Ogni anno, il giorno di Pasquetta, migliaia di persone si mettono in viaggio muniti d’indicazioni sommarie, per raggiungere ville che non troveranno mai. Ecco allora una breve testimonianza, diffusa con l’obiettivo di sensibilizzare circa un fenomeno che ha già assunto le dimensioni di una vera e propria piaga.

Vedersi alla Esso sulla strada del castello. Il giorno della Pasquetta lo si trascorre solitamente con il proprio gruppo di amici, presso ville in aperta campagna, con l’obiettivo di mangiare “fin quando fa male fin quando ce n’è”. Consci della difficoltà di raggiungere ville site in strade senza nome, dove il cellulare non prende, in zone in cui non si è mai stati prima, la sera precedente la Pasquetta si decide di vedersi l’indomani mattina ad un orario concordato, in un posto preciso, così da partire tutti insieme seguendo la macchina del proprietario dello stabile, stile carovana di aiuti umanitari nelle zone di guerra. Solitamente l’appuntamento è alle 10:00 alla Esso sulla strada per il Castello, mi raccomando puntuali. Il precisino del gruppo, verso le 11:45, è il primo ad arrivare. Macchine previste alla partenza 17 col riporto di due, ovviamente alla Esso non c’è nessuno. Il precisino allora manda il primo messaggio nel gruppo whatsapp denominato per l’occasione “Crazy Pasquetta 2017”, il testo recita: “oh io ho fatto un po’ tardi, siete già partiti?”. A quel punto decine di persone si mobilitano per rispondere, scrivendo tutti sostanzialmente la stessa cosa: “sto scendendo ora”. Il precisino inizia a fumare le sue sigarette.

False speranze. Dopo circa mezz’ora arriva la seconda macchina, il precisino pensa sia fatta, ma la speranza è vana. La seconda macchina infatti è arrivata sì, ma “solo per vedere chi stava”, l’amico che guida deve ancora passare a prendere la fidanzata e le due cugine di lei, di cui una abita a Bisceglie. E poi deve cambiare le pastiglie ai freni della macchina. “Ma come a Pasquetta?” prova a ribattere il precisino. “Sì, tanto quello dell’officina è mio zio” ribatte l’altro, “comunque 10 minuti e sto qua”. E parte lasciando il precisino di nuovo solo. Il precisino allora fuma ancora, intanto si chiede se gli altri non fossero finiti ad abitare tutti al trecentesimo piano del Burj Khalifa, e se non fosse rotto l’ascensore, considerato che gli avevano detto di stare scendendo un’ora prima e non si vede ancora nessuno. Comunque le sigarette del precisino stanno finendo, lui dovendo affrontare un’intera giornata a mangiare, decide di fare un salto al distributore per comprarle. Ci mette 5 minuti. Al suo ritorno ancora nessuno, manda un altro messaggio “oh ma vi muovete”, risposta “tu non c’eri, noi siamo già partiti”. A quel punto il precisino chiama per farsi spiegare la strada. Va detto che in alcuni casi, quando ero più inesperto, il precisino sono stato io.

Non ti puoi sbagliare. La spiegazione di chi deve fornirti le indicazioni inizia sempre così, “non ti puoi sbagliare”, dopata da un’iniezione di ottimismo. La risposta che viene immediata è “credo che tu mi stia sopravvalutando”, invece, volendoci credere per una volta anche tu, rispondi “noo, ma va, e quando mai? Io son sempre arrivato dritto dritto alle ville sperdute sulla Murgia”. Dopodiché chi spiega si lancia nel suo discorso fatto di punti di riferimento approssimativi e segnalazioni aleatorie: durata 8/9 minuti. Tu intanto, per rimanere in tema senso dell’orientamento, ripensi a quella volta in cui ti eri fermato a chiedere indicazioni per via Venini e ti avevano risposto “ma è questa via Venini”. Poi fai una domanda da cui si deduce che non hai capito praticamente niente, l’altro risponde disperato con un “noooooo, non la prima, la seconda…” e in sottofondo si sente “aspè passa a me passa a me, mò lo spiego io”, e ti passa un altro che sta in quella macchina. L’altro di nuovo esordisce “oh, non ti puoi sbagliare”, e tu nervoso pensi “sì ma non mettetemi quest’ansia da prestazione tutti, ditemi la strada e basta”. Comunque ti sorbisci tutta la seconda spiegazione, ovviamente completamente diversa dalla prima, poi la terza, poi la quarta, a quel punto fai “va bé, va bé, ho capito, ci vediamo fra poco la”, provando ad automotivarti, ma partendo “triste come chi deve”.

Al muretto bianco gira a destra. La difficoltà dell’operazione è palese se si pensa che il punto di riferimento chiave, quello una volta raggiunto il quale si deve abbandonare la strada principale, è un muretto bianco. La Puglia in particolare ha centinaia di chilometri di muretti bianchi che ne segnano il territorio a perdita d’occhio. Il fatto che abbiano precisato “non proprio bianco, bianco sporco, alto circa un metro e mezzo” non aiuterà. Alcuni pensano di venirti incontro dicendoti il nome proprio della zona da raggiungere. Nomi improbabili tipo “Contrada Donna Cara” oppure “Monte San… qualcosa”, te lo dicono dando per scontata la rinomanza di queste zone: ma, ora, sinceramente, ma chi cazzo è mai stato a Contrada Donna Cara? Ma dove cazzo è? Oppure ti dicono che tanto c’è una freccia gialla da seguire, o che metteranno loro una fiaccola per segnalare lo svincolo, o dei palloncini. Puntualmente la freccia è abbattuta, la fiaccola spenta, i palloncini scoppiati. Quindi scegli un muretto bianco a caso e svolti a destra.

Poi una volta lì tanto ci vedi. L’apoteosi di vaghezza la si raggiunge quando una volta – eventualmente – raggiunta la strada della villa, devono dirti quale sia precisamente la villa. “Poi una volta lì tanto ci vedi” mi sembra un tantino troppo vaga come indicazione. A parte che non ci vedo in generale, nel senso che proprio ho problemi di vista, e poi in sostanza mi si sta chiedendo di percorre il vialetto di tutte le ville che trovo sul tragitto, vedere chi le popola e ripercorrere a retromarcia il vialetto scusandomi per il disturbo col proprietario. Non è modo. Ecco che sommate tutte queste variabili ti ritrovi a vagare ore solo fra gli ulivi, su strade non solo sterrate, anche spietrate, schivando sabbie mobili, aggirando burroni, tenendo la destra per far passare famiglie di cinghiali. Sale la fame, cala la sera, muore la speranza.

Stanco e perduto. Dopo ore di ricerca, proprio mentre ti prepari a passare la notte all’addiaccio avendo ormai smarrito anche la strada del ritorno, vedi una villa in lontananza popolata da esseri della tua stessa specie. La raggiungi allora felice e pieno di speranza, percorrendo in fretta l’ultimo tratto di strada sterrata. Ovviamente non è quella dei tuoi amici che stavi cercando, ma è comunque una casa, loro sono esseri umani, e nonostante siano le 18:23, e siano lì ad arrostire da mezzogiorno, hanno ancora 5 chili di carne da consumare. In un attimo capisci che difficilmente ti si ripresenterà un’altra occasione simile e allora realizzi che la tua Pasquetta la passerai lì, con degli sconosciuti parecchio più grandi di te, che però ti sorridono e hanno la carne. Gli spieghi la situazione, gli confessi che sei stanco e perduto, che in cambio del loro cibo gli puoi offrire l’amaro, i bicchieri di plastica e un Super Santos, le cose che i tuoi amici ti avevano incaricato di portare alla villa dove non giungesti mai. Loro empatizzano e ti accolgono senza troppe domande, ti invitano ad accomodarti in veranda informandosi solo se le striscette ti piacciono al sangue o ben cotte.

Epilogo. Una volta seduto al tavolo, poi, c’è l’epilogo che non ti aspetti: non sei il primo! Già altri 5 o 6 prima di te, in cerca di altre ville mai rintracciate, sono finiti in quella in cui hanno trovato ristoro. Fra quei 5 o 6, anche 2 tuoi amici che sarebbero dovuti essere all’altra villa, quella dove le indicazioni avrebbero dovuto portarti. La sorpresa è grande, ci si abbraccia forte, qualche lacrima scende a rigare i volti: siamo salvi, il pericolo è scampato, siamo insieme e siamo vivi! E allora è tempo di versare del vino e di brindare. Si brinda al nonno, quell’uomo semplice e pragmatico che decise di costruire la casa proprio in quel punto, tirandola su con il sudore della sua fronte. Si brinda ai compagni che non ce l’hanno fatta, ancora dispersi fra Spinazzola e le cave di bauxite. Si brinda a un futuro migliore in cui la connessione prenderà anche sulla Murgia e si potrà condividere la posizione. Del resto non è il tentativo di raggiungere la villa per la Pasquetta essa stessa la Pasquetta?


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"Andrea Colasuonno nasce ad Andria il 17/06/1984. Nel 2010 si laurea in filosofia  all'Università Statale di Milano con una tesi su Albert Camus e il pensiero meridiano. Negli ultimi anni ha vissuto in Palestina per un progetto di servizio civile all'estero, e in Belgio dove ha insegnato grazie a un progetto dell'Unione Europea. Suoi articoli sono apparsi su Nena News, Lo Straniero, Politica & Società, Esseblog, Rivista di politica, Bocche Scucite, Ragion Pratica, Nuovo Meridionalismo.   Attualmente vive e lavora a Milano dove insegna italiano a stranieri presso diversi enti locali".