«Chi spera cammina, non fugge! Si incarna nella storia! Costruisce il futuro, non lo attende soltanto! Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma! Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare. Cambia la storia, non la subisce!»

(Don Tonino Bello)

Camminare, un passo dopo l’altro, un giorno dopo l’altro, una fatica alla volta…

Caro lettore, adorata lettrice,

nel breve tempo che a ciascuno di noi è dato di vivere, conosci un altro modo per arrivare alla meta?

Mi dirai, quale meta?

Non ho l’ambizione di rispondere al posto tuo. So bene che ognuno di noi cerca a fatica, quando cerca, un obiettivo che dia senso al proprio viaggio. So bene che le risposte, quando si trovano, sono le più disparate.

E ti dirò: a mano a mano che invecchio, perdo sempre più la voglia di fare classifiche. Non mi interessa quale sia la risposta più vera e quella falsa. Non mi interessa, non nel senso che credo che tutte le risposte siano eguali o che un fine valga l’altro.

Semplicemente, penso che ognuno debba fare le sue scelte, come è giusto che sia. E pagarne il prezzo. Penso che l’esperienza non si compri un tanto al chilo, né la si possa trasmettere solo a parole. Penso che sia già gran fortuna e privilegio quando si sia nella condizione di poter scegliere, cosa che è negata a tantissimi uomini e donne, forse i più, in questo mondo.

Detto ciò, è anche vero che c’è chi questo privilegio lo butta via, lo calpesta, lo sciupa. Magari per pigrizia, oppure per paura, per viltà, o solo perché si è persa l’occasione.

Ritengo che Max Gazzè lo canti in modo ammirabile:

 «Davanti a un muro
c’è chi fischia e fa il giro
lamenta che il mondo è cattivo
Non è nel mio stile
bisogna salire
chi non prova ha perso già».

Proprio così. Spesso l’unica ragione per cui non si arriva alla meta è che ci è mancato il coraggio di partire. Anche l’Everest è stato scalato, e più volte, ogni volta a partire dal primo passo. Tutti gli oceani sono stati attraversati, e più volte, ogni volta staccandosi dal molo con il primo colpo di remi.

Il viaggio più lungo comincia sempre col primo passo. E come spronava don Tonino: «Chi spera cammina!».

Sì. Lo consento. Profondamente. Vince chi spera, vince chi cammina, vince chi non fugge. Vince chi fa la fatica di vivere questo giorno per preparare quello che sarà domani. Non perché domani sarà necessariamente migliore di ieri, ma perché sarà di sicuro peggio, se vivo l’oggi nella paralisi.

Perché: «La virtù è ardita e la bontà non ha mai paura» (W. Shakespeare).

I viaggiatori? Hanno lo sguardo lungo e scarpe consumate. I rassegnati? Tengono lo sguardo basso, non sperano più niente. Fanno un sacco di storie. Ma non fanno la storia.

La meta?

Ungaretti: «La meta è partire».

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FontePhotocredits: Paolo Farina liberamente rielaborata da Myriam Acca Massarelli
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

2 COMMENTI

  1. È proprio vero, manca spesso il coraggio di partire. Non ci si sente realizzati perché non si sa dove si vuole andare!

    • Grazie mille per le sue parole, Cinzia!
      Citando Lao Tzu: “Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo”.

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