
Con sede a Venezia
A Venezia, nell’Isola di San Giorgio Maggiore, ha sede la Fondazione Giorgio Cini, sorta nel 1951 per volontà di Vittorio Cini (1885-1977), uno dei più grandi imprenditori del Novecento, che volle risanare integralmente l’Isola. Il Monastero di San Giorgio Maggiore ospita oggi gli Istituti della Fondazione, una bellissima biblioteca moderna e una seicentesca, progettata da Baldassarre Longhena.
Vittorio Cini, ferrarese, aveva scelto Venezia come centro delle sue tante iniziative imprenditoriali, culminate nel 1932 con la Compagnia Adriatica di Navigazione, che “assunse praticamente il controllo dei transiti nell’Adriatico e, attraverso questo, nel Mediterraneo orientale”[1].
La Fondazione svolge ormai da oltre 70 anni un’attività culturale di altissimo livello, articolata in diversi settori ed Istituti, dalla Storia dell’arte alla musica, dalla storia di Venezia al collezionismo, dal teatro alla pittura, alla miniatura.
In questo ampio ventaglio di attività le iniziative interculturali ed interreligiose spiccano con particolare evidenza: l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati, l’Istituto per l’Europa Orientale, il Progetto per l’Atlante Linguistico Mediterraneo. La punta di diamante resta l’Istituto Venezia e l’Oriente, fondato nel lontano 1958, che pubblica la collana “Orientalia veneziana” e che ha ricevuto i fondi librari di Alain Daniélou e di Tiziano Terzani.
Dunque già dal 1958 la Fondazione poneva al centro dell’attenzione del mondo i rapporti fra l’Europa e la Cina, il Giappone e l’India.
Una particolare attenzione è stata dedicata negli anni al dialogo interreligioso e già nel 2000 si tenne un convegno oggi più che mai di scottante attualità :”Which God for which Humanity. Religions question themselves/Quale Dio per quale Umanità. Le religioni si interrogano”.
Quale fu il motivo ispiratore di Vittorio Cini? Il prof. Vittore Branca vide in lui un interprete contemporaneo dei principi più autentici dell’Umanesimo italiano, che si concretizza in un’apertura totale alle culture del mondo. Questo sembra confermato peraltro dal fatto che la Fondazione mantiene, accanto all’apertura interculturale, la cura per il patrimonio culturale nazionale e locale, con un Istituto di Italianistica e diversi altri dedicati alla città di Venezia.
Certamente qui emerge un’idea molto diversa della globalizzazione, che oggi ha assunto un carattere che potremmo provocatoriamente definire “sovietico”, per cui tutti i luoghi e i popoli si vanno uniformando e le culture risultato appiattite e alienate.
Certamente qui emerge un’altra idea del ruolo degli imprenditori: non l’ostentazione megalomane della ricchezza, ma la condivisione e lo sviluppo della cultura.
Per una strana coincidenza mi trovo a scrivere queste note a Venezia, nel giorno in cui uno dei più grandi miliardari del mondo celebra sontuosamente il suo matrimonio. Anche per questo è opportuno raccontare come è nata la Fondazione Giorgio Cini. (continua)
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[1] Sergio Romano “Vittorio Cini a vent’anni dalla morte” in F.BenvenutiS.Romano “Per Vittorio Cini nel ventesimo anniversario della morte” Venezia 1997


























