
«Son vecchio ma non innamorato della vecchiaia; e dell’antichità venero la lunghezza, ma non il colore della barba»
(Ippolito Nievo)
Invece è stato pregiato il colore con il quale l’Autore s’è avvalso per colorare la sua storia, rendendola oltre che piacevole e interessante, pur forte di una spiccata sagacia e fine penetrazione descrittiva, da rendere il lettore pienamente coinvolto in essa. La storia scritta, pur non avendo la sua distanza geodetica nel tempo, non lascia trasparire noiosi passi di lettura o oratorie bavose, saporifere, ma rispecchia, in modo distinto e chiaro, l’estetica letteraria per un intento , un approccio pratico, angenehm, direbbe un tedesco, alla piacevole lettura del libro.
L’A. attraverso Carlino, tenta di presentare i nuovi personaggi con un’enfasi spiritosa-comica-realista e ben ci riesce ad approcciarli, ad inserirli tra gli altri occupanti la fortificata dimora di Fratta. È sempre l’ambiente della cucina, sia per ampiezza, sia per odori vari, sia per il calore emesso dal camino acceso, ad ospitare i vari personaggi residenti e i nuovi arrivi nel contado.
Questi: il Conte con il contabile, sua ombra, Monsignor Orlando, il capitano Sandracca, Marchetto cavallante e ser Andreini, il primo Uomo della Comune di Teglio. Per pennellare la natura di quest’ultimo si andava incontro a problematiche irrisolvibili, intricate, ma lo si poteva descrivere in chi o in che cosa egli volesse rappresentare: voleva fare il servo utilissimo-umilissimo per stare al secondo posto, in paese, dopo il castellano. Non era da poco la sua mira o presunzione che si voglia. Andreini aveva però la stoffa per farsi accettare e benvolere da tutti. Quando il Conte non era presente egli si metteva a chiacchierare con la servitù e con lo stesso Monsignor Orlando. Appena il Conte compariva, Andreini assumeva in pieno la figura dell’umilissimo servitore, assecondando il Conte quale realtà
giurisdicente.
Gli attriti tra nobili e sudditi erano latenti, camuffati dall’apparente mitezza di chi stava agli ordini dei signori: era un fuoco acceso e mantenuto inerte.
La sete di libertà, intesa come condizione di esprimere la propria opinione e di non sottostare alle angherie, pure quando si arrivava ai limiti della sopportazione, era molto sentita e sofferta, ma ben riguardata. La legge pendeva quasi sempre dalla parte del più forte e questo suscitava sgomenti e risentimenti profondi, soffocati ma stratificati in chi, ingiustamente, ne pativa le conseguenze. Era come gonfiare un palloncino immettendo in esso più aria di quanto ne potesse sopportare con la conseguenza di vederselo esplodere sotto il naso.
I castellani questo lo sapevano, pur rimanendo in una tranquillità d’allerta quiete: erano scarti nell’essere accorti alle conseguenze. Gli attriti, più che per giuste ragioni, ma delle volte per screzi di poco conto, si sviluppavano pure tra i Signori del posto e, frequentemente, montavano dissidi che finivano in pesanti litigi e improvvisati pestaggi: se non in veri scontri armati tra cernite contrapposte. Praticamente erano sempre i malcapitati sudditi a subirne le conseguenze, qualcuno rimettendoci qualche escoriazioni, se non la propria pelle.
Sì sior! Faso tuto mi… da’ l’idea di quanta riverenza era riservata ai prevalenti, anche se di facciata e in modo apparente, non svelando, appunto, il vero stato d’animo.
Mi fa ricordare un momento passato, quando mi presentai a Pesaro in caserma per il C.A.R. C’era il maresciallo che chiedeva alle prossime reclute che mestiere avevano appreso prima di approdare in caserma. Un ragazzo veneto gli rispose:- Faso un po’ de tuto, mentre il seguente, campano di Casoria, rispondeva al sottufficiale:- I’ nun facc’ nient’, fa tutt’iss’ e, così rispondendo, con la mano, indicava il ragazzo veneto.
Sono divagazioni spontanee, legate a situazioni vissute dallo scrivente e che mettono in gioco la propria esperienza, se non altro per rafforzare la tesi sulla natura e le abitudini della gente e sulle varie sfaccettature linguistiche-geografiche di un Paese come l’Italia. È un’allegoria fatta di toni e inflessioni che danno l’idea di quanta armoniosa bellezza linguistica corona l’idioma nazionale.
Carlino era considerato come una vera peste pel modo come riusciva a mettere in difficoltà le persone a lui antipatiche, mentre agli altri che lo tenevano in grazia si rivolgeva con rispetto, passando per un bravo ragazzo. Ne combinava di tutti i colori, Carlino, tanto da guadagnarsi la nomea di peste. Come quella volta in chiesa e lui nel coro, dietro Fulgenzio, interlocutore che gli avevano assegnato ma che lui continuava a boicottare perché antipatico: in chiesa gli diede fuoco alla parrucca, provocando uno scompiglio e l’interruzione della funzione religiosa.
Carlino era arrivato al castello ancora in fasce, portato in un cesto di vimini, per essere allevato dalla Contessa, sua zia, sorella di sua madre. Questa era rimasta gravida di lui, dopo aver preso una sventata con un facile grullo, poco affidabile cavaliere, scappando insieme in Turchia. Il cavaliere si fece turco e la donna morì nel dare alla luce Carlo. Il ragazzo fu allevato da balie diverse e nutrito da seni avvizziti, sia di donne che di capre e mucche del contado.
Qualche tempo dopo, Carlino aveva acquisito dimestichezza col luogo, ma gli era stato interdetto d’intrufolarsi in ambiti che non fossero la cucina e la sua stanza dove lui dormiva.
Aveva raggiunto gli anni della piena vivacità: qualche anno in più di sua cugina, la Pisana: i cosiddetti anni della stupidera avrebbe detto un lombardo. La dimestichezza del luogo gli era entrata così chiaramente nella topomastica mentale lasciando a Carlino libertà di muoversi ovunque, pur se questa iniziativa gli era stata interdetta dagli zii. S’intrufolava un po’ dappertutto Carlino, anche nella stanza dove dormiva la Pisana. Già cercava di appaiarsi con lei, attraverso innocenti giochi da ragazzi per il quale approccio era nato e preso fuoco un sentimento fervido in Carlino. Nel cuore della Pisana, invece, non meno della di lui passione, aveva preso posto un affetto caloroso e ribelle con il quale metteva suo cugino a disagio, quasi al guinzaglio e alle proprie dipendenze: una situazione di sottomissione insomma. Col tempo doveva affacciarsi, al balcone degli avvenimenti, insieme al permaloso scrupolo, pure una non poco, leggera, gelosia. Ci sapeva fare la Pisana, tanto che, alla sua giovane età sembrava già una donna compiuta, con le sue eccentricità , col suo consapevole, stravagante, corporale linguaggio.
Margherita di Savoia 09/02/2026
Qualche riferimento storico, spero non infici il mio commento al libro, anzi credo ne sintetizzi i passi storici, salienti per dare al lettore l’idea, di dove l’A. abbia preso spunti per tessere il suo meraviglioso, interessantissimo romanzo storico.
“Le confessioni d’un italiano” (1858) di Ippolito Nievo è ambientato tra la fine del XVIII secolo e la metà del XIX secolo (circa 1775-1850), coprendo l’infanzia del protagonista Carlino Altoviti nel castello di Fratta e il periodo successivo delle guerre napoleoniche e risorgimentali.
Ai tempi della giovinezza di Carlino (fine ‘700) e nel corso della sua vita narrata nel libro, le guerre principali che scossero il Veneto e l’Italia furono:
• La Campagna d’Italia (1796-1797): Napoleone entra in Friuli e Veneto, segnando la fine del vecchio ordine feudale rappresentato dal castello di Fratta.
• Trattato di Campoformio (1797): Con questo trattato, Napoleone cedette la Repubblica di Venezia all’Austria, evento che creò profonda disillusione tra i patrioti italiani (trattato citato e vissuto dai personaggi).
• Le Guerre Napoleoniche (1803-1815): Il territorio friulano/veneto fu teatro di continui passaggi di truppe francesi e austriache, con il Regno d’Italia napoleonico che controllava la zona.
• I Moti Risorgimentali e le Guerre d’Indipendenza (1848-1849): La prima guerra d’indipendenza italiana, inclusa la difesa di Venezia e la caduta del regno lombardo-veneto sotto il controllo austriaco dopo la restaurazione.
Metafore che si riferiscono a quel tempo”
L’Italia non viene creata, ma risorge.
L’albero della libertà è il sacrificio.























