Quindi mentre al Sotheby’s veniva battuta all’asta per 1 milione di sterline,  The girl with baloon is going going, gone.

Avrà invaso le vostre immagini di copertina, o i vostri post su instagram, stampata su matite, astucci, libri, quaderni: la bambina con il palloncino rosso, opera di Bansky, ora non esiste più. Il mondo è stato banskyzzato, come ha “scherzato” ( si fa per dire) il direttore del Sotheby, allorché la ormai celeberrima opera (emblema di quello che è diventata la street art) della bambina con il palloncino rosso, stimata tra 200 e 300 mila sterline, è stata venduta per 1,18 milioni e poi si è autodistrutta in un tritacarte opera di Bancky stesso, che non a caso ha rivendicato il gesto su Instagram e su Facebok,  in piena azione rivoluzionaria: un attentato alla logica comune, alla mercificazione dell’arte.

È una sfida, quella di Bansky, è un affronto aperto al mondo, al costume, all’economia dell’arte, alla convenzionalità che si muove tra la realtà più concreta, quella delle strade, dei muri britannici, e la realtà più astratta: Instagram, Facebook, Twitter. Bansky non esiste, eppure ha stravolto il modo di intendere l’arte, riempiendo i muri delle nostre città di provocazione contro le città stesse.

L’anonimato lo protegge ed è l’anonimato che lo definisce, perché è l’anonimato che crea la curiosità, il mistero che rende celebri, ed è nell’anonimato che c’è l’intenzione di poter esprimersi chiaramente senza paura di dare significati inutili alle cose. Si dice che Basky in realtà sia un noto cantante, ma potrebbe essere cento cose: non conta. È nel suo non nascondersi, ma rivelarsi al mondo come uno sconosciuto che c’è tutta l’Anticonvenzionalità di cui ha bisogno per fare chiaramente quello che vuole. Per chi ha visto The Young Pope, Jude Law-aka/Pio XIII lo spiega chiaramente alla responsabile del marketing del Vaticano, è il non-rivelarsi che incuriosisce, che fa ammirare: “Chi è lo scrittore più importante degli ultimi 20 anni? Salinger; il più importante regista? Kubrick. Il gruppo di musica elettronica? I Daft Punk. La più grande cantante italiana? Mina. L’artista contemporaneo? Bansky”.

È  il mistero che affascina gli occhi di un pubblico abituato ormai allo sfrenato voyeurismo, ad un continuo mostrarsi. Chi camuffa il suo nome, del resto, è un artista (o un evaso).

Distruggere la sua opera più famosa, quella che ha riempito le nostre bacheche Instagram, che si è trasformata in stampe per tshirt, e distruggerla nel momento in cui viene mercificata, potrebbe significare tutto, potrebbe significare niente. A volte è l’urgenza di distruggere che è alla base della creatività, come scrive Picasso, e come esplicita Bansky. Forse la  bambina con il palloncino, la sua bambina che sognava tra i muri metropolitani…  ha esaurito la sua funzione. Non era destinata ad 1 milione di sterline, non era destinata certamente ad una cornice. Ennesima provocazione? Oppure ancora triturare la tela è essa stessa una forma di opera d’arte? Magari ha ragione Oscar Wilde quando scrive nella prefazione al Ritratto di Dorian Gray: “L’arte è tutta perfettamente inutile”.

 


Articolo precedentePoveri, ma ricchi di fiducia
Articolo successivoDavanti all’altro
Aspirante psicologa, classe 1995. Leggo tanti libri, guardo troppi film, mi affeziono malauguratamente ai personaggi delle serie tv, mi relaziono al mondo sventuratamente con lo sguardo della Psicologia, non sto mai ferma e in santa pace (contro la mia volontà), viaggio tra le mie strade con la stessa curiosità dell'eroe dal multiforme ingegno (sì, sono diplomata al Classico, se non lo aveste capito), mi nutro di risate, amici e tanto cibo poco sano.Riassumendomi, in climax ascendente: studio, scrivo, sorrido, vivo.