«Certo che per fare grandi scoperte oltre che essere grandi geni bisogna anche essere un po’ ritardati. Come può venire in mente a qualcuno che una mela possa cadere in su?»

(Achille Campanile)

L’importanza delle cose, di una rosa, di un contatto. L’importanza delle ferite che son feritoie. L’importanza della vita, di essere qui, e di poter contribuire con un verso alla meraviglia dell’Universo.

Chi sono, chi sei, chi siamo? Dove avrà termine il nostro viaggio e quale segno lasceremo, se pur lo lasceremo, nel nostro passare?

Caro lettore, adorata lettrice,

lo so, ti vedo, mi vedi: non scrivo nulla che tu non sappia già. Le mie parole non sono mie. Sono tue, sono nostre, sono di tanti prima e dopo di noi. Sono degli uomini e delle donne. Sono di quell’animale strano che sa essere il più crudele e tenero, malvagio e angelico, degli esseri viventi: e che chiamiamo uomo.

I presocratici si interrogavano sull’archè, sull’origine delle cose. Aristotele la intuiva nel “primo motore immobile” e, prima di lui, Platone, in modo forse più convincente, la contemplava come Bene.

Ma cosa muove per davvero le tue e mie azioni? Se ora io dovessi dirti cosa sospinga la mia vita, cosa potrei dirti di veramente autentico? E se anche tu potessi, cosa mi diresti?

Davanti a simili domande, Picasso sembra avere pochi dubbi: «Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo».

J.M. Barrie, il padre di Peter Pan, vola più basso e annota: «La vita è una lunga lezione di umiltà».

Come tu sai, io amo Montale: «La vita deve essere vissuta, non pensata, perché la vita pensata nega se stessa e si mostra come un guscio vuoto».

Detto altrimenti, devi vivere e beccarti una mela sulla testa prima di scoprire l’acqua calda: sei solo un uomo, solo una donna, tutto qui. E sei tremendamente e inesorabilmente mortale. Fallibile. Ma puoi essere meraviglioso.

Ecco, la verità non ama giri parole. La verità si dà. La verità si fa. La verità è scoglio che non può arginare il mare. La verità scende e risale. È distese azzurre ed è verdi terre. È discese ardite e risalite, è cielo aperto ed è giù il deserto. Paradiso e inferno. La verità sei tu, sono io, nel segno della umana frangibilità. Perché siamo esseri gracili. Eppure unici. Misteriosi. Eppure, in un qualunque modo, necessari.

Cristicchi: «Le poche cose che contano». E che ci fanno cantare.

 


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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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