«Well, you only need the light when it’s burning low
Only miss the sun when it starts to snow»

(Passengers)

Caro lettore, adorate lettrice,

avrai di sicuro presenti le note di “Let her go”, il successo dei Passengers che invita a “lasciare andare” chi, e aggiungerei anche “cosa”, non si può trattenere. Salvo poi accusarne la perdita.

“Hai bisogno della luce solo quando la fiamma è bassa, ti manca il sole solo quando inizia a nevicare…”: quante volte ce lo siamo detti, nella vita si apprezza ciò che si perde, apprezziamo chi ci è vicino, solo dopo che è andato via.

Da vecchi, ci manca la giovinezza, da sazi, apprezziamo fame e sete, da sconfitti, ci manca la vittoria, da amati, siamo capaci di non vedere amore.

Allora la domanda non è: di chi o cosa senti la mancanza stamattina? La vera domanda è: chi o cosa non apprezzi abbastanza in questo tuo tempo che è solo tuo? E cosa aspetti, cosa aspetto io con te, per dare valore a ciò che ci dà valore?

Pensi anche tu che a volte siamo miopi? La vita dissemina gioia a piene mani lungo la nostra strada, eppure noi troppo spesso non ne cogliamo il fiore, non ne ammiriamo i colori, non ne inaliamo il profumo.

Lo so bene: le mie, sono domande da filosofia spicciola. Interrogativi che tutti conosciamo e di cui preferiamo sottacere le risposte.

Del resto, le lacrime di coccodrillo non hanno mai concluso un granché. Mangiarsi le mani per ciò che si poteva, e non si è fatto, è roba da rodersi il fegato. Rendersi conto, quando è ormai troppo tardi, che la persona andata era una stella polare, è ben magra consolazione. Avvertire una mancanza incolmabile, brucia più che sete nel deserto. È asfissia.

Caro lettore, adorate lettrice,

ancora una volta non sono in grado di darti consigli. Posso solo dirti cosa mi dico, in casi del genere.

Fermarsi. Respirare lentamente, intensamente, profondamente. Non decidere nell’euforia, non decidere quando si è giù.

Poi, aprire la finestra, lasciarsi accarezzare dal sole. Bere il mare. E andare incontro alla vita. La casa ci manca, solo dopo averla lasciata. La strada ci manca, solo quando restiamo chiusi tra quattro mura. Potremmo provare a nutrirci di mancanza, ma anche di pienezza. Ciò che scegliamo, è anche ciò che ci farà vivere, e camminare, un giorno e un passo alla volta.

Prima, però, vorrei invitarti a fermarti ancora un minuto: il tempo di bere il nostro caffè. Che sia intenso, corposo e amaro. Un po’ come la vita, dolce quando ci manca.


FontePhotocredits: imagesgoogle.com liberamente rielaborata da Miryam Acca Massarelli
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...