VERSO IL REFERENDUM: I PADRI COSTITUENTI

Turi, cittadina nei dintorni di Bari, è sconosciuta al resto d’Italia. Eppure, una parte della nostra storia recente è racchiusa in due stanze all’interno di un palazzo ottocentesco al centro del paese.

Quel palazzo sul finire del 1800 diventa un carcere e, nel 1930, in piena dittatura fascista, ospita diversi esponenti antifascisti.

Tra i tanti, due detenuti, un comunista e un socialista, stringono amicizia in cortile.

È inusuale, visto che nel resto d’Europa comunisti e socialisti non vanno d’accordo. Ma, come ricorderà anni dopo il socialista, era impossibile non ammirare quell’uomo dalla salute fragile, ma di così grande cultura, intelligenza raffinata e forte passione politica.

Il comunista aveva una cella solo per sè e si chiamava Antonio Gramsci. Il socialista era Sandro Pertini, entrambi in precarie condizioni di salute e reclusi a Turi tra la fine del 1930 e il novembre del 1931.

Il loro destino sarà molto diverso. Gramsci, tra i fondatori nel 1921 del Partito Comunista d’Italia, morirà sei anni dopo, nel 1937, a soli 46 anni, senza aver più rivisto sua moglie, i suoi figli e il ritorno della democrazia.

Sandro Pertini sopravviverà alla carcerazione. Dopo 14 anni tra carcere e confino, combatterà in prima linea da partigiano nella Resistenza per la liberazione di Roma e Milano.

Sarà eletto all’Assemblea Costituente per il Partito Socialista, il suo contributo alla nascente Costituzione Pertini lo darà inserendo nel dibattito parlamentare le idee e i principi per cui si è battuto: uguaglianza, giustizia sociale, libertà. Non dimenticherà mai gli anni dell’esilio, della detenzione e del confino, ricorderà sempre con nostalgia quell’amico comunista compagno di dibattiti politici nel cortile del carcere.

Pertini tornerà a Turi cinquant’anni dopo, nel 1980, per visitare il posto in cui lui e Gramsci hanno sofferto la solitudine e la paura di non respirare più la libertà.

Sarà una visita storica per la cittadina, poichè quel socialista, dagli anni della reclusione ne ha fatta di strada, ora è Presidente della Repubblica, il più amato dagli italiani.

Sandro Pertini è stato un eroe vero. Un idealista, un combattente, un antifascista fino alla morte.

All’Assemblea Costituente, quando si scriveva la nostra Costituzione dopo vent’anni di dittatura, Pertini c’era. E prima di dirci se voterebbe sì o no, ci ricorderebbe, come ha fatto nel discorso di fine anno del 1979, che: “Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza, quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi”.

La sua vita sembra un romanzo. L’esilio in Francia, i 15 anni di carcere, il confino, le fughe rocambolesche, il coraggio nella lotta per liberare l’Italia dai tedeschi e dai fascisti. Il suo spendersi continuamente per ideali quali libertà e giustizia sociale e il suo sentirsi profondamente socialista, sempre dalla parte dei più deboli, resero Pertini uno degli esponenti politici più ammirati negli anni post bellici.

Nel 1978 fu eletto Capo dello Stato, il settimo della storia repubblicana e il secondo socialista dopo Giuseppe Saragat.

Gia dal suo discorso di insediamento Pertini ricordò la Resistenza, ribadì la sua lotta per la libertà di ogni individuo, il suo impegno per attuare i principi costituzionali quali il diritto al lavoro e all’insegnamento. Pertini quel 9 luglio del 1978, davanti al Parlamento in seduta comune parla da presidente, da Padre della Patria, ma prima di tutto  da  combattente per i diritti di tutti.

“Tutta la nostra giovinezza abbiamo gettato nella lotta, senza badare a rinunce per riconquistare la libertà perduta. Ma se a me, socialista da sempre, offrissero la più radicale delle riforme sociali a prezzo della libertà, io la rifiuterei, perché la libertà non può mai essere barattata. Tuttavia essa diviene una fragile conquista e sarà pienamente goduta solo da una minoranza, se non riceverà il suo contenuto naturale che è la giustizia sociale. Ripeto quello che ho già detto in altre sedi: libertà e giustizia sociale costituiscono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro: non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà, come non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale… Ed è solo in questo modo che ogni italiano sentirà sua la Repubblica, la sentirà madre e non matrigna. Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati. Così l’hanno voluta coloro che la conquistarono dopo venti anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione.”

Fu un messaggio profetico. Nel suo settennato Pertini si troverà tante volte a considerare la Repubblica matrigna.

Tuonerà spesso contro lo Stato, il Presidente. D’altronde l’attenderanno anni difficili. Il terremoto dell’Irpinia, con la sua accusa ai soccorsi che raggiungeranno i terremotati solo dopo diversi giorni, i colpi di coda degli anni di piombo con la strage alla stazione di Bologna, la morte del generale Carlo Alberto della Chiesa, assassinato dalla mafia. Ma lui c’era sempre a baciare il tricolore.

Il suo discorso più bello, il Presidente partigiano, a mio avviso, lo ha riservato a noi giovani, quando molti di noi non erano ancora nati.

È il 31 dicembre del 1983, l’Italia intera è a cena, si avvicina il 1984. Il presidente augura un felice anno a tutti i suoi amati italiani.

“Voi siete adesso a tavola. Oh, se fate brindisi fatene uno anche per il vostro presidente che vi ama tanto. E cercate sempre di stare vicino ai vostri figli, ai vostri giovani che si affacciano adesso alla vita. Io ai giovani questo dico: battetevi sempre per la libertà, per la pace e per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile che si risolve per molti nella libertà di morire di fame. Bisogna che alla libertà sia unita la giustizia sociale. Sono un binomio inscindibile. Lottate quindi con fermezza, giovani che mi ascoltate, perché lotterete così per il vostro domani, per il vostro avvenire. Ma siate sempre tolleranti. Sì, lottate con la passione con cui ho lottato io, e lotto ancora oggi nonostante gli anni; lottate per la fede che arde nei vostri cuori. Ma io vorrei che voi teneste presente un ammonimento di un pensatore francese, ammonimento che io ho sempre tenuto presente alla mia mente. ‘Dico al mio avversario: io combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente’. Ecco quello che io dico ai giovani, senza presunzione, quasi fossi un loro compagno di strada, tanto mi sta a cuore la loro sorte. Ed io li esorto ad andare avanti, a continuare per la loro strada, a cercare nella scuola cultura; ad ascoltare i loro docenti per adornare la loro mente di cognizioni necessarie quando saranno chiamati a svolgere un’attività. Voi giovani siete la futura classe dirigente del nostro Paese, dovete quindi prepararvi per assolvere degnamente questo nobilissimo compito. Ebbene io, finché vita sarà in me, starò al vostro fianco nelle vostre lotte, giovani che mi ascoltate. Lotterò sempre con voi per la pace nel mondo, per la libertà e per la giustizia sociale”.

È stato questo il Presidente Pertini: un partigiano, un Padre costituente, un socialista, ma soprattutto un combattente per la libertà.

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VERSO IL REFERENDUM: I PADRI COSTITUENTI

Giorgio Amendola

Piero Calamandrei

Giuseppe Dossetti

Vittorio Foa

 

 


4 COMMENTI

  1. Se tutti noi italiani, Riccarda, cullassimo gli ideali di Pertini, l’Italia sarebbe la più felice nazione del mondo.
    Grazie per avermi ricordato le belle parole e soprattutto la testimonianza di un uomo eccezionale. Auguri. Domenico

  2. Non c’entra molto ricordare i Padri Costituenti, benche’ io ne comprenda il motivo ispiratore. Ma vorrei dire che la riforma non tocca la parte 1^, che contiene i principi e i valori, e che la parte 2^ in realta’ nacque compromesso tra DC e PCI, basato sul sospetto reciproco. E poi magari ricordarsi anche che Calamandrei disse anche che ne era venuto fuori un pateracchio e Salvemini la catalogo’ come un’alluvione di scempiaggini. Cosi’, tanto per non cadere nella retorica!

    • Ho parlato di Piero Calamandrei in un articolo precedente, ed affermo più o meno la stessa cosa.

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