
Ma dell’assoluto
Nulla, nella nostra vita, è permanente, tutto è in continua trasformazione, l’unica via per adattarsi è prenderne coscienza.
È il destino di ognuno e di tutti, indipendentemente dall’età, dal grado d’istruzione, dal clima, dal ceto, dal sesso, o dalla condizione.
Mentre camminiamo per la strada vediamo la nostra ombra cadere sul fango e sulla sporcizia, su buche e sporgenze, su spine e su sabbia, sull’asciutto e sul bagnato.
Ci interessa ciò che accade alla nostra ombra? La nostra ombra ne resta, forse, macchiata?
Essa non si cura dei luoghi infimi in cui cade o che passa a guado. Le esperienze dell’ombra non sono né eterne, né vere.
Dovremmo, perciò, convincerci di non essere quell’ombra in assoluto, ma di essere l’assoluto stesso, un’anima transeunte che cresce nell’empirismo.



























