«Quest’ultima preghiera, segnor caro,  
già non si fa per noi, ché non bisogna,  
ma per color che dietro a noi restaro»

(Purgatorio XI, vv.22-24)

I primi ventun versi dell’undicesimo del Purgatorio riportano una libera traduzione della preghiera del Padre Nostro che i superbi, quelli che erano stati abituati a far la voce grossa in solitudine, ora intonano coralmente. Segue una terzina che merina una sottolineatura:

«Quest’ultima preghiera, segnor caro,

già non si fa per noi, ché non bisogna,

ma per color che dietro a noi restaro»

(Purgatorio XI, vv.22-24).

Ovvero: Signore caro (le anime purganti non si rivolgono a Dio chiamandolo Padre…), se ti preghiamo di tener lontana da noi la tentazione, non lo facciamo per noi stessi, giacché non ne abbiamo più bisogno, ma per quanti ci vengono dietro, per coloro che sono ancora sulla terra…

Quando ho riletto queste parole, ho subito pensato a noi e al dopo di noi. Ho pensato a questo pianeta e a come lo lasceremo alle generazioni che verranno. Non c’è bisogno che mi soffermi sulla drammatica crisi ecologica che ci attraversa. Tutti i giorni sentiamo di fenomeni allarmanti, di cambiamenti climatici, di sciagure naturali che si abbattano a spazzare via case, strade, soprattutto persone.

Eppure, facciamo niente o facciamo troppo poco, noncuranti della zavorra che s’accumula e che non saremo noi a portare, ma i nostri figli e i figli dei figli. Ci pesa troppo cambiare stile di vita, anzi di consumo, anzi di produzione. Perché è la produzione che detta il consumo ed è il consumo a dettare il nostro stile di vita, proprio quello che ci illudiamo di scegliere liberamente, mentre gli esperti dei big data analizzano con occhio avido ogni nostra preferenza, ogni nostro click.

E ci capita così di avvertirci impotenti e incapaci, oltre che sterili e pigri. Altro che pregare «per color che dietro a noi restaro»…

Sia quel che sia, Dante e Virgilio sono ancora nella prima cornice. Virgilio chiede consiglio sulla via più agevole per passare nella seconda, atteso che Dante reca ancora il peso del suo corpo e sale a fatica. Risponde Omberto Aldobrandeschi e così sappiamo del suo destino. Egli riconosce candidamente tutta l’arroganza che lo ha contraddistinto in vita e non da meno è l’umile confessione di Oderisi da Gubbio, maestro dell’arte della miniatura, che però ora si dichiara secondo a Franco Bolognese.

È lo stesso Oderisi a insistere su quanto fallace sia la fama umana: Cimabue è stato superato da Giotto, Guido Guinizelli da Guido Cavalcanti (ed entrambi saranno presto superati da un terzo poeta…), giacché la nostra «nominanza è color d’erba, che viene e va» (v.115); la nostra fama è come l’erba, presto inaridita dal medesimo sole che l’ha fa spuntare.

Non a caso, l’ultimo esempio di superbo penitente è Provenzan Salvani, che volle essere signore di Siena ed è da un pezzo dimenticato, tanto che a malapena il suo nome vi si “pispiglia” (v.111). Peraltro, a poco vale essere vissuti a lungo oppure poco: tra mille anni, un tempo piccolo sulla scala dell’eternità, nessuno si ricorderà di noi. Tra mille anni, oppure molto prima.

Vincent van Gogh: «Non vivo per me, ma per la generazione che verrà».

Proverbio dei nativi americani: «Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli».

Papa Francesco: «L’umanità del periodo post-industriale sarà forse ricordata come una delle più irresponsabili della storia».


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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