
«I fondi per le carrozzine dei disabili non sono più garantiti. Basta dotarle di una mitragliatrice e i soldi si trovano»
(Marco Fanfarana)
«Nato, il segretario generale Rutte operato d’urgenza: separata la lingua dal culo di Trump»
(Federico Simoncini)
Questo governo, supinamente azzerbinato al diktat di Trump di portare le spese militari al 5% del PIL, rappresenta il killer più abile del Welfare state.
Anzitutto, l’esecutivo meloniano, con questa sciagurata decisione, dimostra di essere il miglior cane da riporto che Trump potesse sperare di “adottare”. E ciò a spregio degli intendimenti manifestati in campagna elettorale nel 2022, quando la Giorgia nazionale prometteva di guardare (e realizzare) anzitutto gli interessi patrii.
Di patrioti della domenica ne abbiamo visti tanti. Ma in questo caso si sfiora il lirismo, l’eccellenza, il capolavoro.
Interessi patrii sono quelli che fanno il bene del Paese e dei suoi cittadini. Ma qui neanche l’ombra.
I cittadini italiani vogliono che la pubblica amministrazione funzioni, che i servizi resi siano di buona qualità e gratuiti. E vogliono vivere in pace e prosperità per coltivare i loro affari e i loro interessi. Tutto ciò è legittimo e dovrebbe essere cura di ogni buon governo soddisfare queste richieste.
Specie di un governo che si dice “sovranista”, cioè che dice di mettere gli interessi del proprio popolo sopra tutto.
Qualcuno potrebbe obiettare che il governo è un organo costituzionale di maggioranza e che, pertanto, deve soddisfare i bisogni di quella maggioranza di cittadini (elettori) che ha votato quella maggioranza del Parlamento che appoggia il governo con la fiducia.
E tuttavia, in questo caso, la maggioranza degli italiani, compresi quelli che hanno votato per Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia che sostengono questo governo, NON vogliono che ben 75 miliardi di euro all’anno, da qui in poi, vadano a finanziare la spesa militare, che è poi una sorta di approntamento del paese ad andare in guerra.
Nessuno sano di mente vuole una guerra, che sarebbe l’ultima e definitiva (mai dimenticare la profezia di Einstein che diceva di non sapere come sarebbe stata combattuta la terza guerra mondiale, ma di sicuro la quarta con le clave!).
Ma soprattutto, e questo forse è meno intuitivo, spendere questa somma esorbitante, che è più del doppio di quanto lo stato spende per la salute dei suoi cittadini (35 miliardi annui!) significherà andare a raschiare il fondo del barile e a sottrarre, così, risorse dalle voci di Bilancio che corrispondono alla Sanità, alla Scuola e alla Previdenza e Sicurezza sociale! Mentre la popolazione invecchia sempre di più!
Alla faccia della Costituzione che garantisce questi tre imprescindibili pilastri del Welfare agli articoli 32, 34, 38 per mettere in condizione i cittadini di godere dei diritti inviolabili (art. 2) e dell’uguaglianza formale e sostanziale (art. 3). Articoli della nostra Legge fondamentale che godono del principio dell’immodificabilità, salvo che per allargare le tutele dei cittadini.
Ci sarà materia per far sbizzarrire costituzionalisti, avvocati, giudici e, soprattutto, giudici costituzionali.
Perché andare a togliere risorse e a demolire quel (poco) che è rimasto dello stato sociale con leggi ordinarie non è cosa che giuridicamente possa dirsi corretta e legittima ai sensi della Costituzione.
Né una qualunque norma di diritto internazionale, nel quale l’accordo in sede Nato per aumentare le spese militari potrebbe rientrare, può violare la Costituzione che, nel sistema delle fonti del diritto, prevale anche sulle fonti esterne, se in contrasto con la stessa.
È ovvio che esiste una sequela di filtri a dette norme di provenienza ultranazionale prima che vengano approvate per entrare in vigore (leggasi: Parlamento, Presidente della Repubblica), ma su questi filtri tenderei a non far affidamento visto che il Parlamento ormai giace (e non da oggi) ai piedi del governo (e non solo di questo!), con la lingua pronta all’uso che farebbe il cane col suo padrone, e questo perché è facile il ricatto dello scioglimento anticipato delle Camere che toglierebbe la cadrega dal sedere dei nostri rappresentanti (per dire dell’onore e disciplina che li caratterizza, povero art. 54, sempre della Costituzione).
Quanto al Presidente della Repubblica, si è già schierato a favore della guerra e della Nato già quando nel 1999 era ministro della Difesa del governo D’Alema che autorizzò l’uso delle basi Nato per bombardare Belgrado in una guerra illegittima contro i vicini serbi.
E, più recentemente, a favore della fornitura di armi all’Ucraina perché continui a combattere contro (e farsi massacrare da) la Russia. In una guerra, peraltro, già persa.
E non vi è chi non veda che aumentare le spese militari e apparecchiarsi per combattere una guerra (contro chi?) viola anche l’art. 11 della Costituzione.
Insomma, uno sfregio folle e agghiacciante alla casa comune degli italiani, al patto che li unisce tutti.
In un sol colpo, con l’accetta, si distrugge il benessere pubblico e il vincolo dello stato-comunità che ci lega tutti.
E ahi voglia a dire, come ha fatto il nostro presidente del consiglio, che i soldi si troveranno (nel cappello a cilindro del prestigiatore!). Certo che si troveranno, ma a detrimento di quel Welfare che, dopo la seconda guerra mondiale, ha garantito agli italiani benessere e coesione.
Ci aspetta una guerra tra poveri, in un paese che già oggi è attraversato da malcontento, incertezza, disagio.
Questo per obbedire al padrone americano e per tenere in piedi, a carico dei cittadini, la NATO che avrebbe dovuto essere sciolta (liberando un sacco di risorse economiche e finanziarie) il giorno dopo la “liquefazione” del Patto di Varsavia, in contrapposizione al quale era nata, in piena guerra fredda.
P.S. Come sarebbe bello poter dire: scusate non c’è niente di vero in tutto quello che abbiamo appena detto!























