Nell’infinito fluire della Vita si verificano, a volte, strani episodi, come se il filo del Tempo che scorre di momento in momento si ingarbugliasse improvvisamente…

A casa della signorina Stoke, della signorina Diane Stoke per la precisione, si aspettava il passaggio tra il 31 dicembre 2020 e il 1 gennaio 2021.

Il salone di casa, un confortevole appartamento situato in uno dei palazzi ottocenteschi dell’elegante quartiere londinese di Mayfair, era stato accuratamente preparato per accogliere i suoi amici più fidati, la giovane Henrietta e suo fratello Charles.

Dalla grande finestra del salone Diane guardava con una strana inquietudine la strada silenziosa e deserta. Si era stabilito di incontrarsi alle otto. I suoi amici avrebbero dormito da lei, quella sera. Sarebbe stata una serata memorabile, quella; il malefico anno in corso, che aveva sconvolto la sua vita negandole la possibilità di pianificare ogni azione sin nel più minuscolo dettaglio, così come lei amava fare, conducendola negli abissi dell’incertezza, dell’imprevisto, del continuo cambiamento, sarebbe finito e lei sperava che tutto sarebbe presto ritornato al normale flusso con cui la sua esistenza si era sempre mossa.

Tutto doveva essere perfetto, quella sera. Si guardò intorno.

La tavola era magnifica; la tovaglia verde-salvia perfettamente in contrasto con il verde-bosco dei divano. La mise en place impeccabile; i piatti di finissima porcellana impilati uno sull’altro a seguire l’ordine delle pietanze; il cristallo dei calici e l’argento delle posate, come fulgide gemme, si riflettevano tutt’intorno illuminati dal bagliore del caminetto nel quale ardevano due grandi ciocchi, scelti accuratamente affinché potessero bruciare fino all’alba. Il profumo della legna che ardeva si mescolava all’odore dell’ambra che diffondeva dal vasetto di porcellana Royal Worcester, ultimo cimelio di un’antica collezione di ceramiche appartenuta alla sua famiglia.

Era soddisfatta.

– Ci siamo quasi – pronunciò fiera verso la grande pendola del salone che segnava le sette e cinquantacinque.

La pendola. Altro cimelio appartenuto alla sua famiglia da…. da sempre, a memoria sua.  L’aveva persino ritrovata nei vecchi dagherrotipi conservati dalla mamma a ricordo delle sue nobili origini. Era sempre stata lei a portare il Tempo nella sua famiglia. Ogni momento della loro vita era stato segnato da lei.

Se avesse potuto parlare avrebbe raccontato la loro storia, meglio di chiunque altro, pensava Diane mentre si sistemava comodamente sul divano, coprendosi appena le gambe con una leggera coperta in tartan scozzese, perfettamente a tono con la tappezzeria.

E già, se avesse potuto parlare…

TOC-TOC-TOC-TOC -TOC-TOC…

– Basta. Non ce la faccio più a sopportarli – esclamò improvvisamente la ruota dentata che sosteneva il peso del tempo di quella pendola – Sono anni che li vedo muoversi sempre nella stessa direzione, incuranti di tutto se non delle loro necessità.

– Ma che vai dicendo? – le fece eco il pendolo, abituato ad andare avanti e indietro, senza sosta, avendo come unico scopo quello di mantenere costante la sua oscillazione.

– Cosa vado dicendo? – ribatté quella, che in fondo ce l’aveva pure con lui– mai un momento di gratitudine, mai un attimo speso per guardarsi intorno, per godere del tempo che scorre. Ecco cosa vado dicendo. Che io mi fermo qui.

– Ti fermi qui? Ora? Alla vigilia del Gran Cambiamento?

– È il momento ideale. Non lo capisci? Se tutto continuerà a procedere come prima, nulla cambierà realmente. Sospendiamolo per un po’, questo Tempo che tutti bistrattano, a cui nessuno dà importanza. Sconvolgiamo il ritmo della loro Vita, almeno oggi. Almeno finché non si accorgano di quanto importante e prezioso sia ogni attimo.

– Guarda lei, per esempio. – continuò – Sempre attenta a controllare tutto, sempre alla ricerca del particolare che rifinisce che impreziosisce che perfeziona. Ma cosa c’è da perfezionare? Ma a cosa serve puntualizzare sempre tutto se poi non ci si accorge che il tempo passa e che ciò che non viene vissuto realmente viene perso per sempre?

La ruota dentata cominciava a singhiozzare e il pendolo sentiva il suo movimento sempre meno fluido. Ad ogni oscillazione gli pareva di perdere energia.

– Non abbandonarmi – le disse – senza di te sono finito.

– Lo vedi? – le disse quella, con voce più flebile – anche tu ti stai accorgendo del mio valore solo ora. Per imparare ad apprezzare ciò che diamo per scontato, dobbiamo perderlo o quanto meno, temere di perderlo. Che stupidi che siamo.

TOCC-TOCCC… TOCCCC-TOCCCCC…TO e il pendolo smise di oscillare.

Le lancette segnavano le sette e cinquantotto.

Nessuno arrivò quella sera. Si era detto alle otto ed Henrietta e Charles conoscevano bene l’amore per la puntualità della cara Diane.

L’alba la ritrovò infreddolita sul divano, lì dove si era assopita. La pendola era ferma; la mezzanotte non era mai scoccata.


Fontehttps://pxhere.com/it/photo/872039
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Paola Colarossi
Sono Paola Colarossi, Insegno matematica e scienze presso un Istituto comprensivo di Andria e mi piace scrivere... Dal 2005 al 2009 ho collaborato, in qualità di redattrice dell’ambito scientifico, alla stesura di “Eirene” foglio di ricerca e cultura della pace, una pubblicazione periodica promossa dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione e Cultura del Comune di Andria, in collaborazione con la Sezione di Pedagogia Interculturale dell’Università di Bari. Dal 2010 al 2012 , sempre con la stessa qualifica ho collaborato con la rivista “Scuola e Didattica”, editrice La Scuola, Brescia. Poi il grande salto... Nel 2012 ho scritto il mio primo libro “ E’ solo questione di tempo. La mia vita, una favola” edito da Etet, Andria , pubblicato nel 2014 e da allora gestisco una pagina facebook a mio nome all’indirizzo https://www.facebook.com/paolacolarossiHo partecipato all’edizione 2014 di “Libri nel Borgo Antico, conversazioni con gli autori nelle piazze del centro storico”, manifestazione pubblica del Comune di Bisceglie. E adesso...eccomi qua!

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