Focacce, pizze e panzerotti; le più ardite, brioches e cornetti. E pane a volontà.

– E’ finito. In giro non se ne trova – L’uomo, desolato, scaricò pesantemente sul vecchio tavolo di noce della cucina le sporte della spesa, cariche oltre l’inverosimile.  Le sacche, già lacere in più punti – che quelle buste di plastica biodegradabile non valevano granché – si accasciarono sul piano e qualche mela prese a roteare velocemente.  Lei, si girò provvidenzialmente parandosi addosso al tavolo e interrompendo bruscamente la loro corsa contro il suo ventre.

– Voilà- gorgheggiò mentre raccoglieva le mele e le porgeva a lui.

– Che stavi dicendo prima? Ero in videochiamata con la mamma e non ti ho sentito bene. E’ preoccupata. Perché viene Pasqua e non sa come organizzarsi. Per il pranzo, i dolci. Non riesce a capire cosa stia succedendo. Ho provato ancora una volta a spiegarglielo ma, niente, non ci riesco. Sembra si rifiuti di capire.

-Forse è proprio così.

-Dici? Secondo te non dovrei insistere a spiegarglielo?

-Annì,,, che vuoi spiegarle? Ha quasi novant’anni. Non so nemmeno io come trovi la forza di pensare ogni volta a cucinare, a organizzare la tavola …Che le vuoi dire? Che c’è la pandemia? Ma se lei a malapena ricorda chi sei.  Mi sa che sei tu che non vuoi capire. – E l’abbracciò stretta, baciandole la testa come faceva quando era in vena di tenerezze.

– Già – sussurrò a se stessa, Annina – Che stavi dicendo? – e ritornò a bomba sulla questione.

– E’ finito il lievito. Non se ne trova più da nessuna parte. Ho girato 5 supermercati.

-Neancheeee…???- provò a dire Annina

-Neanche quello liofilizzato. Kaputt. Nada.

-E ora chi glielo dice ai ragazzi? Gli avevo promesso i panzerotti – Annina si portò le mani alla fronte disperata.

Le stava provando tutte pur di tenerli lì, buoni. A casa.

Loro quattro. Non capitava da tanto.

I ragazzi andavano, venivano; mangiavano velocemente e ripartivano. Piscina. Palestra. Calcetto il sabato pomeriggio. Il corso di chitarra uno, l’Ecdl, l’altro; le ragazzine, la comitiva in piazza. La loro vita era fuori di lì. La loro casa era diventata un punto di ristoro.

Erano bravi ragazzi in fondo; non potevano lamentarsi. Bei voti, buona educazione, mai una parola fuori posto. E ora vivevano come animali in gabbia e ogni sera la stessa questione.

– Ma’? una passeggiatina? Giusto un giro. Ti prometto. A un metro. Non tocco niente. Non tocco nessuno. Promesso, ma’.

E lei manco gli rispondeva. Li guardava e quello sguardo voleva dire tutto. Loro borbottavano e si rifugiavano in camera a chattare.

Però si vedeva che era una bomba ad orologeria. Allora le era venuta quella idea.

  • Raga’??? Che ne dite se organizziamo una panzerottata? Come d’estate, in campagna.

Aveva intravisto un pizzico di interesse nei loro sguardi; perlomeno non l’avevano snobbata. – Io dovrei avere tutto. Farina, pelati; pure la scamorza in freezer.-E mentre parlava si muoveva in cucina, tirava a sé il cestello in cui aveva le vettovaglie  per controllare che  ci fosse tutto.

– Farina; si. Pelati; si. –

Aveva controllato nel freezer – Perfetto. Ricordava bene – e si era diretta allo stipo sulla cucina. Aveva aperto il barattolo di latta in cui teneva le bustine di lievito, ammoniaca, vanillina.

– Porca miseria….-  Aveva rovesciato il contenuto sulla mensola e cercato disperatamente, rovistando con le mani  tra le bustine . Non c’era.

  • Non ho il lievito. – aveva detto con nonchalance – Pa’ vuoi uscire a comprarlo? Daiiii, la spesa ci toccava domani. Vacci oggi.

Lui aveva sollevato gli occhi dal giornale. Sbigottito. Era in santa pace sul divano.  Quando mai gli capitava di potersi gustare il giornale? Spolparselo tutto; pagina per pagina. Con calma.

Aveva provato a ribattere ma improvvisamente aveva colto l’atmosfera. Quei due erano sul punto di esplodere. Si vedeva lontano un miglio. Lei cercava di fare quello che poteva; sembrava una trottola che non si fermava mai, più del solito. I loro sguardi si rincrociarono.

  • Non so più che fare – dicevano gli occhi di lei – Aiutami.
  • Ci vado. Ottima idea, Annì. – aveva ripiegato il giornale e si era alzato prontamente. Agile. Scattante. Brioso.
  • Voilà- gorgheggiò lei-Portiamo l’estate in casa. Forza ragazzi.
  • Paaaaa- mugolò il grande – Per me Menabrea. Che con il panzerotto è “ la morte sua”- e si rintanò in camera.
  • Per me Coca- Gli fece eco, l’altro e si rintanò nella sua stanza
  • E’ fatta. Per stasera è andata.- si dissero i loro sguardi.

Non avevano previsto l’imprevedibile.

Ogni famiglia stava combattendo la stessa battaglia e ogni donna aveva trovato la medesima soluzione.

Tenere la famiglia unita intorno al cibo delle feste.

Focacce, pizze e panzerotti; le più ardite, brioches e cornetti. E pane a volontà. Ai cereali, integrale, panini filoni pagnotte.

Le cucine erano diventate vere e proprie sale operative. I mariti gongolavano, i figli vagavano, cellulare  a portata di mano in attesa dello scatto da postare, i più fortunati vittoriosi della cattura del video acchiappalike – mozzarella filante che cola sul mento  del padre, tipica espressione da bestemmia del malcapitato e urla in diretta della mamma che ricorda di aspettare  “ CHE SCOTTANOOOOO…MO’ MO’ LI HO SCOLATI”

Anna era disperata. Che fare? Se avesse deluso le loro aspettative ora, ora che avevano persino ordinato le bevande, sarebbe stata la fine.

Improvvisamente un barlume la illuminò. La partita non era ancora persa. Rimaneva un’ultima carta da giocare.

Si tuffò sul cellulare. – Ma’. Per caso hai del lievito in casa? – disse tutto d’un fiato, aspettando la risposta come si può attendere il verdetto  dopo un processo lungo e disperato.

Si girò verso di lui, era radiosa; posò la mano sul cellulare, staccandoselo dall’orecchio e gli sussurrò.-Corri da lei. Le dico di lasciarlo in ascensore.

-Si mamma, viene Gino a prenderlo. Lui citofona e tu glielo lasci nel solito posto. Si mamma, lo so che in cucina non deve mai mancare il lievito. Sì mamma, dovrei stare più attenta a queste cose. Che ai ragazzi piace. Lo so mamma che impastare profuma la casa di amore.  Lo so mamma. Si mamma.

– Chi sono?…Annina , mamma . Sono Annina. Tua figlia. Sta arrivando Gino.


Fontefoto gentilmente donata da Angela De Nigris
Articolo precedenteLa solidarietà ai tempi del Coronavirus viaggia sui social.
Articolo successivoCovid-19. Colpa della Cina? Pensare (e studiare) prima di parlare
Sono Paola Colarossi, Insegno matematica e scienze presso un Istituto comprensivo di Andria e mi piace scrivere... Dal 2005 al 2009 ho collaborato, in qualità di redattrice dell’ambito scientifico, alla stesura di “Eirene” foglio di ricerca e cultura della pace, una pubblicazione periodica promossa dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione e Cultura del Comune di Andria, in collaborazione con la Sezione di Pedagogia Interculturale dell’Università di Bari. Dal 2010 al 2012 , sempre con la stessa qualifica ho collaborato con la rivista “Scuola e Didattica”, editrice La Scuola, Brescia. Poi il grande salto... Nel 2012 ho scritto il mio primo libro “ E’ solo questione di tempo. La mia vita, una favola” edito da Etet, Andria , pubblicato nel 2014 e da allora gestisco una pagina facebook a mio nome all’indirizzo https://www.facebook.com/paolacolarossiHo partecipato all’edizione 2014 di “Libri nel Borgo Antico, conversazioni con gli autori nelle piazze del centro storico”, manifestazione pubblica del Comune di Bisceglie. E adesso...eccomi qua!