«Seguo la natura senza poterla afferrare; questo fiume scende, risale, un giorno verde, poi giallo, oggi pomeriggio asciutto e domani sarà un torrente»

(Claude Monet)

Caro lettore, adorata lettrice,

quante volte ci siamo lamentati per le ingiustizie della vita? Io, lo confesso, tante, tantissime volte.

«Questo non me lo meritavo!», «Che sfiga!», «Possibile che capitino tutte a me?», «Perché la gente è così cattiva? Perché così ingrata?», «Ma ce l’hanno tutti con me?».

L’elenco potrebbe continuare… E sarebbe molto, molto più lungo, se poi ci aggiungessimo le doglianze per problemi seri, che possono toccare noi o i nostri cari: casa, lavoro, salute, malattia, morte.

Peraltro, chi ha un cuore un po’ più magnanimo, si preoccupa e duole anche di come va il mondo: le ingiustizie sociali, le sperequazioni tra popoli, il disastro ambientale…

Ce n’è abbastanza per dar ragione a Giobbe o, peggio ancora, a Giona, il profeta schifato degli uomini che voleva andare lontano da tutti, persino da Dio…

Eppure.

Eppure Dio lo aveva chiamato. Gli aveva donato e imposto di annunciare una Parola di cambiamento, a dispetto di ogni stortura, di ogni peccato, anche il più ignobile.

Perché vivere è un dono, la natura è un miracolo, e il fiume scorre sempre, quale che ne sia l’aspetto.

E soprattutto: nulla è poco di quanto è gratuito.

Chi di noi potrebbe pagare, e quanto, per un sol giorno della sua vita? Chi di noi avrebbe potuto accampare il diritto a nascere, ad essere nutrito, allevato con amore, educato, istruito… amato?

Ora, lo so bene. Non a tutti è stato dato allo stesso modo. Personalmente, so di essere un privilegiato, di trovarmi nell’esiguo numero dei più fortunati (non vale anche per te?).

E tuttavia: anche a chi è stato dato poco, è stato dato in modo gratuito, perché nessuno può pagare per la propria vita, per il sole, per l’acqua, l’aria, i fiori.

Le geremiadi han diritto ad essere, ma anche i salmi di lode e ringraziamento.

Caro lettore, adorata lettrice, quale sarà la tua nota oggi?

Mentre ci pensi, ricordati che anche il tuo caffè è un dono, più bello se condiviso…

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FontePhotocredits: Paolo Farina
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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