
«Occorre riconoscere un dato decisivo… In molti casi nel contesto digitale, il controllo delle piattaforme, delle Infrastrutture dei dati e della capacità di calcolo non è appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici che, di fatto, fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione. Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e diseguaglianze»
(Leone XIV da Magnifica Humanitas)
«Quando la domanda su ciò che è vero perde di interesse e prende piede un pragmatismo che si accontenta di ciò che appare utile o efficace, la vita democratica si indebolisce. Essa, infatti, non vive soltanto di regole, procedure, ma, anzitutto, di un rapporto leale con i fatti e di un reale orientamento al bene delle persone e del corpo sociale»
(Leone XIV da Magnifica Humanitas)
In occasione del centotrentacinquesimo anniversario della pubblicazione dell’enciclica di Leone XIII, Rerum Novarum, che ha rappresentato un autentico, possente e decisivo spartiacque tra un prima e un dopo del magistero della Chiesa cattolica, – e con cui ne è stata fondata la dottrina sociale, – l’attuale pontefice, che già col nome che “sibi imposuit” vi faceva riferimento, dopo un anno dall’elezione al soglio petrino, ha pubblicato la sua Magnifica Humanitas.
L’enciclica si pone nel solco della dottrina sociale che ha attraversato i pontificati di praticamente tutti i papi da Leone XIII a Francesco, (di cui il papa americano si dice fortemente tributario).
E tutta la prima parte Prevost la dedica a ricordarcelo dettagliando anche troppo analiticamente il percorso, in verità annoiando un po’ il lettore, almeno chi scrive, prima di arrivare al vero succo di tutta l’opera, ovvero la necessità di mantenere il primato e la centralità della persona e dell’intelligenza umana su quella artificiale.
Un essere umano non solipsistico ed egoisticamente orientato, ma calato in una trama di relazioni, di accoglienza, di sostegno ai suoi consimili, siano essi vicini e noti, o lontani e sconosciuti.
L’intelligenza artificiale è, anzitutto, una forma estrema di capitale. E’ una macchina intelligente, capace di avere “vita propria”, e, in quanto tale, di “imporsi” rispetto all’essere umano.
E ciò perché il capitalismo, c’è poco da girarci attorno, è così, è l’estrema lotta tra lavoro e capitale, con la prevalenza del secondo, o meglio degli introiti che genera, a vantaggio di una classe imprenditoriale che ha investito risorse monetarie e finanziarie e si aspetta il massimo ritorno in termini di profitto. Con una grande differenza, però, rispetto alle classiche dinamiche conflittuali lavoro/capitale.
Oggi il controllo di archivi di dati e tutto ciò che vi è connesso è sganciato dal controllo statale, ma è appannaggio di pochissimi soggetti che dominano la finanza (i famosi fondi, tipo Blackrock, Vanguard, State Street, ecc.). Questi detengono i pacchetti azionari di controllo di fatto delle maggiori società mondiali. Ed ovviamente anche di chi gestisce, controlla e sviluppa la ricerca e la gestione dell’intelligenza artificiale.
L’ultima preoccupazione dei burattinai che gestiscono la finanza mondiale è il rispetto e la centralità della persona umana.
Il papa denuncia l’economia neo-schiavile che è stata impiantata sulle spoglie dello stato sociale, via via smantellato, come da progetto criminale che ha cominciato a prendere corpo dopo la caduta del muro di Berlino, quando il turbocapitalismo ha alzato la testa, innestato la quarta e ha cominciato a correre a scapicollo verso una meta agghiacciante, quella del profitto a tutti i costi, dello spostamento della ricchezza globale verso la esigua e sparuta minoranza che ne detiene la gran parte, ma che ne brama sempre più, costi quel che costi.
Il papa denunciale le guerre che macinano profitto sulla pelle di interi popoli sacrificati, e prima ancora additati come cagionatori del male, quindi da sterminare in una furia bellica disumanizzata e disumanizzante.
Guerre “inventate” a bella posta, anche attraverso il ribaltamento della verità, la diffusione di contenuti alterati, indirizzati alla pubblica opinione usando “algoritmi” da cui origina la sua manipolazione.
Col sacrificio definitivo dei diritti umani.
Guerre preparate come si acconcia un terreno per la piantumazione di un albero. In barba al valore della Pace che, dice Leone, “non è un tema, tra gli altri, ma è una condizione del bene comune universale e un banco di prova della maturità morale dei popoli, specialmente di chi è chiamato a responsabilità di governo”.
Quest’enciclica che, temiamo, rimarrà lettera morta, è uno schiaffo alle élite politico-economico-finanziarie (chissà a Draghi se hanno fischiato le orecchie, lui che ne è uno dei maggiordomi più ligi!) e allo stesso tempo un monito ad una riconciliazione dell’umanità tutta.
Non è contro la tecnologia, anche, ed in specie, quella rappresentata dall’IA, ma è per una sua disciplinata ancillarità alla magnifica umanità che ogni essere umano, anche il più piccolo e fragile, rappresenta.
Poi, al netto di tutti i riferimenti a Dio e al suo essere il terminus a quo e ad quem di tutte le cose, lo zoccolo duro del contenuto, semplice e stringato, ( e di cui il pontefice non è il primo a parlare), è condivisibile anche da chi non ha Dio come stella cometa del suo cammino.
Ecco perché quest’enciclica merita attenzione, una giusta lettura e una corretta riflessione. Prima che sia troppo tardi e che questo stupido pianeta, chiamato Terra (splendida metonimia!) vada gambe all’aria per l’avidità di pochi, i quali sembrano ignorare che creperebbero anche loro che stanno, poco per volta, tagliando il ramo dell’albero su cui siamo seduti tutti.


























