
Don Tonino Bello. Uomo del Sud e dei Sud (ERF Edizioni, 82 pagine, € 15,00, ISBN 979-12-549-0038-3) è il libro con cui Sabino Zinni restituisce don Tonino come coscienza viva del presente, oltre ogni retorica celebrativa. Il volume sarà presentato in prima assoluta ad Andria il 9 marzo, alle ore 19:00, presso il Centro di aggregazione “don Pino Puglisi” (via Fortore 12). Ingresso libero.
Sabino, questo libro nasce da un’esigenza personale o da una responsabilità pubblica? In altre parole: lo hai scritto più per te o per i lettori di oggi?
In realtà io, come te, sono un accanito e lucido sostenitore dell’et et piuttosto che dell’aut aut quale baricentro della mia esistenza oltre che della mia modalità di approccio alla conoscenza. Questo per dirti che il libro su don Tonino è stato scritto per una mia profonda e sentita esigenza/desiderio personale e cioè il rendere omaggio e grazie a un gigante dell’umanità prima ancora che della fede, il quale ha inciso davvero tanto nella mia formazione e nel mio modo di tentare la via Cristiana.
Ma non posso assolutamente sottacere che gli uomini e le donne di oggi, con le loro gioie e speranze, paure e angosce (per citare la meravigliosa ouverture della Gaudium et Spes) sono state ben presenti non solo nella scelta di scrivere di don Tonino ma anche e soprattutto nel come farlo.
Don Tonino ha tanto da dire ma anche da dare all’umanità alquanto smarrita e confusa di questo nostro tempo.
Eviti volutamente la biografia completa e scegli una scrittura per sottrazione. È stata soprattutto una scelta stilistica o un atto di rispetto verso don Tonino?
Sicuramente un atto di rispetto verso don Tonino ed anche, sia pure in misura minore, verso chi se ne è occupato sia in passato che oggi con una postura da studioso o da teologo.
Don Tonino, l’ho già detto, è un tale gigante ed una personalità così multiforme, quasi caleidoscopica che affrontarlo “in toto” è praticamente impossibile e, comunque, probabilmente fuori dalla mia portata e sicuramente dal mio obiettivo: fornire una sorta di “assaggio” di don Tonino, per farne cogliere la grande, raffinata eppur accessibile a tutti “appetibilità”, solleticare e sollecitare il desiderio di “cibarsi” delle sue azioni, delle sue parole, della sue inesauribili e sempre vive testimonianze.
Nel titolo il Sud diventa plurale. Che cosa rappresentano oggi “i Sud” di don Tonino Bello, in un mondo che sembra averli rimossi o normalizzati?
Don Tonino, per sua connotazione esistenziale, più e prima che per scelta pastorale, aveva fatto propria “l’opzione preferenziale per i poveri” che, nata nel 1968 alla Conferenza Episcopale dei Vescovi latino-americani a Medellin, era stata assunta da Paolo VI nella bellissima e, purtroppo, mai abbastanza studiata ed attuata enciclica Populorum Progressioe, successivamente, dalla chiesa universale. Per don Tonino i Sud della Terra sono i luoghi dell’Incarnazione per eccellenza, luoghi che sono di teofania, di manifestazione del Dio di Gesù Cristo che, come recita il Magnificat, “ha rovesciato i potenti da troni, ha innalzato gli umili, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. Oggi la parabola politica ha reso il Sud Italia ed i Sud della Terra ancora più marginali e reietti che mai ed il turbo capitalismo tecnocratico li spinge nel dimenticatoio. E allora se non ora quando provare a ridar voce al Sud e ai Sud?
Don Tonino è stato spesso definito un “pastore scomodo”. Qual è, secondo te, l’aspetto della sua eredità che oggi continua a mettere più in crisi coscienze e istituzioni?
Difficile scegliere un solo aspetto visto che don Tonino è quello che è. Ma siccome ho già parlato della centralità che per lui hanno gli “ultimi” ne colgo un altro: il sogno di Isaia (il lupo che dimora con l’agnello, il lattante che avvicina la sua mano alla buca del serpente tra i più velenosi, l’aspide, e non ne viene morso ma accarezzato) e il nome nuovo che lui da alla Pace e cioè la “convivialità delle differenze”. Ora più che mai questi aspetti, con i venti di guerra e le fanfare militari trionfanti, sembrano UTOPIA; ma anche qui ripeto la stessa importante domanda: se non ora, quando?
La profonda attualità, apparentemente inattuabile, di don Tonino è necessaria a questo mondo come l’acqua all’assetato nel deserto.
Se questo libro dovesse lasciare una sola domanda aperta nel lettore, quale dovrebbe essere?
Cantava Bob Dylan, nell’anno in cui sono nato (1962), in “Blowin’ in the Wind”: “Quante strade deve percorrere un uomo prima di chiamarlo uomo? Quante volte devono volare le palle di cannone prima che siano bandite per sempre? Quante volte un uomo può girare la testa e fingere di non vedere?”. Ecco qui le domande sottese alla vita di ciascuno di noi che don Tonino vive su di sé e abita con sofferenza fino a morirne e che suscita nelle persone del suo tempo ma anche in noi oggi. Dylan dice “la risposta soffia nel vento” e, quindi, a ognuno cercarla, intercettarla (se ci si riesce) e viverla.
Don Tonino Bello amava dire che «non basta indignarsi, bisogna organizzare la speranza».
Il libro di Sabino Zinni sembra muoversi esattamente su questa linea sottile: non consegnare risposte, ma rimettere in circolo un’inquietudine feconda.
Perché forse il vero ritorno non è a don Tonino, ma a ciò che, guardandolo, abbiamo smesso di chiederci.

























