“È nella solitudine che si incomincia a far buon uso della discrezione…”

Procacciatori d’affari sporchi, in avanguardia. Osanna, osanna, si grida dalla tribuna, mentre il volgo inconscio gli leva un ricco plauso di rito. Però non gli soddisfa la brama: quella di conoscere il mondo del “pensiero” e dell’agire della casta, che rimangono occulti sia per comodità d’impresa sia per indicibili verità.

Scarpetta e i suoi figli commedianti ne resterebbero mortificati da questo modo di far “teatro” indossando maschere per celare, più che le emozioni, la vergogna.

Hanno catturato un “cinghiale” malato: era ferito, senza “denti” (disarmato), bisognoso di cure e senza più le arroganti gagliardie mafiose… era già in gabbia quando l’hanno arrestato: tra le sbarre della sua malandata coscienza.

Sembra che in certe condizioni anche gli animali più pericolosi si lascino sopraffare per usufruire delle cure che gli necessitano, per poi essere liberati nel loro ambiente. Un uomo in siffatta precarietà di salute e, diciamolo pure, di non più sicuri appoggi esterni, venutegli a mancare durante trenta lunghissimi anni di coperture: è stato arrestato che era in fase di stordimento, malato, disattento. Quelli che lo avevano “aiutato” a nascondersi, certamente stanchi, per deliberati motivi di sicurezza propria: avranno fiaccato la volontà di Messina Denaro di continuare nella sua latitanza.

Urrà! L’abbiamo preso! L’uomo più pericoloso del momento. Uomo talmente pericoloso che sono apparse in giro, sui media, due fotografie: una che lo ritraggono a braccetto tra due persone in divisa (la “cattura” del boss mafioso) e l’altra, di tanti anni fa, dell’agnellino Enzo Tortora. Il pericoloso Boss privo di manette ai polsi e Tortora sì, legato come se avesse fatto la strage degli innocenti, ammanettato.

È stato come prendere due piccioni con una fava, anzi, una colomba e un mafioso: un abbaglio il primo e, forse, una compiacenza il secondo.

…E si esulta ogniqualvolta un “fossile” viene alla luce da sé, senza scavare, senza cercarlo, usando accortezza vile a non farlo nel sito giusto, dove le possibilità di trovarlo sono certe. Questi siti vengono esclusi dalle indagini e forse protetti dall’alto della casta la quale ne detiene le prerogative: il potere di accendere o spegnere i fari su ogni forma di mistero da essa imbastito. Non si spiega diversamente come una persona ricercata da un intero esercito di servitori dello Stato possa vivere così a lungo libero e, allo stesso tempo, beneficiarne nel controllare i suoi sfacciati, mastodontici interessi.

E voilà, tutti in posa sorridenti a farsi la foto di gruppo, per essere inseriti nelle pagine di storia nostrana, fatta di stranezze e di prese in giro. Si ripete sempre allo stesso modo che sembra un déjà vu. Sembra sia il vanitoso scopo per poter affermare, un bel giorno: – All’evento ho concorso anch’io.

Oggi, nel mirare la foto di Enzo Tortora tra i due carabinieri, mi è ritornata la rabbia di quel tempo. E mi struggo per la leggerezza con la quale siamo stati privati di un personaggio a dir poco eccellente: l’alta sua professionalità che esercitava in TV rese l’evento-flop di allora, sì ridondante, che scosse l’opinione pubblica e la tacque, per rispetto dovuto al personaggio.

Oggi, nel mirare l’equivalente foto con Matteo Messina Denaro, tenuto per braccia e senza manette ai polsi, da due persone in divisa, mi è venuta una tale malinconia e tanta, ma tanta tristezza mista a tenerezza. Sì, tenerezza mista a malinconia, nell’apprender che l’uomo è stato sorpreso mentre usciva da un ospedale di Palermo, dove si recava periodicamente per sottoporsi a chemioterapia: causa un tumore al colon. Sono rimasto a disagio nell’apprendere che è stato fermato e portato in un carcere di massima sicurezza, del quale se ne conosce nome, luogo, indirizzo e numero di cella che è andato ad occupare. Lo Stato italiano, si dice, gli ha messo a disposizione la somma di 200 Euro perché era senza soldi in tasca: il tutto a beneficio di una persona malata oppure è un rito che si ripete per tutti coloro che vengono incarcerati e sprovveduti di portafogli?

Il carcere di massima sicurezza, poi…Se questa la vogliamo chiamare “sicurezza”, dopo che si sa ogni singolo risvolto della faccenda, ben sia. Come affermare di certe signore in costumi adamitici, distese in spiaggia e coperte esclusivamente da creme protettive, che sono lì a prendere il sole, omettendo delle tante, tantissime occhiate maschili, togliendogli il piacevole “lavoro” alla loro fantasia.

È passato da un “carcere” all’altro, Matteo Messina Denaro.  Sì, perché una latitanza così lunga non comporta piena libertà di movimenti né di normale socialità con la propria famiglia e con i propri simili ed è come stare in prigione.

Il nascondersi continuamente, anche con le tasche piene di soldi, comporta una mancanza di libertà: quella che solo gli uomini avveduti, razionali, riescono a viverla pienamente, lontano da bunker, covi e travestimenti vari.

Oggi sono i media a farne scalpore per la cattura del Boss Matteo Messina Denaro. Lui, chiuso nel silenzio della cella, se lo vorrà, potrà conciliarsi con la propria coscienza, con tutti coloro ai quali ha arrecati dei torti e con Dio: serve per chiedere un perdono sincero, mantenendo l’impegno: da “vero” mafioso…


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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.

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