Il Ddl fa pensare che chi ha redatto il testo sia completamente decontestualizzato e non tenga conto di cosa accade nei tribunali

In qualità di consulente tecnico di S.A.PSI Studio Associato Psicologico Educativo nonché di Presidente del Centro Antiviolenza RiscoprirSi…, sostengo fortemente il ritiro del disegno di legge Pillon su separazione e affido. Come molti esperti in materia lo ritengo un pericoloso dispositivo nel quale rischiano di rimanere intrappolate le donne che decidono di porre fine a una relazione con un partner violento, insieme ai loro figli e figlie.

Il Ddl pone gravi rischi per la loro incolumità, senza alcun rispetto per il legittimo desiderio di lasciarsi alle spalle la violenza che hanno subito o alla quale hanno assistito.

Tale DdL non tiene affatto conto di quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul del 2011, ratificata in Italia nel 2013, quindi giuridicamente vincolante da in tutti gli Stati firmatari. Il disegno di legge “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” intende dare attuazione a quanto previsto in materia nel contratto di governo introducendo modifiche normative riguardanti: la mediazione civile obbligatoria in tutte le separazioni in cui siano coinvolti i figli minorenni; l’equilibrio tra entrambe le figure genitoriali e tempi paritari nella cura e nell’educazione e quindi affidamento congiunto e doppio domicilio per i minori; il mantenimento in forma diretta dei figli, senza automatismi nel riconoscimento di un assegno da corrispondere al coniuge attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al reddito e ai tempi di permanenza presso ciascun genitore del minore; il contrasto dell’alienazione parentale che, disconfermata dal mondo scientifico, rientra mal camuffata come supposta tutela dei “diritti relazionali” dei minori.

Il DdL fa pensare che chi ha redatto il testo sia completamente decontestualizzato e non tenga conto di cosa accade nei tribunali, nei territori e soprattutto tra le mura domestiche.

Ancora oggi purtroppo nei tribunali le donne incontrano difficoltà enormi nel denunciare le violenze subite, non vengono credute, devono affrontare una pesante ri-vittimizzazione da parte di un sistema giuridico e sociale che ancora tende a spostare la responsabilità degli atti violenti sulla vittima del reato piuttosto che sull’autore. Inoltre colpevolizza in ogni caso le madri, accusate di inadeguatezza genitoriale per non essere riuscite a tenere insieme la famiglia, per non aver tutelato i minori dalla violenza diretta e assistita o per non consentire ai padri di continuare a mantenere una relazione con i figli generando in essi “alienazione”. Tale termine fa riferimento a una teoria definita “Sindrome dell’Alienazione Parentale” del medico statunitense R. Gardner (psichiatra che favoriva e teorizzava la pedofilia come un rapporto normale tra bambini e adulti), secondo cui la cosidetta PAS è un disturbo che insorge normalmente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli, definito in tre gradi, in ordine crescente di influenza e  sarebbe frutto di una supposta «programmazione» dei figli da parte di un genitore patologico (genitore cosiddetto «alienante»), una sorta di lavaggio del cervello che porterebbe i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti, e a esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l’altro genitore (genitore cosiddetto «alienato»).

Le tecniche di «programmazione» del genitore «alienante» comprenderebbero l’uso di espressioni denigratorie riferite all’altro genitore, false accuse di trascuratezza nei confronti del figlio, violenza o abuso (nei casi peggiori, anche abuso sessuale), la costruzione di una «realtà virtuale familiare» di terrore e vessazione che genererebbe, nei figli, profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore «alienato». I figli, quindi, si alleerebbero con il genitore «sofferente»; si mostrerebbero come contagiati da tale sofferenza e inizierebbero ad appoggiare la visione del genitore «alienante», mostrando  in modo apparentemente autonomo  astio, disprezzo e denigrazione verso il genitore «alienato».

Nonostante tale teoria non sia stata mai confermata da alcuna comunità scientifica quanto piuttosto fortemente rifiutata perché senza alcun fondamento scientifico, sempre più negli ultimi anni la PAS viene utilizzata da parte degli uomini accusati di maltrattamenti domestici quale strumento per mettere in dubbio le accuse delle donne, ribaltando completamente la responsabilità. Per tale ragione è necessario che chi si trova a vivere tali situazioni si faccia assistere da professionisti esperti in materia altamente formati in materia, che possano interloquire con i giudici e con i consulenti tecnici  in modo da poter offrire loro tutti i riferimenti scientifici e normativi necessari per evitare che si prendano decisioni che possano creare rivittimizzazioni.


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Patrizia Lomuscio
Sono Patrizia Lomuscio, laureata in Psicologia Clinica dello Sviluppo e delle Relazioni e Consulente in Criminologia, Psicologia Investigativa e Psicopedagogia Forense.  Socia fondatrice e Presidentessa del Centro Antiviolenza "RiscoprirSi...", associazione nata nel 2009 ad Andria (BT) per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza, in qualsiasi forma essa si manifesti, che dal dicembre 2013 è componente dell'ATI Associazione Temporanea d'Impresa che gestisce il Centro Antiviolenza della Provincia Barletta-Andria-Trani "Futura". Esperta in Progettazione Sociale e Politiche Sociali, in particolare Politiche di Genere, mi occupo di amministrazione, pubbliche relazioni e formazione, prevenzione e sensibilizzazione. Da Gennaio 2013 socia fondatrice di S.A. PSI Studio Associato Psicologico Educativo, studio professionale di promozione del benessere psicologico della persona, della coppia, della famiglia e della collettività, attraverso attività di ricerca, informazione, formazione, prevenzione e intervento psicologico - psicoterapeutico - educativo pensato sulla centralità del cliente come autore principale dell'intervento.