Quando nel 1707 l’imperatore Qing Kangxi decise di dare il via alla costruzione di una nuova residenza imperiale a Pechino

Quando nel 1707 l’imperatore Qing Kangxi decise di dare il via alla costruzione di una nuova residenza imperiale a Pechino lo fece con l’intenzione di fare un regalo al suo quartogenito, nonché erede al trono, Yongzheng. Questi fece ampliare ulteriormente la residenza, che fu chiamata Yuanming Yuan (圆明园), dal nome di uno tre giardini presenti al suo interno. Fu però soprattutto con il suo successore Qianlong (casualmente anch’egli quartogenito, non sempre era il primo figlio a salire al trono), che il palazzo raggiunse il suo massimo splendore.

Quest’ultimo infatti, da grande ammiratore dell’arte occidentale qual era, incaricò Giuseppe Castiglione (di lui e degli imperatori su citati ho già parlato nel mio precedente articolo) di progettare e completare le decorazioni degli edifici in stile occidentale all’interno dei giardini, e la fontana zodiacale di cui il nostro missionario progettò le dodici teste in bronzo, rappresentanti i dodici segni zodiacali cinesi che la ornavano. Grazie al suo lavoro e a quello di altri gesuiti come il francese Michel Benoist, lo Yuanming Yuan, da noi chiamato anche Antico (o Vecchio) Palazzo d’Estate, raggiunse il culmine della sua bellezza, con un’enorme superficie suddivisa in tre giardini decorati soprattutto in stile cinese, ma che per merito dell’intervento dei gesuiti conteneva, oltre alla già citata fontana, dei bellissimi padiglioni in pietra e marmo in stile rococò, una novità assoluta per l’architettura in Cina, dove si faceva largo uso del legno.

Lo Yuanming Yuan divenne la residenza ufficiale degli imperatori della dinastia Qing, mentre la Città Proibita, distante circa 18 chilometri, rimase attiva soprattutto per le cerimonie di Stato. Questo magnifico esempio di giardino cinese con diverse caratteristiche europee, mantenne il suo splendore fino al 1860, quando durante la cosiddetta “Seconda guerra dell’oppio”, gli eserciti di Regno Unito e Francia invasero la capitale cinese e saccheggiarono la residenza imperiale che era stata abbandonata dall’allora imperatore Xianfeng, fuggito con la sua corte dalla capitale per sfuggire alla furia distruttrice delle truppe franco-inglesi che non solo saccheggiarono lo Yuanming Yuan, ma distrussero e diedero alle fiamme ciò che non potevano portare con loro.

Si narra che l’incendio durò per tre giorni e tre notti, al termine dei quali rimase ben poco di quella meraviglia architettonica, tanto che l’imperatrice reggente Cixi, che era succeduta al marito Xianfeng, decise di non tentare neanche di restaurarlo, e svuotò le casse imperiali, sciaguratamente per le sorti dell’esercito a cui inizialmente erano destinati i fondi, per la costruzione dello Yihe Yuan (颐和园), cioè il Nuovo Palazzo d’Estate, e fu così che lo Yuanming Yuan diventò definitivamente il “Vecchio Palazzo”

Ma per quale motivo scoppiò questa “Seconda guerra dell’oppio”? Partiamo dai motivi che scatenarono la prima delle due guerre dell’oppio, che durò dal 1839 al 1842.

Nei primi anni dell’800, l’Inghilterra cominciò a esportare in Cina l’oppio coltivato nelle sue colonie in India a un prezzo molto alto, visto che la qualità dell’oppio indiano era molto apprezzata sia da funzionari e militari, che dalla popolazione cinese.

Questo grande afflusso di oppio aveva comportato sia un pericoloso deficit commerciale che l’infiacchimento di soldati e uomini di corte, tanto da essere definito “il verme che roderà il cuore al nostro popolo” a causa dei suoi effetti su chi ne faceva uso. Per questi motivi, l’allora imperatore Daoguang vietò il consumo di oppio in tutto l’impero, impedendo ai carichi inglesi di arrivare in territorio cinese. Lin Zexu, funzionario incaricato di controllare i traffici che avvenivano nel porto di Canton (dove sbarcavano le navi inglesi), fece distruggere una quantità d’oppio dal valore di due milioni di dollari sequestrata a una nave mercantile britannica, un’enormità per l’epoca.

Per tutta risposta, gli inglesi attaccarono il porto cantonese, dichiarando guerra all’Impero Cinese. Le truppe britanniche ebbero gioco facile contro l’antiquato esercito di un Paese divenuto ormai troppo chiuso in sé stesso per pensare di poter tenere testa ai moderni stati occidentali, e nel giro di tre anni stravinsero con poche perdite la guerra, vittoria che garantì agli inglesi, tramite il trattato di Nanchino, l’apertura alle loro navi mercantili di cinque porti (Canton, Shanghai, Xiamen, Fuzhou e Ningbo) tutti siti nel Sud della Cina, nonché la cessione in perpetuo dell’isola di Hong Kong, di cui tanto si parla da un anno a questa parte.

La “Seconda guerra dell’oppio scoppiò invece nel 1856, quando il governatore di Canton fece sequestrare una nave inglese accusata di pirateria. Questo episodio, molto simile a quello che aveva causato l’inizio della prima guerra, fornì un ottimo pretesto agli inglesi per iniziare un nuovo conflitto, stavolta in compagnia dei francesi, interessati anch’essi allo sfruttamento dei porti cinesi, che invece intervennero ufficialmente per punire l’esecuzione di un loro missionario. Contando su una schiacciante superiorità tecnologica e di preparazione militare, i due stati europei si diedero come obiettivo quello di arrivare a Pechino, per far capire all’imperatore in persona chi comandava.

La conquista della capitale si rivelò un obiettivo piuttosto facile da raggiungere, con le truppe franco-britanniche che si diedero al saccheggio più sfrenato, distruggendo e depredando, portando nei loro Paesi tutto ciò che potevano. Inoltre, alla fine del conflitto, furono imposti nuovi trattati ineguali all’Impero Cinese che dovette, tra le altre cose, cedere agli inglesi altri territori attigui all’isola di Hong Kong, aumentando così l’estensione della colonia che nel 1898 raggiunse le attuali dimensioni.

Come ho già detto prima, il saccheggio più grave fu quello che riguardò lo Yuanming Yuan, a cui in seguito fu dato il colpo di grazia dall’”Alleanza delle otto nazioni” (una di queste era il Regno d’Italia), che nel 1900 invase la Cina per sedare nel sangue la rivolta dei Boxer, un insieme di organizzazioni nazionaliste fortemente ostili alla presenza e ai privilegi ottenuti dagli stranieri soprattutto in seguito alle due guerre dell’oppio, e che si erano già fatti notare per atti violenti nei confronti dei cittadini presenti in Cina, accusati di aver umiliato e depauperato il loro Paese.

Le otto nazioni (Giappone, Regno Unito, Francia, Russia, Stati Uniti, Germania e Austria-Ungheria, oltre al nostro Paese), si diedero a saccheggi di opere d’arte, la maggior parte delle quali non sono state restituite e che adesso sono conservate al Louvre, al British Museum e in altri musei europei, americani e giapponesi. Oltre ai saccheggi, si registrarono omicidi di civili inermi e stupri, oltre alla distruzione definitiva del poco che era rimasto di quello che ormai era il Vecchio Palazzo d’Estate, umiliando talmente tanto una dinastia che si era dimostrata completamente inadeguata ad affrontare i moderni eserciti delle potenze occidentali e del Giappone, da far perdere quel poco di credibilità che era rimasta alla famiglia regnante. Di conseguenza, di lì a pochi anni l’Impero cadde (1911) sotto la spinta della popolazione ormai esausta dell’inefficienza del sistema imperiale, e fu instaurata la Repubblica di Cina, operazione che avviò la Cina verso la modernità.

Lo Yuanming Yuan è attualmente visitabile, ed è praticamente nelle stesse condizioni in cui l’hanno lasciato gli eserciti dell’Alleanza. Per il governo cinese, il Palazzo distrutto deve rimanere così, a monito di ciò che accade quando un Paese non è forte e in grado di difendere la propria popolazione dagli invasori, ma per me non va restaurato non solo perché sarebbe un’operazione molto costosa e sostanzialmente inutile, ma soprattutto perché è la testimonianza delle conseguenze dei rapporti tra i popoli; il rispetto reciproco e lo scambio di conoscenze hanno portato alla nascita di questa meraviglia, l’arroganza e l’avidità l’hanno distrutta.


1 COMMENTO

  1. queste notizie sulla Cina sono fondamentali per capire la storia di questo paese che ha una lunga storia, più antica di quella occidentale, e che può servire a capire molto del presente, come ad esempio convive una economia prettamente neocapitalistica con un sistema politico di altro tipo. Un’altra cosa poi da spiegare, soprattutto a noi italiani, è come funziona il sistema scolastico ed universitario cinese, spina dorsale della sua attuale forza economica.

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