La grande pochezza

Il feroce leghista Valditara, Ministro del MIM, non ha saputo rinunciare alla tentazione di tutti i politici ascesi al soglio ministeriale: modificare i programmi dei Licei. Non poteva rinunciare alla tentazione di mettere il proprio nome a fianco di quello di Giovanni Gentile, firmatario della “più fascista delle Riforme”.

Per la verità il MIM aveva già modificato di recente i programmi della scuola primaria, con particolare attenzione alla Storia, ma non se n’è accorto quasi nessuno, né si è sviluppato un vero dibattito fra insegnanti, dirigenti scolastici, genitori, intellettuali e via dicendo. Del resto il difficile mondo della scuola non reagì bene neanche a ministri della Pubblica Istruzione del calibro di Tullio De Mauro e Giovanni Berlinguer, che non ci stancheremo mai di stimare e di rimpiangere.

Leggendo le nuove Indicazioni nazionali per i Licei si percepisce il tentativo del Governo Meloni di fare con la scuola quello che ha tentato di fare con la magistratura: sottomettere all’esecutivo, con un decreto, un apparato dello Stato. Sarebbe un errore sottovalutare il tentativo, visto che il feroce leghista Valditara ha già annunciato il passaggio successivo: unificare Licei, Istituti professionali e Istituti tecnici.

Se mai avessimo avuto bisogno di conferme, i partiti che formano l’attuale governo sono tutti d’accordo nel demolire definitivamente la scuola pubblica, marginalizzandola. La scuola conta poco, secondo loro, specialmente nell’età dell’Intelligenza Artificiale. Perché investire denaro nella scuola pubblica? Non è forse meglio favorire le scuole paritarie e poi lasciare alle scuole pubbliche il difficile compito di vedersela con gli immigrati? E’ concepibile che un lombardo puro debba frequentare la scuola con maghrebini, bengalesi, rom e afghani?

Ecco perché le nuove Indicazioni sono riduttive, piene di luoghi comuni che nascondono dietro la grande pochezza la volontà di distruggere la scuola e tutto quello che rappresenta: dialogo, confronto, sperimentazione, socialità, integrazione, promozione sociale. Insomma, UMANITÀ.

L’intento propagandistico è chiaro. Prendiamo per esempio la questione della Geostoria. Bisogna sapere che nel biennio delle scuole superiori, per motivi di risparmio, il numero totale delle ore di insegnamento settimanale è inferiore a quello della scuola media. Per questo Geografia e Storia furono accorpate in Geostoria con tre ore alla settimana invece che quattro. Lasciamo da parte la discussione sul significato epistemologico dell’integrazione fra Storia e Geografia: osserviamo invece che le nuove Indicazioni separano nuovamente le due discipline. Bene! …salvo poi scoprire che all’inizio del paragrafo è detto a chiare lettere che il numero delle ore non cambia. Della serie: noi smontiamo un provvedimento-bandiera dei governi precedenti, però poi vedano un po’ gli insegnanti che cosa fare.

L’altro grande assente nell’impianto dalle Indicazioni è l’Unione Europea, mentre nei programmi di Storia si pone al centro la storia dell’Italia e dell’Occidente. Per combattere i principi universalistici di qualunque matrice, si ribadisce che l’Italia e l’Occidente (che non viene definito nei suoi confini) hanno un primato nella storia mondiale avendo dato:

  • le forme universalmente adottate della moderna statualità;
  • le premesse teoriche della ricerca e del progresso scientifico;
  • le fondamenta dei diritti della persona umana e delle sue libertà;
  • il concetto stesso di storia.

Non una parola sul colonialismo e sull’imperialismo, non una parola sull’altra faccia della medaglia di questi quattro aspetti del presunto primato; non una parola sull’interdipendenza generata dalla globalizzazione.

Siamo di fronte ad un’interpretazione gretta e superficiale del concetto di Nazione, che contrasta nettamente con lo spirito di libertà che ha forgiato la storia d’Italia. Oltretutto, se vi fosse alla base un’autentica passione patriottica, avremmo dovuto trovare attenzione alle differenze regionali e soprattutto alla cultura meridionale: nulla di tutto questo.

Preoccupa l’indifferenza pubblica nei confronti di queste operazioni, che sono caratterizzate sì dalla loro pochezza etica e culturale, ma da una grande pochezza, molto pericolosa se avrà modo di continuare a governare.

L’indifferenza che preoccupa non è solo quella dei partiti d’opposizione, che fino a questo momento non hanno formulato alcuna proposta: l’indifferenza che preoccupa è quella degli insegnanti, dei dirigenti scolastici e, purtroppo, di tanti studenti che non riescono a mettere la scuola, cioè il futuro, al centro del dibattito pubblico.


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Sono nato a Barletta nel 1956; ho insegnato Lettere per 23 anni e sono stato dirigente scolastico dal 2007 al 2023. Mi sono dedicato allo studio di vari aspetti della storia locale e sono membro della Società di storia patria per la Puglia; ho censito, trascritto e tradotto le epigrafi di Barletta. Per i tipi della Rotas ho pubblicato il romanzo-saggio “Ricognizioni al giro di boa”. Da molti anni mi interesso di religioni (specialmente il Buddhismo Mahayana) e di dialogo interreligioso. Ho avuto la fortuna di avere tre figli e ora di essere anche nonno! Da settembre 2023 sono in pensione: si dice tecnicamente "in quiescenza" ma è un po' difficile fermarsi. Gioco a tennis, mi piace molto viaggiare e credo molto nel lifelong learning. Sono stato cooptato in Odysseo da Paolo Farina :) e gli sono grato per avermi offerto uno spazio per parlare di scuola (e non solo) fuori dall’ambito formale/ istituzionale.