Come un bambino può ribaltare le tue credenze

Ho sempre avuto un’idea negativa del coniglio. La costruzione di un immaginario su questo termine si è consolidata nel tempo attraverso esperienze diverse. Racconti, vissuti, situazioni sono confluiti in giudizi per lo più caratterizzati da stereotipi.

Non faccio riferimento alla simbologia pasquale o a significati insiti in esperienze come il calendario cinese. Parlo di una percezione co-costruita nel tempo. Se scorro le principali definizioni di questo lemma, trovo conferma di alcuni pregiudizi. Il sembiante del “mammifero dei Roditori, con pellame di vario colore, lunghe orecchie, occhi grandi e sporgenti e incisivi”, il quale sovente finisce sulle nostre tavole, non appare particolarmente attraente. La situazione peggiora, però, se si analizza il significato figurato, riferito a “persona vile e paurosa”[1].

Non è piacevole essere definito “coniglio”. Meglio vestire i panni di un leone, “re della foresta”, oppure di una tigre, felino dal pelo elegante o persona dal carattere feroce e determinato, associato da molti della mia generazione (e non solo) al leggendario lottatore mascherato, protagonista di ben due edizioni di un noto cartone giapponese.

Eppure, ci sono altri significati da considerare. Non lo farò in queste righe. Vorrei, invece, analizzare la rivalutazione di questa figura nel mondo dell’infanzia. Eviterò al lettore la lunga lista di classici della letteratura (partendo dal Bianconiglio di Lewis Carrol) o di film di animazione[2]. Preferisco la rivoluzione copernicana delle coordinate culturali, che entra quotidianamente in case abitate da bambini in età prescolare e da genitori desiderosi di apprendere le strategie migliori per avviare i propri figli all’agone dell’esistenza. È una rivoluzione serena, gentile. Più travolgente dell’ironia dei conduttori de Il ruggito del coniglio.

Questi personaggi, infatti, non hanno bisogno di ruggire. Conquistano il centro della scena con la loro semplicità e la loro normalità. La truppa, guidata da Bing, comprende altri esemplari diventati veri e propri beniamini dei baby millennials: Giulio Coniglio, Simone, Peter, Mofy, solo per citarne alcuni.

Ho già parlato del personaggio del momento, Bing, coniglietto nero di età prescolare alle prese con vicende quotidiane tipiche della prima infanzia. Storie di ordinario gioco. O capriccio. Altrettanto lineari si presentano le vicende raccontate da due penne femminili, dotate di sensibilità e grande ironia: Nicoletta Costa e Stephanie Blake.

Prima che impazzasse la Bingmania, in Italia si diffondevano le gesta di Giulio, “un timido e dolce coniglio dalle lunghe orecchie pelose, timido, pauroso e piuttosto imbranato”. Così si legge nella descrizione della pagina Facebook a lui dedicata. Non ama le novità. È molto generoso e leale con gli amici, ma si offende facilmente. Giulio nasce all’inizio del XXI secolo dall’intuizione di un’illustratrice e architetto triestina, ispirata da alcuni bambini incontrati nelle scuole.

Nicoletta Costa aveva nella sua cartella dei disegni la figura di un coniglietto di nome Emilio[3]. Con Marco Ravoni e l’editore Panini si arriva a Giulio. Nel 2006 nasce un giornale e nel 2015 approda in Tv. Giulio Coniglio attrae i bambini perché è come loro, semplice e timido. Le sue storie vengono trasposte cinematograficamente da un produttore e amico di infanzia dell’autrice, Mario Moraro[4]. Rai Yoyo ne trasmette tuttora episodi Tv e Giulio ha addirittura una Fanpage.

Ma piace anche alla critica. La sua rivista, infatti, ha vinto il Premio nazionale Città di Chiavari nel 2008 e nel 2011 e nel 2010 Giulio ha ottenuto l’ambitissimo Premio Andersen come personaggio dell’anno[5]. Il cugino transalpino di Giulio, è Simone, coniglietto di 5 anni, che affronta alcune avventure domestiche e scolastiche con la sua famiglia, i suoi amici e il suo fratellino Gaspare[6]. Uscito dalla penna di Stephanie Blake, nata negli States, ma stabilmente in Francia fin da piccola, i libri di questo coniglietto sono stati tradotti in 20 lingue. Caccapupù, Pappamolla, Superconiglio sono soltanto alcune storie di vita vissuta, dalla paura del dottore, all’arrivo del fratellino, ai litigi e alle piccole conquiste.

E pazienza se lettori e critica si dividono su uso di colori troppo forti o di debolezza degli intrecci e delle trame. I nostri figli apprendono che il mondo si cambia senza essere straordinari. Basta essere se stessi.

[1] N. Zingarelli, Il nuovo Zingarelli minore. Dizionario della lingua italiana, Zanichelli, Bologna 2008, p. 296.

[2] Per queste rassegne rimando al blog del comico Paolo Ruffini http://ilblog.paoloruffini.it/2017/04/07/i-conigli-piu-famosi-dei-film-danimazione/ o alle ricostruzioni di www.cineblog.it o di www.movieforkids.bestmovie.it. La filmografia vanta titoli come Chi ha incastrato Roger Rabbit? o Space jam, che mettono in evidenza la furbizia e l’intelligenza sociale dei roditori protagonisti.

[3] www.nicolettacosta.it/personaggi/giulio-coniglio/index.html.

[4] www.filastrocche.it/giulio-coniglio-in-tv/.

[5] N. Costa, Giulio Coniglio per terra e per mare, Panini, Modena 2011.

[6] Suggerisco alcuni riferimenti all’argomento: http://www.babalibri.it/catalogo/autore/stephanie-blake, https://labibliotecadidaniela.wordpress.com/2018/03/30/la-serie-di-simone-caccapupu-di-stephanie-blake-presentazione/, https://www.mamamo.it/video/simone-serie-animata-cartoonito-stephanie-blake/, https://www.milkbook.it/simone-di-caccapupu-stephanie-blake/, https://mammamogliedonna.it/il-coniglio-simone-di-stephanie-blake-diventa-un-cartone-animato/


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Michele Casiero
Una grande quantità di amore ed entusiasmo traboccanti da un piccolo contenitore bucato dalla fragilità e dalle ammaccature dell’esistenza. Poche pennellate per descrivermi. Mi definisco un mediano, che sta in mezzo al campo “a recuperar palloni … con dei compiti precisi”, consapevole che è più bello lavorare per la squadra e che dopo “anni di fatiche e botte vinci casomai i Mondiali”. Insegno filosofia e storia al Liceo “F. de Sanctis” di Trani e ho collaborato con l’Issr “San Nicola il Pellegrino” di Trani come docente incaricato di Filosofia rosminiana e Filosofia della religione. So cosa vuol dire viaggiare, gustando i paesaggi e temendo le avverse condizioni meteo. L’esperienza più bella è la paternità: il dono di rinascere per accompagnare una vita che mi è stata affidata, rivedendo il mondo con gli occhi di un bambino.

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