
🤲 A più mani – Contributo dei lettori
La rubrica si apre ai racconti di chi attraversa la cura in prima persona.
Racconti di cura data, ricevuta, osservata.
Di cura riuscita, difficile, solitaria.
Scrivere in questo modo non produce teorie, ma incontri.
Chi racconta chiarisce qualcosa di sé.
Chi legge può riconoscersi e trasformare quel racconto in esperienza propria.
Così la cura smette di essere solitaria e diventa apprendimento condiviso.
Il testo che segue è un racconto personale
La parola mi ha salvato dalla depressione perché ha rappresentato il varco attraverso cui il mio smarrimento ha potuto trasformarsi in coscienza. Quando l’animo si trovava oppresso da un peso indistinto, quando ogni giornata appariva priva di orientamento e di slancio, la scrittura si offriva come disciplina interiore, come esercizio di verità. Nel momento stesso in cui un’emozione trovava formulazione, cessava di essere un magma informe e si disponeva entro confini comprensibili.
All’inizio vi era soltanto un groviglio di percezioni dolorose, un’eco persistente di inadeguatezza e disorientamento. La parola interveniva con pazienza, cesellando il caos, attribuendo nome e misura a ciò che pareva incontenibile. Ogni periodo elaborato con cura costituiva un argine contro la dispersione; ogni immagine evocata apriva uno spazio di riflessione in cui il turbamento si faceva oggetto di analisi anziché forza dominante. Così la scrittura diveniva strumento di trasfigurazione: il dolore, tradotto in linguaggio, assumeva una forma che la mente poteva contemplare senza esserne travolta.
In tale processo si compiva una metamorfosi decisiva. L’angoscia, inscritta nella trama sintattica, perdeva il carattere di fatalità e si rivelava esperienza umana, condivisibile, degna di essere narrata. La parola agiva come uno specchio rigoroso, restituendo un’immagine complessa ma autentica di me stesso; al contempo si configurava come ponte verso l’esterno, poiché ogni testo offerto allo sguardo altrui generava riconoscimento, prossimità, comunanza.
Attraverso la scrittura ho appreso l’arte dell’ascolto interiore. Le emozioni, accolte e descritte con lessico accurato, trovavano una collocazione nell’ordine del discorso. In tal modo la mente riconquistava una sovranità che pareva smarrita. L’esercizio quotidiano della composizione diventava rito di ricostruzione: frase dopo frase, si edificava una nuova percezione di me, fondata sulla consapevolezza anziché sulla paura.
Oggi considero la parola una compagna di viaggio, custode di una rinascita che si rinnova a ogni pagina. Grazie ad essa il mio dolore ha acquisito significato, la mia fragilità si è convertita in profondità, la mia voce ha ritrovato dignità. Finché potrò articolare pensieri con precisione e intensità, conserverò la certezza di possedere uno spazio interiore in cui trasformare l’ombra in conoscenza e la sofferenza in narrazione feconda.
Tommaso Castellana
Tommaso Castellana, nasce a Cisternino classe 1983, risiede a Martina Franca con domicilio a Bari. Si è laureato all’Università degli studi di Bari in Medicina Veterinaria ed esercita la professione dal 2011 presso il Centro Veterinario Einaudi occupandosi di animali non convenzionali. Amante della natura, di escursioni e scrittura. Affascinato dal mondo dei cammini visti come un’esperienza intima e di scoperta, ha intrapreso il Cammino dei Briganti in Abruzzo, il Cammino del Salento, il Cammino della Sirena Mití e per tre volte il Cammino di Santiago. È autore della silloge “Foglie e Ricordi” NeP edizioni, del romanzo “In Cammino con Nathan” e degli haiku “Ascolto” La Rosa edizioni.
🤲 A più mani
(non solo una firma, ma un metodo: mani, relazioni, strumenti condivisi per fare insieme)
✍️ Invito a scrivere
Curare chi cura è uno spazio aperto.
È una nuova rubrica di Odysseo dedicata al caregiving, uno spazio di riflessione e confronto su genitorialità, professioni di aiuto, relazioni educative e sistemi di welfare. Un luogo aperto a contributi, domande e buone prassi, perché nessuno può prendersi cura da solo.
Chiunque può contribuirvi scrivendo a apiumani67@gmail.com
I testi ricevuti vengono letti e accompagnati editorialmente prima della pubblicazione, nel rispetto della linea della rubrica.
Scrivere è già un atto di cura.
Far circolare le parole lo è ancora di più.


























