«Non nobis solum nati sumus»

(Marco Tullio Cicerone)

 

Mi ero ripromessa di non scrivere nulla che riguardasse il coronavirus, stamattina l’intento decade, sebbene il virus sia solo lo spunto.

Ho appena letto un post in dialetto barese che immagino volesse celare simpatia, in realtà nasconde solo il mio urto del vomito dietro una lingua popolare che in questo caso no, non è simpatica per niente.

Sbeffeggia Codogno e chi ci è stato, un paese di sedicimila persone in cui ci si chiede cosa sia andata a fare tanta gente; un paese di uomini, donne e bambini in quarantena per i quali il genio della lampada, autore del post, si chiede quale mai possa essere la differenza dal momento che in un luogo così piccolo, forse, prima uscivano solo per buttare la spazzatura: che avranno mai da lamentarsi? Che stiano a casa, conclude.

E sono stata buona, ho saltato i doppi sensi che tradotti non renderebbero l’idea del senso, ma chiarirebbero l’intenzione dello scritto, rendendolo ancora più vergognoso.

Caro concittadino barese di Carrassi, chi ti parla è una barese di Murat. Vivo in Piemonte da un anno e mezzo in un paese di diciottomila anime, poco più di Codogno e non sono una terrona avvezza a denigrare il sud per il nord che le ha restituito dignità. La mia terra è la mia terra, il mare me lo sogno la notte, Via Sparano mi fa commuovere ogni volta che ci metto piede, casa è casa e pure il quartiere Libertà mi pare di marzapane per quanto mi manca la Puglia, in certi casi.

In altri casi, come quelli in cui devo ricordarmi che il barese medio è come te, invece, io mi vergogno!

Dove vivo non si esce solo per buttare la spazzatura, nonostante non ci sia nulla di simile alla “tua” favolosa metropoli: si vive, si fa cultura (tanta cultura!), si fa scuola, si bevono birra e vino in compagnia nei locali, si mangia fuori, si va alle terme, si fanno i percorsi benessere, si va sui monti a cercare bellezza, pace e meditazione, si esce con gli amici, si ride e …si rispettano le regole e le persone!!

Ti suonerà strano, ma la terrona qui presente ha trovato la migliore accoglienza di sempre quando è arrivata, gente che ama il “mio” sud e mi chiede di raccontarglielo. Ed io non mento mai, nemmeno sotto tortura.

Ed ecco che, grazie a te, concittadino di Carrassi, archetipo di concittadini di Japigia, San Pasquale, Poggiofranco, Libertà, Madonnella, San Paolo e scusate se dimentico qualcuno, oggi mi tocca raccontare che la mia splendida terra è abitata da un’ignoranza caprina inenarrabile (scusate, capre quadrupedi, non ve lo meritate il paragone).

Sciorinate l’antica peste napoletana ed il razzismo (verissimo) subito dal padano medio all’epoca, vi lamentate del milanese imbruttito che vi guarda con sospetto ancora oggi, sottolineate quanto questo sia stupido ed ingiusto e non avete capito, evidentemente, che la storia esiste perché insegni a non ripetere gli stessi errori. Sapere o meno che l’America è stata scoperta nel 1492 a poco serve se nessuno impara cosa, come, perché e a che prezzo.

Com’è possibile subire il male e reiterarlo verso il prossimo, fosse anche la stirpe dello stesso prossimo che l’ha inflitto in qualunque tempo?? Come si fa a restare cattivi anche dopo aver subito qualcosa?

Se c’è una cosa che io, per esempio, ho imparato da mio padre è tutto quello che nella vita non si fa. E non è anche questo imparare?

Concittadino di Carrassi, perché sfoghi le tue frustrazioni sugli abitanti di Codogno? Quanti baresi sono scesi nella “tua” Puglia da qualsiasi luogo di questa zona rossa in cui anche io vivo, senza dire niente a nessuno? Quanti studenti, quanti docenti fuori sede, quanti di voi non hanno ancora capito che cosa significhi la parola “contagio”? Quanti, invece, avvisano, si mettono in quarantena volontaria pur stando bene quando arrivano a destinazione, ma mica ci pensano che la traversata la fanno su mezzi pubblici (il che equivale a risolvere NIENTE!).

E quanto siete contagiati dall’egoismo, dalla grettezza e dalla stupidità? È di questo che siamo malati, molto prima che di coronavirus.

Io seguo il tuo consiglio, “me stog a cas”, ma mi fa male lo stomaco per la vergogna di aver letto te, di averti visto condiviso da gente che conosco, di averci visto faccine ridenti e manine che applaudono, di sapere che il sud in accezione negativa è sud a causa di questa mentalità.

Ti auguro di scamparla, auguro a me stessa ed ai miei figli di uscirne sani e non mangiati da questo delirio di terrore che ci toglie anche quel minimo di lucidità che ci era rimasta, ma spero dal più profondo del mio ventricolo sinistro che Dio, per una volta, torni lassù in cielo anziché restare qui in mezzo a noi ad avvelenarsi e ci resti il tempo necessario per scrivere, magari con le nuvole, qualcosa che resti ben visibile, a caratteri cubitali:

avete il senso civico delle zucchine bollite!

 

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FontePhotocredits: Myriam Acca Massarelli
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Myriam Acca Massarelli
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

6 COMMENTI

  1. Apprezzo da sempre la scrittura onesta, limpida, emotivamente vera di Myriam Acca Massarelli. I suoi articoli sono come regalo che va scartato piano senza strappare la confezione perché è parte integrante di quel regalo. Si accarezza prima la superficie per poi scoprire la profondità delle cose.
    Viviamo una vita strana, fatta di paradossi, ai tempi del coronavirus.
    I codardi, i vigliacchi e gli indifferenti rappresentano il lato meschino della società, il buio della ragione che genera distorsioni nella storia di un popolo. Hanno l’utilità di un termosifone acceso a Ferragosto ed il
    senso civico delle zucchine bollite.
    Per scrivere pezzi di storia nobile bisogna essere protagonisti, partecipare, dissentire dalla vulgata beota, bisogna essere il peso che inclina il piano, la spina nel fianco, la ragione contro l’opportunismo, il buon senso contro il senso comune.
    Continua a stupirci Myriam.

    • ”Non lasciarti tentare (…) dalla mutria cretina”, era l’invito di Pasolini.

      Sii (o sei), nonché siate una spina nel fianco, la leva che inclina il piano, in qualche modo mi dice Lei oggi, Antonio.

      Cosa è il Suo commento? Forse un complimento? Ebbene, è molto di più.

      È qualcosa che mi fa sentire riconosciuta, per cui Le tendo la mano e Le dico grazie. Sebbene, chi mi conosce, conosca bene anche il contenuto di quello che per me è legge: grazie non si dice, grazie si fa.

      Ed io continuerò a tentare di fare, in ogni modo che mi si presenti come possibile… ma anche fosse impensabile, continuerò.

      Promesso.

      Myriam Acca

  2. Spessissimo trovo giusto iniziare dalla fine, pertanto, assolutamente in primis per il “condivisibile” e solo molto molto dopo per lo “stupendo”, grazie Angela.

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