I manufatti La Téranga sono realizzati e confezionati dagli ospiti della Comunità Migrantesliberi: uomini e donne che, attraverso il lavoro vogliono ricucire le proprie storie di vita segnate dalla sofferenza. I colori vivaci dei tessuti africani vengono lavorati e trasformati in originali prodotti artigianali che testimoniano il riscatto degli ultimi, di chi dai margini dell’esistenza ha saputo rialzarsi ed incarnare un messaggio di speranza per tutti. Dal dolore si può rinascere più forti

Il progetto di sartoria sociale si inserisce in un progetto ben più ampio: “LA TERANGA”, parola di origine senegalese che si può sommariamente tradurre con “ospitalità” ma che in realtà esprime molto di più: accoglienza, attenzione, rispetto. La Téranga include anche un ristorante sociale e un orto sociale.

Queste attività afferiscono alla Comunità “Migratesliberi” che è nata dalla forte esperienza di giovani dediti all’esercizio di volontariato improntato sui valori cristiani, è una Comunità di uomini e donne dedite al servizio dell’umanità esclusa, marginale e scartata.

La sartoria sociale, nasce per essere un luogo di formazione lavorativa, capace di offrire un futuro più concreto e più umano a tante persone socialmente escluse, e opportunità di incontro e di integrazione. Creando nello stesso tempo una ricaduta economica, che possa aiutare a sostenere tutte quelle persone abbandonate da famiglie e Istituzioni che sono in carico alla Comunità Migrantesliberi e far fronte alle spese vive di ogni giorno come vitto, alloggio, visite mediche, uscite.

La produzione artigianale di manufatti e oggettistica come tovaglie, runner, asciugamani, agendine e addobbi natalizi è stata possibile grazie alla partecipazione di circa 20 ospiti, fra gli uomini e le donne delle Case Famiglia della Migrantesliberi (Casa Si.Lo.È, Casa San Vincenzo dè Paoli, Casa Onesti, Casa Don Tonino Bello, Casa Zoe, Casa Chiara Lubich, Casa Domus, Casa Sant’Andrea, Casa S. Croce, Casa Mons. Di Donna, Casa R. Livatino) coordinata da una sarta di professione.

Infatti la Comunità Migrantesliberi da anni istituisce una Banca del tempo per favorire lo sviluppo del volontariato e della cultura della solidarietà, promuovere l’impegno sociale a favore delle persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali e familiari, attivare servizi di vicinato e di prossimità con la messa in comune di saperi e competenze che facilitino l’utilizzo dei servizi del territorio da parte di tutti i cittadini, con particolare attenzione alle fasce disagiate.

Quindi la Comunità vuole mostrare, operando, la volontà di ripartire da micro mondi, da piccole comunità familiari, da spazi relazionali umani che sanno dare coraggio, calore, ascolto e sostegno alle fasce più deboli per creare alternative concrete di speranza, di futuro, di emancipazione. Il creare opportunità lavorative diventa uno strumento per ridare dignità e rendere libero l’individuo. Il lavorare insieme, il cucire accanto all’Altro, all’interno del laboratorio di sartoria sociale, permette di ritrovare quella forza e quel coraggio per riunire quei frammenti di Sé, cercando di conciliare, di “ricucire” i sentire dolorosi legati alle sofferenze personali, ripensando e orientando il proprio progetto di autonomia individuale, sociale e lavorativa.

Al momento la sartoria sociale “La Tèranga” è sita presso la Casa Accoglienza S. Maria Goretti” della Diocesi di Andria sita in Via Quarti, 11. Le fasce orarie per la visita della sartoria sociale e gli acquisti dei gadget sono le seguenti: da lunedì al sabato dalle ore 9.30 – 12.00 dalle ore 18.30 – 20.30. Info 3315350133 – 3204799462.

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Ci auguriamo che ciò che le mani realizzano, dei cuori possano apprezzare: ogni prodotto è in vendita e il ricavato ci aiuterà a sostenerci e a vivere in gioia e in dignità come una grande famiglia. Ognuno di voi può sentirsi padre, madre, sorella e fratello e figlio.

Alcuni manufatti:

 


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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.