
…E il mondo non crolla!
Ci sono momenti in cui chi cura si accorge di essere stanco.
Non della sofferenza.
Non dell’ascolto.
Non della responsabilità.
Di qualcosa di più sottile.
Dello sforzo continuo di tenere insieme ciò che si sta separando.
Di rincorrere ciò che si allontana.
Di sostenere ciò che non vuole essere sostenuto.
Di comprendere ciò che non vuole essere compreso.
È una trappola silenziosa delle professioni d’aiuto.
Si entra nella cura per amore delle persone.
Poi, senza accorgersene, si comincia a credere che la cura dipenda da noi.
Che se molliamo la presa qualcosa cadrà.
Che se smettiamo di cercare qualcuno andrà perduto.
Che se non interveniamo noi, nessuno lo farà.
Così ci carichiamo uno zaino sempre più pesante.
E più lo zaino pesa, più ci convinciamo di essere indispensabili.
Finché un giorno arriva una domanda semplice e spaventosa:
“Se smetto di cercare, che cosa resta?”
Per anni la risposta sembra essere:
“Non resta niente.”
Poi accade qualcosa.
Si rallenta.
Si posa lo zaino.
E ci si accorge che il mondo non crolla.
Restano le persone.
Restano le relazioni.
Restano i pazienti.
Restano i figli.
Restano gli amici.
Resta la vita.
E soprattutto resta una cosa che il curante dimentica spesso:
resta lui.
Forse l’autocura non è imparare a fare meglio.
Forse, qualche volta, è imparare a non fare.
A non rincorrere.
A non convincere.
A non sostituirsi.
A non caricarsi di una responsabilità che appartiene ad altri.
La cura autentica non nasce dalla monoresponsabilità.
Nasce dalla diffusione della responsabilità.
Nasce quando ciascuno può portare il proprio pezzo.
Quando la cura torna a essere, davvero, una faccenda a più mani.
E allora il gesto più difficile diventa anche il più semplice.
Restare.
Non restare ad aspettare.
Non restare a controllare.
Non restare a salvare.
Semplicemente restare.
Con la porta aperta.
Con fiducia.
Sapendo che non tutte le mani si possono trattenere.
E che non tutte le mani vanno cercate.
Alcune, semplicemente, sapranno dove trovarci.
🤲 A più mani (non solo una firma, ma un metodo: mani, relazioni, strumenti condivisi per fare insieme)
Invito a scrivere
Curare chi cura è uno spazio aperto.
È una nuova rubrica di Odysseo dedicata al caregiving, uno spazio di riflessione e confronto su genitorialità, professioni di aiuto, relazioni educative e sistemi di welfare. Un luogo aperto a contributi, domande e buone prassi, perché nessuno può prendersi cura da solo.
Chiunque può contribuirvi scrivendo a apiumani67@gmail.com
I testi ricevuti vengono letti e accompagnati editorialmente prima della pubblicazione, nel rispetto della linea della rubrica.
Scrivere è già un atto di cura.
Far circolare le parole lo è ancora di più.



























