A tu per tu con Padre Paolo Latorre, missionario, 8 anni di vita e lavoro a Korogocho, la nota baraccopoli di Nairobi, ora economo provinciale per il Kenya: «C’è un’altra Africa che noi non vogliamo vedere»

Il rapimento di Silvia Romano: “se l’è andata a cercare”?

Non se l’è andata a cercare, è venuta a cercare un senso. Il fenomeno di queste persone che vogliono vivere esperienze in Africa rivela una povertà sociale in Europa. Ho esperienza di molte persone che vogliono venire in Africa per cercare quello che non trovano qui: uno spazio di vita umana, trasversale, orizzontale, segnata dalla bellezza dell’incontro, dalla significatività delle relazioni. Silvia, come tanti altri, è il simbolo di persone alla ricerca del senso della vita. Ne ho viste e aiutate tante così. Il loro “mal d’Africa” dice l’attrazione per una vita sincera, autentica. Certo, l’Africa non è da mistificare. Ma la predominanza è di donne e uomini che camminano e sanno dove andare. In Europa ho la sensazione che la gente cammini sol perché “lo fanno tutti”, ma in realtà non sanno verso dove.

Silvia, con la sua laurea in relazioni internazionali e una tesi sulla tratta dei minori, aveva ben in mente un senso per la vita ed è venuta a cercarlo in Africa, in una zona del Kenya molto difficile perché turistica per eccellenza. Ma è un turismo che crea soddisfazione per chi ci viene e sofferenza per chi ci vive. Lei era a Kilifi, a due passi da Malindi, la seconda meta dopo Taiwan del turismo sessuale. Un triste record reso ancora più amaro dal traffico dei bambini. E ci sono organizzazioni che combattono contro questo, ma anche ong che sfruttano la situazione, compresi vip che vengono a fare i festini…

La prima ipotesi era che Silvia fosse stata rapita per aver studiato questo fenomeno. A quanto emerso in seguito, ci si è fatta l’idea che sia stata rapita a scopo di estorsione.

Quando qui in Italia si parla di Africa, un altro slogan reso celebre dell’attuale ministro dell’Interno è: “Aiutiamoli a casa loro”…

Aiutarli a casa loro è uno slogan parzialmente vero e infondato. Io sono un comboniano, formato sul motto “Salvare l’Africa con l’Africa”. Ma non è più possibile, perché noi stiamo svuotando casa loro, rapinando le loro risorse. Ci sono Paesi come l’Etiopia e il Congo che sono ricchi di minerali importantissimi per l’Europa. Aiutarli a casa loro, significherebbe lasciare che siano loro a decidere cosa fare delle proprie risorse. Se il Congo fosse libero di dire che il coltan, fondamentale per i nostri smartphone, lo vende lui e al prezzo che dice lui, ci sarebbero conseguenze inimmaginabili per l’Occidente. Quindi è solo ipocrisia dire “aiutiamoli a casa loro”, se ci appropriamo dei loro giacimenti e li sfruttiamo in maniera incontrollata. L’Occidente è fiero delle sue leggi sul lavoro e del welfare, ma sono le stesse regole che non rispetta quando investe in Congo pagando una miseria i giovani che rischiano la vita nelle miniere. A Beni, sempre in Congo, hanno scoperto riserve di petrolio e hanno fatto scoppiare una guerra per mandare via la gente e poter scavare. Altro che “aiutiamoli a casa loro”…

Quando sento dire che bisogna arginare l’ondata migratoria, mi viene in mente quando da bambino, sulla spiaggia, volevo arrestare le ondate con i miei mucchietti di sabbia: basta erigere una palizzata per fermare uno tsumani?

Il fenomeno migratorio non si può arrestare, perché molti immigrati sanno già dove andare perché sono stati chiamati, perché ci sono richieste di manodopera per lavori che gli europei non vogliono fare. La stessa storia italiana dice che gli emigrati italiani andavano là dove c’era lavoro. Oggi la storia si ripete. Salvini si gloria di aver ridotto i flussi, ma facciamoci due domande sul perché Confindustria è contro la manovra del Governo. C’è bisogno di manodopera e un Paese a natalità zero che blocca gli arrivi di certo non agevola l’economia. Siamo alle soglie di una crisi sociale pazzesca in Italia e in Europa e arriveremo al punto di chiedere palesemente al Sud del mondo di venire a lavorare da noi, ma sarà troppo tardi ed allora saranno loro a fare il prezzo, lo stesso che ora non vogliamo pagare. Subiremo la legge keynesiana del rapporto tra domanda e offerta.

Cosa pensi del fatto che l’Occidente voglia “esportare” la democrazia?

È come impegnarsi a voler risolvere i problemi degli altri senza saper risolvere i propri. Credo che noi siamo i primi a non sapere cosa sia la democrazia. In realtà, non capiamo nulla della visione clanica dell’Africa, dove è l’anziano colui che decide. Da che mondo è mondo, l’Africa è vissuta così. I disordini sono nati quando l’Occidente è intervenuto a voler imporre i propri modelli culturali. Oggi in Africa c’è molto disordine e quel disordine lo abbiamo introdotto noi occidentali. La verità è che noi abbiam bisogno di quest’Africa così com’è ora e i primi a non volere che cambi è l’Occidente, perché ci fa comodo “dividere e regnare”. In realtà, come ha scritto Latouche, c’è un’altra Africa che noi non vogliamo vedere.


3 COMMENTI

  1. Salve sig. Farina.
    Non so se sto postando nel posto giusto, ma chiedo a Lei e a chi la legge il senso dell’aumento della tassa sul volontariato. Non voglio farne una questione politica, sono troppo ignorante in materia e non mi permetterei, ma mi sembra un’insana ingiustizia.

    • Gentile Paolo,
      lei ha scelto di postare il suo commento sotto un articolo in cui un uomo come padre Paolo si fa voce di denuncia contro i mali che il ricco Occidente perpetra da secoli ai danni dell’Africa, per cui direi proprio di sì: ha scelto di postare sotto l’articolo giusto.
      Quanto alla risposta alla sua domanda, temo che non ne riceverà, non almeno finché chi ci governa si farà vanto di proclamare il suo “prima gli italiani” o di mettere alla berlina i cosiddetti “buonisti”…

  2. Quanto mi piace questo articolo! Il coltan… È dal 2001 circa che si denuncia questa situazione, che io ricordi. È vero! Come si fa ad aiutarli a casa loro se la violentiamo da sempre!

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