L’importanza del dono in economia è ormai acclarata

La XX “Settimana di San Tommaso”, promossa dalla Biblioteca diocesana di Andria in collaborazione con MEIC, Azione Cattolica e Forum di Formazione all’Impegno Sociale e Politico, ha avuto come tema quello della comunità: “LEGAMI COMUNI. Percorsi possibili alla ricerca della comunità perduta”.

Nella prima serata è intervenuto il prof. Leonardo Becchetti, docente di Economia Politica presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
Professor Becchetti, il tema dell’Economia civile si ricollega al tema della reciprocità. L’importanza del dono in economia è ormai acclarata e addirittura, l’economista Akerlof ha vinto un premio Nobel grazie ai suoi studi sul tema. Sicuramente è una teoria applicabile a livello micro. Secondo lei la trasposizione di questa ricetta è applicabile a livello di sistema Paese?

Assolutamente sì, la vita economica è fatta anche di doni e di reciprocità. Il valore aggiunto nella relazione tra due persone sta proprio nella capacità di costruire fiducia, che vuol dire capitale sociale, capacità di costruire associazioni e organizzazioni. E la fiducia si alimenta attraverso il dono, che non è il regalo, ma quella capacità di andare oltre quelle che sono le proprie mansioni nei rapporti tra persone, cementando relazioni di qualità. A partire dalle relazioni di qualità poi è possibile costruire quei legami di fiducia che consentono di realizzare grandi imprese e grandi iniziative.

Cosa è il capitale sociale? Come si crea il capitale sociale in una comunità locale, come quella della città, e come si accresce il capitale sociale all’interno di questa?
Il capitale sociale è il dare e ricevere fiducia, ma è anche la fiducia nelle istituzioni, la disponibilità a pagare le tasse, il senso civico, più o meno queste sono le dimensioni fondamentali. Oggi gli economisti studiano moltissimo il capitale sociale perché è la vera base su cui si costruisce un sistema economico che funziona, quindi il grande tema è come produrre capitale sociale. Sappiamo che in Italia abbiamo territori ad alto capitale sociale, dove storicamente l’economia si è sviluppata di più, e altre dove ce n’è meno. È molto importante per esempio anche per la Puglia la sfida del capitale sociale.

Se guardiamo al settore agricolo la Puglia ha grandissime risorse e potenzialità, ma non ha un’organizzazione produttiva simile a quella che si è sviluppata in altre aree del Paese con risorse agricole anche meno importanti. Quindi, alla fine, dove il potere dei grandi gruppi è enorme nella grande distribuzione, la forza del capitale sociale e dell’organizzazione dal basso è molto importante.
Ha parlato spesso di economica generativa e felicità nei suoi ultimi articoli. In Puglia un grande politico, Guglielmo Minervini, a cui ha dedicato il suo ultimo libro, ha parlato di Politica generativa. Cosa è la generatività in questo contesto in cui mantenere lo status quo appare più sicuro che creare “da zero”?

Negli studi sulla felicità sappiamo oggi che la generatività è la componente principale della felicità. Le nostre vite sono soddisfacenti e ricche di senso se quello che facciamo ha un impatto positivo sulla vita degli altri e nella misura in cui ha questo impatto. Quindi oggi la generatività deve diventare un po’ il riferimento dei manifesti politici per il Paese e anche di come devono essere finanziati e quali investimenti finanziari per esempio a livello comunale. In questo io credo che siamo proprio nel solco delle grandi intuizioni che ha avuto Guglielmo, a cui sono molto legato.


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