
Passeur di cultura e ‘artista-filosofo’ della matematica
In questi ultimi tempi, un nutrito gruppo di giovani studiosi è impegnato nel ridare, alla luce delle più aggiornate metodologie storico-critiche, a momenti e figure del nostro panorama culturale del ‘900, che non avevano avuto il dovuto riconoscimento, un più giusto peso inserendoli nel contesto europeo; si segnala in tal senso il recente lavoro Genesi e sviluppo dell’épistémologie historique. Fra epistemologia, storia e politica di Gerardo Ienna del 2023, dove si ricostruisce nella parte finale quello che viene chiamato il ‘canone italiano’ a tale tradizione di ricerca a partire dai contributi dati da Federigo Enriques, Ludovico Geymonat e Giulio Preti sino ad Aldo Gargani e alla cosiddetta Italian Science Wars. Viene ad integrare questo capitolo, non minore del pensiero filosofico-scientifico italiano, il primo lavoro organico su un’altra non secondaria figura, quella del matematico, o meglio dire savant alla francese per i suoi costanti interessi storico-filosofici, Lucio Lombardo Radice (1916-1982) da parte di Fabio Lusito, formatosi presso la Scuola di Storia della Scienza dell’Università degli Studi di Bari, dal significativo titolo Un marxista galileiano. Scienza e società in Lucio Lombardo Radice, con prefazione di Francesco Paolo de Ceglia (Collana Denkstil, Milano, Meltemi 2023). Infatti, il primo elemento strategico che scaturisce da questa ricerca, sottolineato nella prefazione ed evidenziato nei diversi capitoli, è l’analisi del modo di essere stato per tutta la vita un ‘matematico intellettuale’ o meglio un ‘uomo completo’ come lo stesso Lombardo Radice amava considerarsi nel suo modo di cogliere la matematica ‘come arte, filosofia e pensiero’, e come risulta da alcuni suoi scritti; per comprendere il suo essere stato “non semplicemente uno scienziato, ma a buon diritto un uomo di scienza”, Fabio Lusito ci offre “una riflessione unitaria e completa” di tale percorso col fare sue a livello metodologico le sfide della complessità, ritenute indispensabili per “domare la complessità” rappresentata dalla personalità multiforme del savant siciliano impegnato su più fronti come ‘uomo del Rinascimento’, così come è stato sottolineato recentemente in un numero della rivista Studi storici. E ciò che rende il suo lavoro più pregnante è lo sforzo teso a evidenziarne le ragioni dell’essere teso come “un matematico umanista” ed “’esploratore’ della società, del sapere, della cultura, della scienza” ad un progetto di “cultura unita”, che almeno per l’Italia “significava, principalmente, votarsi alla modernità”, fare i dovuti conti con l’esperienza di pensiero galileiana col metabolizzare appieno l’esprit dell’uomo copernicano nel senso di Antonio Banfi e portarlo in ogni ambito da quello più propriamente filosofico a quello educativo e scolastico.
Ma in primis l’obiettivo di fondo, che permette al giovane Lusito in questa sua prima e articolata monografia di offrire non solo un quadro esauriente dell’intero percorso del matematico-filosofo siciliano ma anche di alcuni momenti-chiave della cultura italiana del ‘900 visti attraverso gli intensi dibattiti sulla natura dell’impresa scientifica, è quello di “riparare alla falla” esistente nella letteratura critica che non lo ha preso in considerazione come scienziato “in relazione alle scienze del suo tempo” e uomo di scienza tout court, ma visto impegnato sia pure su più fronti solo al pur ambizioso progetto di unità della cultura dentro il non omogeneo mondo marxista; nei vari capitoli, pertanto, si esaminano in una visione globale “il contributo del matematico nella storia della scienza” per i fondamentali contributi dati all’algebra astratta, “la portata scientifica” di tali lavori anche nel confronto con la figura dell’algebrista Bartel L. Van der Waerden e col gruppo dei matematici bourbakisti francesi, il cosiddetto Annus mirabilis nel campo della geometria proiettiva nel 1955, i rinnovati interessi negli anni ’60 per l’algebra e la figura di Évariste Galois col prendere in debita considerazione l’opera fondamentale del 1965 Istituzioni di algebra astratta, che ebbe per la Feltrinelli ben dodici edizioni.
E per completare quella che Lusito chiama “complessa architettura” che tiene insieme il percorso di Lombardo Radice come “matematico, divulgatore, storico della scienza, critico, epistemologo, filosofo”, strategica si rivela l’analisi del suo non comune impegno nel difendere il “valore culturale, epistemologico, teorico e non ultimo sociale” dell’impresa scientifica sulla scia delle indicazioni di Federigo Enriques, un altro suo ‘maestro’ negli anni ’30 a Roma, e dentro la tradizione di pensiero marxista dove, salvo poche eccezioni come nel caso di Ludovico Geymonat e Antonio Banfi, tale aspetto era tenuto in secondo piano. Tale figura, come l’altro maestro Gaetano Scorza, fu determinante nel fargli prendere coscienza, come poi viene detto in una antologia di suoi scritti curata nel 1958 dallo stesso Lombardo Radice e come dirà ancora un anno prima di morire in un convegno sul savant livornese, che la matematica non è ‘solo tecnica, ma anche cultura generale’; essa è ritenuta ‘pensiero valido per tutti’ e intriso di razionalità e di intrinseca storicità da chiarire sul piano epistemologico oltre ad essere strumento non secondario per la liberazione delle menti dai dogmatismi e assolutismi vari, come viene chiarito in opere quali L’educazione della mente del 1962 ed Educazione e rivoluzione del 1976, tutti aspetti questi che lo rendono un “marxista galileiano” e quasi unico nel panorama italiano del ‘900.
Ma tutto ciò comportava da una parte mettersi alle spalle la tradizione neoidealista e dall’altra condurre, con pochi altri nell’immediato secondo dopoguerra, una “lotta interna al marxismo” ben evidenziata da Lusito da sembrare, come è stato sottolineato da diverse parti, un ‘marxista atipico’ per aver messo in campo un tipo di engagement rivolto in primis a fare emergere le varie ‘ragioni della scienza’ nel senso avanzato da Federigo Enriques nei Problemi della scienza del 1906, da quella teorica a quella storica; esse sono ben evidenziate come condizioni di base per comprenderla come pensiero tout court, come vera e propria ‘palestra di razionalità’, come scrive Francesco Paolo de Ceglia nella prefazione, dove si vengono a forgiare quegli indispensabili strumenti concettuali in grado di fare acquisire ‘mentalità e spirito scientifico’. Tale percorso pervaso, infatti, da diverse “fascinazioni marxiste” e teso all’”unità della cultura tra marxismo e scienza”, viene ben scandagliato da Lusito sino ad arrivare a considerarlo un vero e proprio pensatore galileiano per aver sentito l’obbligo di usare la portata veritativa delle matematiche per inoltrarsi criticamente in altri ambiti al di là di posizioni normative e di alcuni dogmi del suo tempo; non è un caso, quindi, se di Lucio Lombardo Radice viene giustamente messo in evidenza il suo essere stato strutturalmente un Kulturträger nel senso tedesco del termine, o passeur de cultureper usare un analogo termine francese, per indicare “uomini traghettatori di cultura… che imbarcano con sé il dovere di trasportare la cultura da una sponda all’altra”.
Ma, come viene sottolineato spesso in tale monografia, è sempre attraverso la comprensione epistemologica dalla matematica come scienza e di uno dei suoi rami più astratti come l’algebra col suo specifico rigore e della sua specifica storia concettuale, cioè il passaggio da questa scienza alla sua specifica dimensione come pensiero e come storia, che permette a Lombardo Radice di traghettare il pensiero scientifico in altri campi come in quello didattico e politico e nella stessa divulgazione; e come affermava in diversi scritti, è sempre ‘il metodo storico’ e storico-genetico’, comune a tutte le ricerche, che fa comprendere meglio gli esiti del suo discorso che per Lusito costituiscono “la più potente ‘carica’ innovatrice del pensiero, “il valore pedagogico della scienza storicizzata”, in grado di cogliere meglio quella che con Emma Castelnuovo si può chiamare ‘la matematica dalle mani sporche’ e da parte dei più giovani di vedere in essa ‘uno dei modi più penetranti, di guardare e intendere il mondo’ e di impegnarsi per “una rivoluzione dal basso: diffondere il pensiero scientifico”. Ed era chiaro che tale approccio di netta impronta galileiana, di ‘filosofica milizia’ come la chiamava Federico Cesi nel fondare nel 1603 l’Accademia dei Lincei nel mettere da parte le pseudo-conoscenze e per guardare in avanti, rivolto al rinnovamento della cultura in generale e basato su quella alleanza strategica tra “scienza e storia”, per Lusito caratterizza gli ultimi anni della vita di Lombardo Radice nel mantenere una propria autonomia “tra dissenso e impegno militante” con l’intervenire nella querelle sulla neutralità della scienza che imperversò in Italia dopo la pubblicazione dell’Ape e l’architetto da parte del gruppo di Marcello Cini, sui dibattiti e le “fratture di fondo” tra materialisti storici e materialisti dialettici, dove la scienza veniva posta “al vaglio dei nuovi marxisti”.
Attraverso una articolata immersione nei molteplici scritti di Lucio Lombardo Radice per spiegarne le diverse pieghe del suo essere stato trascinatore di cultura grazie alla presa in carica della piena dimensione filosofica delle matematiche, Fabio Lusito ci consegna la biografia intellettuale di una figura che, pur partecipe attivamente agli eventi salienti del nostro paese dalla Resistenza alla ricostruzione morale e civile del dopoguerra, ha mantenuto e difeso coerentemente un proprio progetto culturale teso a fornire degli strumenti per un cambiamento ‘dal basso’ ed in senso democratico delle strutture civili e sociali del nostro paese; e confrontarsi, come è stato fatto in questo lavoro propostoci da un giovane ricercatore, con le dinamiche e con l’evoluzione di un pensiero rivolto in primis a cogliere quella che Simone Weil nelle sue lettere al fratello André, fondatore del gruppo dei bourbakisti, chiamava ‘l’arte della matematica’ nelle diverse articolazioni, fatto che viene del resto fuori dagli scritti del savant siciliano, e corredato da molteplici battaglie condotte su più fronti, è un modo per avere a disposizione un percorso cognitivo-esistenziale a cui abbeverarsi in quanto dotato di una ‘carica innovatrice’ non comune che se ben colta può risultare salutare ancora oggi.


























