“Cultura” e “Convivenze”, in una parola sola: DEMOCRAZIA

La giornata di lunedì 13 maggio si preannunciava alquanto complicata a Roma; non per le solite buche sempre più numerose e profonde da diventare quasi percorribili (puoi rischiare di prenderne una a via Tiburtina e uscire direttamente su via Nomentana), o al traffico sempre più intenso; né per i nuvoloni che minacciavano di riversare sulla città eterna fiumi di acqua, tra l’altro nemmeno tanto benedetta.

La giornata si preannunciava complicata per i propositi, per nulla democratici (come diversamente del resto!!??) di esponenti di Forza Nuova di bloccare il democratico intervento e confronto con Mimmo Lucano, il sindaco sospeso di Riace, presso l’Università Sapienza di Roma.

Mimmo Lucano era stato invitato dal Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte e Spettacolo a tenere un seminario, presso l’aula magna di Lettere, sul tema delle “Convivenze – Il senso dei luoghi e il senso degli altri. Riace da Condividere”
Che cosa spaventava gli esponenti di Forza Nuova per voler bloccare questo evento culturale? O di quale pretesto avevano bisogno gli esponenti di Forza Nuova per spaventare studenti, docenti e cittadini radunati a discutere di “Convivenze”?
La risposta potrebbe risiedere in due parole invise ad una organizzazione neofascista (sentenza della Corte di Cassazione dell’8 giugno 2010), che ha come ideali quelli del sovranismo e dell’estrema destra, quella xenofoba, razzista, violenta e antisemita: “Cultura” e “Convivenze”, in una parola sola: DEMOCRAZIA.

Il potenziale clima di tensione si poteva percepire da alcuni segnali: entrate laterali della città universitaria chiuse e cartelli per spiegare la chiusura: “per motivi di sicurezza”. Entrando nella città universitaria ti rendevi però subito conto del valore di quello che è l’Università Sapienza di Roma: una realtà dinamica e viva, che ama il dibattito, che “ripudia ogni accenno di violenza e rifiuta ogni tipo di intimidazione” (come sottolineato dal Rettore Eugenio Gaudio), che promuove la cultura e il pensiero critico.

Il confronto democratico rappresenta uno dei valori della nostra democrazia, soprattutto nel tempio della cultura, formazione e ricerca, quale è appunto l’Università. Bisogna però evitare cortocircuiti interpretativi di leggi e norme, che potrebbero creare alibi per muoversi indisturbati sul filo sottile tra la libertà di pensiero ed espressione e il reato. L’articolo 21 della Costituzione stabilisce che: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E’ quello che spesso si sente dire dagli esponenti di organizzazioni che si connotano per idee, gesti e parole come neofasciste. Ma una organizzazione neofascista ha diritto di esprimere idee, gesti, parole fasciste?

La risposta è scritta nell’ordinamento giuridico italiano, che stabilisce che l’apologia del fascismo è un reato (art. 4 della legge Scelba attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione) e sancisce che (legge n. 645/1952) “chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche” venga punito.
In poche parole: IL FASCISMO NON E’ UN’OPINIONE; IL FASCISMO E’ REATO!

Era questo uno dei concetti chiari esposto all’Università Sapienza di Roma per ribadire che non si può giocare con le parole e i sofismi. Un concetto tra l’altro che la politica tende spesso a dimenticare o addirittura a negare.
Mimmo Lucano è arrivato all’Università Sapienza di Roma accolto da “un’onda rossa” di giovani studenti che lo hanno scortato contro l’”onda nera” (come indicato dallo stesso Lucano), tenuta a bada dalle forze dell’ordine, fino all’aula di Lettere, dove ad accoglierlo c’era il Rettore e il preside di Facoltà e una miriade di studenti, docenti e cittadini.

La cinquantina di militanti di Forza Nuova, fermati a 500 metri dall’Università, esponevano uno striscione con la scritta “Mimmo Lucano nemico dell’Italia”, e slogan contro il sindaco di Riace. Qualcuno non ha poi resistito a menare le mani ad un giovane ragazzo che dissentiva.
Quello di Mimmo Lucano, nell’aula gremita della facoltà di Lettere, non è stato un seminario di un accademico, ma di un sindaco che ha raccontato la sua idea di accoglienza “nata spontanea, senza premeditazione o studio di fattibilità economica”, ribadendo con forza che “Tutti i cittadini possono sbagliare, fare degli errori, ma in ogni caso dobbiamo assumercene la responsabilità e affrontare a testa alta i processi, non trovare escamotage per evitarli”.

A Riace sono nati “i laboratori multietnici di artigianato, l’asilo nido, i servizi per gli anziani….ora invece c’è chi vuole costruire consenso elettorale sul dramma dell’immigrazione” sottolinea Mimmo Lucano. Anche il linguaggio è importante e “invece qui si parla di castrazione chimica, chiudere i porti… Ma vi rendete conto? Ma si sente Dio per potersi permettere di fare queste cose?” è la considerazione finale del suo discorso.

La cultura è la risposta più efficace contro la violenza e i rigurgiti neofascisti. La cultura è sempre democratica; ma la cultura, mal tollerata dagli intolleranti, non permette di dare credito agli intolleranti. È questo il famoso paradosso di Popper, illustrato nell’opera La società aperta e i suoi nemici del 1945, in cui si legge: “La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.”
La nuova Resistenza passa dalle aule universitarie, dalla scuola, dal volontariato, culle di menti ancora capaci di usare la cultura contro ogni forma di violenza, intolleranza e ignoranza.


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