci aiutano ad essere presenti e ad allargare le braccia, a contrastare l’indifferenza e a soffocare la solitudine. L’abito che indossiamo fino a tarda notte ci deve raccontare l’appartenenza e deve rinsaldare il tempo benevolo del coraggio.

Perché la vita sia un capolavoro, dobbiamo innamorarcene, nonostante il dolore e le cadute e dobbiamo deporre l’orgoglio in nome di una parola bellissima, “condivisione”. L’etica del “dividere con” ci aiuta a trasferire il cuore all’altro totalmente, perché il cambiamento inizia di là, dalla capacità di sapersi consumare insieme all’altro.

Le parole a volte sono atemporali, ma è il linguaggio dell’amore che le rende piene di sentimenti per non smarrirci, per non distruggerci a vicenda con vacui preconcetti. Le parole ci possono trasformare, avvicinano la pelle, le differenze e rigettano il vuoto.

Capolavoro è quando il “ti voglio bene” lo scriviamo nei gesti, nella prossimità, nella sacralità degli abbracci, nella tenerezza di un’aria che si annusa insieme.

Qual è il beneficio? La contentezza! La positività dei pensieri, delle azioni, l’autenticità di un cuore che si gonfia fino a contenere l’immenso. “La bocca parla dall’abbondanza del cuore!” afferma un principio biblico. Non dimentichiamocene quando dobbiamo accompagnare l’altro alla speranza, quando dobbiamo incollarci addosso i sogni, quando inseguiamo la libertà, quando vogliamo diventare una possibilità.

Se è vero che l’amore ha qualità magiche, se è vero che ci salva e ci aiuta ad estirpare le erbacce, impariamo a prendercene cura come attenti giardinieri avvezzi a non mollare. Tratteniamo la nostra luce, confermiamo il nostro rifugio, confessiamo le nostre fragilità e lasciamo sempre aperte le tasche dell’anima per non sentirci mai sfrattati.

“E se mi sbaglio, mi corrigerete” ha gridato al mondo il caro Wojtyla per ricordarci che, se anche la bellezza talora passa attraverso l’errore, il perdono è un atto di forza sempre.

Lasciamo stare le ruvide facce da tramonto e come abili scalpelini scolpiamo l’insieme certi che è sempre la vita che si aspetta qualcosa da noi e dai nostri talenti, da noi cacciatori di bellezza e di indizi anche nelle imperfezioni.

Ripariamoci dalla malinconia del negativo e spingiamoci l’un l’altro a “riparare le persone” generando comprensione. Ricambiamo le promesse di felicità che albergano dentro e diamoci appuntamento con una certezza: ogni scintilla di bene nasce da un interrogativo.


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Angela Aniello
Angela Aniello è nata a Bitonto nel 1973, si è laureata in Lettere classiche e dal 1998 insegna nella scuola secondaria di primo grado. Da tempo si dedica alla scrittura come vocazione dell’anima. Ha pubblicato nel 1997 il racconto “Un figlio diverso” edito da Arti Grafiche Savarese e, nel 2005, ha pubblicato anche una raccolta di poesie dal titolo “Piccoli sussurri” edito da Editrice Internazionale Libro Italiano. Ha vinto il concorso nazionale Don Tonino Bello nel 1997 e nel 2004, ha conquistato il secondo premio a un certamen di poesia latina, Premio Catullo ad Acerra (Na) e nel febbraio del 2006 è arrivata il suo quarto premio al concorso di poesia d’amore Arden Borghi Santucci. Quest’anno (precisamente a giugno 2018) ha vinto il terzo premio di poesia e il primo premio per il racconto “Anche la paura puzza” al Concorso “La Battaglia in versi”.

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