Porterà la sua testimonianza di vita intonando le note del suo singolo “Io sono Paolo”.

Superospite della 70esima Edizione del Festival di Sanremo, Paolo Palumbo racconta in esclusiva ai lettori di Odysseo l’ambizione e la volontà di un giovanissimo (23 anni) compositore che ha saputo reinventarsi abbattendo tutti i giorni gli ostacoli della SLA

Ciao, Paolo. Che emozione hai provato quando ti hanno detto che, mercoledì 5 febbraio, ti saresti esibito sul palco del Teatro Ariston per la 70esima Edizione del Festival di Sanremo?

Un’emozione indescrivibile. Non essendo un cantante, essere ospite è un grandissimo regalo perché mi dà l’opportunità di portare il mio messaggio di vita a milioni di persone.

La leggerezza con cui ti pongo questa domanda è quella scherzosa che un Diversamente Abile come il Sottoscritto rivolge ad un “Finalmente Abile”, come ami definirti. Sei il malato SLA più giovane d’Europa e il primo a cantare a Sanremo con una sedia attrezzata di computer a comando vocale: con tutti questi record, non credi ci possa essere il rischio di oscurare gli altri concorrenti e di montarti la testa?

Non c’è alcun rischio di oscurare gli altri concorrenti! Per prima cosa non sono in gara, quindi non ci sarà competizione, e poi spero che le persone capiscano che la mia è una parentesi di sensibilizzazione all’interno di una manifestazione dedicata alla musica. Per quel che riguarda il montarsi la testa… mi conosco, non succederà! Già in passato ho vissuto situazioni fuori dal comune, ma sono rimasto in me e ho continuato per la mia strada: quella di un ragazzo che vuole guarire e vuole portare con sé tutti coloro che vogliono tornare a vivere la quotidianità di chi è considerato “normale”.

Voluto fortemente dal conduttore Amadeus come ospite d’onore, hai presentato il tuo brano “Io sono Paolo”. Prima dell’estate 2015, periodo in cui ti fu diagnosticata la Sclerosi Laterale Amiotrofica, eri un rinomato chef, dopo cinque anni ti ritroviamo come stimato compositore musicale. Chi è oggi Paolo Palumbo?

Oggi Paolo Palumbo è una persona che non si sente disabile come molti vorrebbero fargli credere. Mi è stato detto “il tuo posto è a casa”, ma la verità è che il mio posto è il mondo, come per chiunque altro. Vivo il presente, guardo con amore al passato, penso entusiasticamente al futuro. Quindi Paolo Palumbo, oggi, è un ragazzo che è sia bambino che uomo, che non si lascia sfuggire la vita dalle mani, e che non si fa abbattere da nulla.

Nella canzone “Io sono Paolo” ti riprometti di “ridare il gusto ai malati” riferendoti all’invenzione culinaria che ti ha contraddistinto: preparare su un tampone un’essenza della cucina molecolare per risvegliare le papille gustative di chi soffre di disfagia. Quale strada, invece, consigli di imboccare a chi, per una ragione o per un’altra, ha perso il gusto della vita?

La strada del proprio istinto, del cuore. La vocina che ci suggerisce la direzione da prendere per essere felici, ha sempre ragione. Ognuno ce l’ha, forse più evidente, forse sepolta sotto la polvere degli avvenimenti, ma c’è. Quando si segue il cuore, non si sbaglia mai.

Progetti futuri?

Intanto pensiamo a Sanremo, che per il momento fa ancora parte del presente. Dopodiché, si vedrà!


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.