Occorre essere pronti a tagliare, a prendersi cura un giorno dopo l’altro, a modificare continuamente il progetto iniziale

Per noi occidentali è solo un albero ornamentale in miniatura, qualcosa che compriamo già realizzato, della cura del quale sappiamo ben poco. In realtà il bonsai ha molto da insegnarci.

Proprio l’arte del bonsai in sé riesce ad assurgere a metafora di vita. Il suo nome deriva dal Giapponese e significa  letteralmente “coltivato in vassoio” composto da “bon” vassoio e “sai” coltivare.

Rappresenta la sintesi ideale di come l’uomo, con cura e pazienza, possa generare dei veri e propri capolavori viventi. Occorre, infatti, infinita pazienza per plasmare un bonsai secondo i nostri desideri e anche quando avrà raggiunto la forma desiderata, quando avremo domato la forza della natura e l’avremo piegata nella direzione armoniosa che c’è più consona, servirà costante cura perché quest’armonia non vada perduta.

Dopotutto alla parola bonsai può essere attribuito anche un altro significato “perfezione imperfetta” o se vogliamo dirla diversamente “perfettibile”. Ed in effetti la cura di un bonsai non si esaurisce mai.  Già questo basterebbe a renderlo metafora perfetta dell’esistenza umana. Perfettibile, in continua evoluzione, che richiede costante dedizione.

I nostri progetti richiedono coraggio, pazienza, abnegazione perché, come un bonsai, hanno bisogno di essere curati e alimentati nel modo giusto. Ed anche una volta raggiunta la propria meta, quando la massima parte degli sforzi è fatta, occorrerà comunque avere attenzione per le piccole cose che potrebbero rovinare la nostra perfezione: mai mettere da parte o dare per scontato qualcosa che abbiamo raggiunto che sia un amore, o il lavoro, o un progetto tanto agognato. Il bonsai ci insegna il rispetto della vita stessa. Mutevole, mutabile, perfezionabile fino all’ultimo istante.

Tuttavia questo piccolo miracolo dell’impegno umano non vuole essere solo metafora di esistenza, ma ci insegna qualcos’altro. Dalla cura del bonsai, infatti, possiamo anche imparare la cura del nostro benessere.

Si deve mettere mano ad un bonsai selvatico con lucidità e coraggio. Sarà necessario avere bene in mente il risultato finale che si vuole perseguire, non trascurando la natura della pianta, ma assecondandola dove si può e disciplinandola dove occorre. Sarà persino opportuno apportare qualche taglio qui e lì, non solo di rami secchi, ma anche di rami vivi e persino radici. Bisogna avere la pazienza e la forza di piegare con il fil di ferro ciò che rimane e che non è ancora in armonia, immettendo energia esterna fino a quando non assuma la forma che intendiamo dargli. Senza esitare, senza demordere. Lo vedremo cambiare poco alla volta per farlo assomigliare sempre di più a ciò che avevamo in mente, ma senza rassomigliargli del tutto, perché, si sa, il bonsai ha una propria idea di come crescere. Avere un progetto e assestarlo man mano che l’albero cambia, è allora che si raggiunge l’armonia.

Anche nella vita esistono rami secchi, rami vivi e radici che possono togliere linfa produttiva alla nostra esistenza e al nostro benessere.

Occorre recidere i rapporti oramai esauriti, oppure quelli tossici, e andando più in profondità è necessario essere pronti a tagliare via anche i pesi che ci tengono legati al passato, le strade sbagliate che abbiamo intrapreso, la nostra vecchia immagine, persino persone importanti, ma che siano di intralcio per tirare fuori una nuova forma più somigliante alla nostra natura e ai nostri desideri.

Con pazienza, imparare a limare costantemente le imperfezioni della nostra vita, ciò che toglie energia, ciò che ci allontana dal nostro scopo senza però scordare che anche nel bonsai una piccola imperfezione contribuisce a renderlo magnifico.


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