
I mesi e gli anni passano, eppure i media continuano regolarmente a parlare di pensioni e di possibili riforme. La legge di bilancio 2026 introduce una riforma della previdenza complementare con cambiamenti operativi e cruciali a partire dal 1° luglio. Per il cittadino diventa fondamentale informarsi per poter scegliere come meglio salvaguardare il proprio futuro.
A spiegarcelo è il Dr. Marco Papagni, agente assicurativo
Perché si parla sempre di previdenza e di riforme?
Le grandi trasformazioni demografiche e della società: meno bimbi, aumento dei single, precarietà del lavoro, disparità salariali di genere e maggiore longevità, portano ad un equilibrio instabile, possiamo definirlo, lo Stato c’è e ci sarà, ma potrà offrire solo tutele ridotte.
La prevalenza dei lavoratori (dal 1/1/1996) percepirà la pensione con il sistema contributivo, cioè funzione dei contributi versati e dell’attesa di vita. Le proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato indicano che in Italia, già nel 2030, un lavoratore dipendente potrà avere una pensione pari al 63% del suo reddito da lavoro! Per gli autonomi ancora meno. Pertanto immaginiamo un impiegato che percepisca come ultimo stipendio 1.800 Euro e dal mese successivo invece una pensione di circa 1.300 Euro!
Quindi non si tratta di numeri, demografia o società, pensare alla propria pensione è qualcosa che riguarda un ampio periodo della propria vita! È qualcosa di molto personale…
Si tratta di almeno 20-25 anni di giornate, di risvegli, di colazioni, pranzi e cene dove, una persona, se non farà nulla, dovrà vivere prevalentemente con la sola pensione pubblica. Se sarà sufficiente. Oppure dovrà fare delle rinunce, ridimensionare il suo stile di vita o dovrà continuare a lavorare ben oltre i 70 anni.
Cosa si intende, esattamente, per “previdenza complementare” e a chi è dedicata?
La previdenza complementare (o previdenza integrativa) è il sistema di previdenza privato che si affianca alla previdenza pubblica obbligatoria (INPS o Casse Professionali). Le forme previdenziali sono costituite da:
- Fondi pensione negoziali: fondi creati a livello di contrattazione collettiva, generalmente riservati ai lavoratori di determinate categorie professionali
- Fondi pensione aperti: offerti da banche, compagnie di assicurazioni e società di gestione del risparmio disponibili per chiunque.
- Piani individuali pensionistici (PIP): destinati a chi vuole aderire in modo autonomo, senza aderire a un fondo pensione collettivo.
Tali fondi raccolgono i risparmi, gestiscono le risorse e, al momento del pensionamento, erogano una rendita o un capitale.
La previdenza complementare è dedicata a chiunque voglia migliorare la propria copertura previdenziale futura e, in particolare: a lavoratori dipendenti (settore privato e pubblico), che possono far confluire anche il proprio TFR, lavoratori autonomi, liberi professionisti, soggetti fiscalmente a carico, inclusi i familiari non lavoratori o minorenni e percettori di redditi diversi da lavoro (es. rendite da immobili).
Quali sono le principali novità della legge di bilancio 2026 in materia di previdenza complementare?
Le novità della legge di bilancio 2026 mirano ad incentivare lo sviluppo della previdenza complementare, ecco le principali misure adottate:
- Adesione Automatica: I lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione vengono iscritti automaticamente alla previdenza complementare per il conferimento del TFR, salvo rifiuto esplicito entro 60 giorni.(c.d. silenzio assenso)
- Portabilità del Contributo Datoriale: Dopo due anni di partecipazione a un fondo, il lavoratore può trasferire la propria posizione a qualsiasi altra forma pensionistica mantenendo il diritto al contributo del datore di lavoro.
- Agevolazioni Fiscali: il plafond di deducibilità fiscale aumenta a 5.300 € annui.
- Maggiore flessibilità delle prestazioni pensionistiche: Il capitale accumulato potrà essere richiesto fino al 60% della posizione individuale, mentre restano disponibili diverse opzioni di utilizzo: anticipazioni, erogazione frazionata o conversione in rendita.
Questa maggiore libertà consente al lavoratore di pianificare con più consapevolezza il proprio futuro finanziario e di gestire con flessibilità eventuali esigenze straordinarie. Il montante accumulato resta di proprietà del lavoratore fino al pensionamento e viene rivalutato secondo le regole del fondo.
In caso di decesso prima dell’erogazione, il capitale viene trasferito ai beneficiari designati, garantendo continuità e protezione per la famiglia. Questo meccanismo tutela sia il patrimonio accumulato sia gli interessi dei familiari.
Come scegliere un fondo pensione?
La previdenza complementare è uno strumento fondamentale per costruirsi un futuro finanziario sereno, ma scegliere il fondo pensione più adatto alle proprie esigenze necessita la valutazione di diversi aspetti:
La propensione al rischio
Ogni fondo pensione adotta una specifica politica di investimento, che definisce come vengono investiti i contributi dei sottoscrittori. In genere all’interno dei fondi pensione sono distinguibili diverse tipologie di comparti: il comparto azionario, più rischioso ma con rendimenti generalmente migliori nel lungo periodo, quello bilanciato, investe in parte in azioni e in parte in obbligazioni, quello obbligazionario, investe principalmente in obbligazioni e titoli di Stato: meno rischioso ma anche con rendimenti inferiori e quello garantito che garantisce appunto la restituzione del capitale versato.
I costi
Al momento di scegliere il proprio fondo pensione, un altro elemento da considerare sono i costi. Ogni fondo applica infatti delle commissioni per la gestione del risparmio, l’amministrazione e altri servizi che incidono negativamente sul montante pensionistico finale.
Prestazioni aggiuntive
Alcuni fondi pensione offrono anche altre prestazioni aggiuntive, come coperture assicurative in caso di invalidità o decesso, o la possibilità di richiedere anticipazioni sul capitale per determinate spese.
La solidità finanziaria
Una verifica importante è quella sulla qualità della società che gestisce il fondo pensione perchè sarà questa a garantire la prestazione pensionistica. Controllare il suo rating e quello del fondo, la sua storia di rendimenti e la sua governance diventa essenziale.
Come immagini il sistema pensionistico di domani?
Almeno per i prossimi due decenni la situazione potrà solo peggiorare e difficilmente le riforme renderanno più accessibile e migliore il sistema pensionistico. La proiezione ISTAT per il 2043 prevede che le fasce di popolazione più ampie saranno quelle degli over 65 quindi, immagino che il sistema pubblico garantirà trattamenti pensionistici stabili o al ribasso e con accesso più ritardato. La previdenza complementare assumerà un ruolo determinante per il nostro futuro.
Considero importante una continua informazione su questo argomento per spiegare il contesto, i principi e le logiche, per togliere emotività perché in particolare i giovani sono sfiduciati dal sistema ed evitano di fare scelte importanti, stesso dicasi per le donne che purtroppo devono comprendere che hanno stipendi inferiori ma maggiore longevità rispetto agli uomini!
Iniziare presto, anche se con poco, è meglio che rimandare il problema. Le agevolazioni fiscali e per i dipendenti il conferimento del TFR ed il contributo datoriale possono essere molto utili per incrementare la propria previdenza integrativa ma tempistiche e risorse dipendono da noi e dalla pianificazione che saremo in grado di fare magari con l’aiuto di un professionista di settore e di società storicamente affidabili.























