
L’acutezza del Saladino nel tendere il tranello e di Melchisedec nel saperlo evitare sfociano in un gesto di reciproca generosità, la μεγαλοψυχία dei Greci, la magnanimitas dei Romani, l’esatto opposto del fanatismo settario.
Giovanni Boccaccio è unanimemente considerato l’autore con cui nella letteratura italiana del Trecento fanno irruzione i temi e gli atteggiamenti tipici della cultura laica e borghese.
Esemplare è la novella di “Melchisedec e il Giudeo” (Decameron I, 3), che presenta il punto di vista del Boccaccio (e della società mercantile del suo tempo) sul rapporto fra le tre principali culture europee del Trecento: cristiana, islamica, ebraica.
Il temibile Saladino ha estremo bisogno di denaro e per questo decide di tendere un tranello all’ebreo Melchisedec, “il quale prestava ad usura ad Alessandria”.
Lo convoca a corte e gli domanda: “Valente uomo, io ho da più persone appreso che tu sei savissimo e nelle cose di Dio senti molto avanti; e per ciò io saprei volentieri da te quale delle tre leggi tu reputi la verace, o la giudaica o la saracina o la cristiana”.
Melchisedec non poteva certo rinnegare la propria religione, né poteva offendere il Saladino nella sua e, compreso il tranello, in un attimo risponde inventando la storia dei tre anelli.
C’era una volta un uomo ricchissimo, che lasciò in eredità all’unico erede maschio un anello meraviglioso, di inestimabile valore. L’anello passò di generazione in generazione, finchè non giunse ad un erede che però aveva ben tre figli maschi. Questi, non volendo deludere nessuno, fece realizzare da un abilissimo orafo, in gran segreto, due copie dell’anello e poco prima di morire ne fece avere uno a ciascuno dei tre figli.
Dopo la morte del padre i tre figli mostrarono a vicenda il proprio anello, ma non riuscivano a stabilire quale fosse l’originale e, quindi, chi fosse il vero erede.
La questione “rimase in pendente” e “ancora pende”.
Melchisedec concluse: “ E così vi dico, signor mio, delle tre leggi alli tre popoli date da Dio padre, delle quali la quistion proponeste: ciascun la sua eredità, la sua vera legge e i suoi comandamenti dirittamente si crede avere e fare, ma chi se l’abbia, come degli anelli, ancora ne pende la quistione”.
Il Saladino, conquistato dall’abilità e dalla prontezza con cui Melchisedec era riuscito a sfuggire al tranello, rinunciò ad insidiarlo, gli rivelò il tranello e gli confidò ciò di cui aveva bisogno. Melchisedec “liberamente d’ogni quantità che il Saladino il richiese il servì, e il Saladino poi interamente il sodisfece; e oltre a ciò gli donò grandissimi doni e sempre per suo amico l’ebbe e in grande e onorevole stato appresso di sé il mantenne”.
Dal punto di vista dell’interculturalità e, ancor più, dei rapporti fra le religioni, Boccaccio pone qui la necessità e il valore del senso comune, del saper vivere. L’acutezza del Saladino nel tendere il tranello e di Melchisedec nel saperlo evitare sfociano in un gesto di reciproca generosità, la μεγαλοψυχία dei Greci, la magnanimitas dei Romani, l’esatto opposto del fanatismo settario.



























E se gli anelli fossero tutti e tre delle copie? Se non esistesse nessun originale? Siamo pronti ad accettare questa infausta verità?
Intanto oggi è Natale, diciamo grazie per “l’anello” che ci è stato donato e ce lo teniamo stretto al dito: vero o falso che sia, ci aiuta a vivere meglio. AUGURI.
Francesca, perché ipotizzi tre “copie” e non tre “originali”? Mi pare un’ipotesi plausibile anche questa e, a dirla tutta, la preferisco!
Sì, hai ragione. La preferisco anch’io ovviamente. Staremo a vedere! Prima o poi scopriremo ciò che per ora è solo questione fede.